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Amare Procida, questo è il segreto

amare procida2di Giacomo Retaggio
Rischi di diventare noioso e ripetitivo nello scrivere sempre in termini elogiativi de “I ragazzi dei Misteri”, ma è giocoforza perché essi sono veramente bravi. Come a Natale scorso rimanesti piacevolmente sorpreso per il Presepe che avevano allestito, così adesso non puoi fare a meno di apprezzare la barca addobbata che stanno preparando per la serata finale della “Sagra del mare”. La verità è che questi “ragazzi” hanno un’inventiva, un senso dell’arte e del bello che, tradotti in pratica da una manualità ineccepibile, conferiscono al prodotto finito una godibilità di primo livello. E dire che essi sono tutti autodidatti attingendo, forse, la propria capacità manuale attuale dal loro codice genetico che riflette l’antica abilità dei “maestri d’ascia” procidani di un tempo. E’ un’abilità che si trasmette di generazione in generazione senza che essi forse neanche se ne rendano conto.

E, inoltre, all’interno del loro gruppo i più anziani fanno da maestri ai più giovani favorendo così la perpetuazione di una tradizione che affonda le sue radici nella notte dei tempi. Non a caso Procida nei secoli scorsi aveva cantieri che costruivano velieri che solcavano i mari del mondo. Oggi, 11 agosto, a “Sènt’ Cò”pioviggina. Si avvicina alla macchina un giovanotto dall’aria eccitata. “Dottò, venite a vedere la barca che stiamo preparando”- dice e scappa via. Tu vai al cantiere dove stanno lavorando. Rimani folgorato. La struttura non è ancora terminata, ma è in dirittura d’arrivo. Su un’enorme zattera di legno hanno costruito la riproduzione quasi a grandezza naturale della secentesca “fontana del Gigante” che si trova a Napoli, a Mergellina. Tre archi imponenti in materiale bianco a richiamare il marmo dell’originale, colonne, tritoni e divinità marine ai lati, un Nettuno al centro dal cui tridente zampilla acqua di mare, due rampe di scale concave verso l’esterno su cui, ti spiegano, verranno sistemate le “Grazielle”, uno spazio centrale dove  si esibiranno delle ballerine. Già vedi la splendida coreografia. Dei fari nascosti, alimentati da ben quattro generatori, illumineranno a giorno la scena. Intorno c’è la frenesia degli ultimi momenti di lavoro.

Chi inchioda, chi lucida, chi leviga, chi urla qualcosa. Ti senti quasi inutile e d’impaccio. “E la pioggia di stanotte – chiedi quasi per dire qualcosa – non ha fatto nessun danno?” “No! – è la risposta – “ La costruzione è coperta da una vernice che respinge l’acqua”.  “E, poi – aggiunge il ragazzo che ti ha fermato prima – noi stanotte siamo rimasti in quel capanno laggiù a fare la guardia. Non si può mai sapere!…” E ti rendi conto che questi giovani stanotte non hanno dormito e chissà da quante notti non dormono. Ti dicono che la prossima notte, verso le tre, questa zattera verrà trainata alla Corricella per lo spettacolo della presentazione delle “Grazielle”. E noti intorno e nei loro occhi un’aria di eccitazione. La stessa che li anima nella notte precedente il Venerdì Santo. Sono pervasi dallo stesso spirito. Ti chiedi cosa possa spingere questi ragazzi a sottoporsi a tanta fatica. Nel frattempo ha smesso di piovigginare ed è comparso il sole. La struttura nel suo biancore brilla sotto la luce intensa.

Alzi gli occhi e noti sull’arco di destra la scritta “65° Sagra del mare”; su quello di sinistra, a grossi caratteri, “AMARE PROCIDA”. E ti chiedi: sarà l’amore per la propria isola, per la sua storia e le sue tradizioni la molla che spinge questi giovani ad ammazzarsi di fatica per realizzare queste vere e proprie opera d’arte? Senz’altro di si.

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2 commenti

  1. vincenzo proietti

    grazie mille dottore come sempre lei ci sa eloggiare come pochi….

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