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Il 2 febbraio 1958 moriva Mario Spinetti, il Sindaco più amato dai procidani

sindaco mario spinettidi Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo

Se  ti chiedessi  all’improvviso, giovane lettore, chi fosse Mario Spinetti e perché il campo sportivo si chiami con questo nome, certamente non sapresti  rispondere. Al limite penseresti che fosse un giocatore, uno che si fosse dato da fare col pallone, avesse segnato chissà quanti goal, fosse stato insomma un Maradona procidano.  Niente di tutto questo,  ti dovrei rispondere, anche se Mario Spinetti un ruolo importante nella realizzazione del campo sportivo lo ha avuto.  Dotato di  uno spirito sportivo straordinario, infatti,  lui per primo ebbe  l’idea di fornire un campo sportivo decente a tutti quei giovani di allora, che, quando avevano voglia di tirare quattro calci, si arrangiavano sulle spiagge o sulle piazze spopolate della Procida dell’epoca.

Perciò devi dire grazie a Mario Spinetti,  per te un illustre sconosciuto, se oggi il campo sportivo esiste. Peccato che quel 18 novembre del 1964 , quando il campo si inaugurò, e venne intitolato proprio a lui, lui non c’era più.  Peccato, non perché lui si aspettasse grandi riconoscenze per la realizzazione di così grande opera, ma per la soddisfazione  di aver portato fin in fondo  la sua geniale idea. Idea che per realizzarsi richiese  fatica e denaro.

A questo punto  è spontaneo chiederci  che personaggio fosse  veramente Mario Spinetti.

Se tu, giovane di oggi,  venissi a conoscenza di tutte le gesta che gli vengono attribuite, lo immagineresti  una persona con  una grande disponibilità di mezzi,  con la possibilità di attingere ad immense risorse finanziarie, una persona potente insomma.

Mario Spinetti  invece, non era una persona potente, nella maniera cui erroneamente credi.  Una sola immensa ricchezza possedeva, questa sì, un cuore  ricco di umanità, che lo faceva apparire simpatico a tutti,  e che  pur  incutendo  una grande  autorevolezza, conservava l’umiltà di una persona semplice. Da  sindaco del paese,  non usò mai il potere, se non per il bene  dei suoi cittadini. Lontanamente si potrebbe dire che abbia abusato del potere per fini personali.

Mario Spinetti raggiunse tutti gli obiettivi che si era posto, sia nella vita che nella società, agendo semplicemente  da uomo, uomo tenace dalla forte volontà, e soprattutto da uomo buono.

Nato a Napoli nel 1910,  dotato di una  umanità eccezionale, Mario Spinetti scelse la professione del medico,  proprio per  prodigarsi verso i malati in genere e verso i più bisognosi in particolare.  Divenuto  anche un  buon chirurgo, si ritrovò a Procida, perché qui aveva dei parenti. E cominciò a lavorare presso la piccola medicheria dell’Ospedale Albano Francescano,e poi si spinse anche all’esterno, tra la gente, a casa di  ciascuno, nelle case povere soprattutto, operando  con una bravura e un  coraggio veramente eccezionale.

Proprio durante il suo peregrinare di casa in casa, in una Procida che ancora conservava le ferite dell’ultima guerra, il buon chirurgo si trovò a contatto con le  indigenze e i  bisogni della gente. Mai nessuno della classe dirigente locale si era interessato di tali problemi, confessando candidamente di non esserne a conoscenza e che  mai alcun procidano si fosse rivolto a loro per risolverli. Ebbene Mario Spinetti, recandosi per la sua professione casa per casa, a stretto contatto con le necessità vere di tanta povera gente, fu l’unico a capire che se non si lamentavano, ciò era dovuto alla dignità propria del popolo procidano e alla scarsa fiducia che  esso nutriva  nei confronti di coloro che fino allora avevano comandato. Per cui il buon Mario Spinetti, sentì come un dovere aiutare quella povera gente e decise di farlo in prima persona,  presentandosi alle elezioni come candidato sindaco.

Fu  eletto per la prima volta  il  9 giugno 1952. Si diede da fare subito, cercando di esaudire tutte le richieste che gli venivano fatte  giorno per giorno e  casa per casa  dai propri pazienti.

Oltre al campo sportivo, pensò a molte  altre opere, che oggi sono un realtà: via  Libertà, via Mozzo, la scuola elementare alla Chiaiolella, la rete telefonica  e tante altre che  anche se portate a termine da altri sindaci, comunque nacquero dal suo giovanile entusiasmo. Le avrebbe sicuramente, viste finite, e ciò sarebbe stato per lui il vero premio alla tenacia e alla passione che  profondeva in tutte le sue opere, se la Morte non l’avesse sorpreso il 2 febbraio del 1958, ad appena 48 anni.

Io personalmente non lo ricordo come sindaco, perché all’epoca ero un bambino, ma ciononostante lo ricordo come medico. Veniva a casa mia tutte le mattine, lassù a Solchiaro, per il sentiero di campagna stretto e dissestato,  che esisteva allora, a piedi, a medicare mia madre per una frattura ad una gamba, che lui personalmente aveva ridotto nei giorni precedenti. Lui era contento di rendersi utile e non si lamentava per il sacrificio che comportava la sua professione, ma si rabbuiava quando, ricordandosi che era anche sindaco, scopriva che tante cose  nel paese non andavano nel verso giusto, nel verso che  lui si era proposto. Quando si accorse che a casa nostra ancora c’era il lume a petrolio, non solo si mortificò, ma promise che , anche se la nostra fosse la casa più lontana di Procida,  lui si sarebbe impegnato per farci arrivare la corrente elettrica. Sono sicuro che  Mario Spinetti  avrebbe mantenuto la promessa, e se non fosse morto così prematuramente, noi a Solchiaro avremmo avuto la corrente elettrica senza dover aspettare fino al 1982.

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2 commenti

  1. il cerusico di mare

    Ringrazio il Sig. Giuseppe per l’articolo pieno di semplice e bellissima “storia” del nostro paese dove prevale l’umanità e la cordialità degli uomini che vorremmo incontrare nel nostro cammino.

  2. IL NOSTRO BRAVO PEPPE METTE IN RISALTO LA SPLENDIDA E MAI DIMENTICATA FIGURA DEL COMPIANTO SINDACO E DOTTOR MARIO SPINETTI PERSONA DI CUI PROCIDA DOVREBBE ESSERNE PIU’ FIERA E CHE OGNI TANTO MAGARI OGNI LUSTRO DALLA SUA DIPARTITA DOVREBBE RICORDARE CON UNA QUALCHE CERIMONIA…..MA PURTROPPO CON I POLITICI CHE CI RITROVIAMO SEMBRA PARTITA PERSA…PECCATO! INFATTI TU INCOMINCI RIVOLGENDOTI AI GIOVANI CHE NON CONOSCONO AFFATTO LA FIGURA E LE OPERE DEL DOTTORE……ANCHE QUESTA E’ STORIA PROCIDANA E FORSE LA PIU’ SIGNIFICATIVAE PROLIFICA DAL PUNTO DI VISTA DELLA DEDIZIONE VERSO I BISOGNI DELLA GENTE. GRANDE INTERPRETAZIONE DI SERVIZIO PER IL POPOLO. GRAZIE PEPPE

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