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Procida: Due chicche di traffico e la ciliegina sulla torta

bici a procidadi Pasquale Carabellese 

Primo avviso ai naviganti. Il vigile è incompetente per lo spazio davanti al pontile degli aliscafi. Se vi dice che potete lasciarvi il motorino vi dà un permesso che non può. Lo spazio è demaniale: la sosta non è permessa per l’art. 49 dell’ordinanza 26/2010. Allora perché questo permesso impossibile? Udite, udite, per un accordo non scritto (e quindi non usabile dall’utente) tra Capitaneria e Vigili. Finché tutto è pace amore e gioia, va bene. Quando poi, per motivi ingovernabili, l’armonia si spezza, gli asini danno calci e le botti si rompono. Così è successo pochi giorni fa.E allora giù una sfilacciata di multe al malcapitati veicoli in sosta “autorizzata”  in quel momento. Siete avvisati. Così vanno le cose del traffico a Procida.(Chiaramente sarò smentito).

Secondo avviso ai naviganti. Il Codice della Strada è di fatto sorpassato a Procida, almeno nell’articolo che obbliga i ciclisti a portare a mano le bici dove vi può essere pericolo per i pedoni. Quale situazione più chiara delle isole pedonali? Invece – questo è l’avviso- i serotini  dell’isola pedonale alla Marina dovranno presto rinunciare alla loro piccola passeggiata. Per disperazione. Sono ormai diventato il bersaglio di vere e proprie frecce a due ruote. Vigili attenti ed integerrimi che non farebbero passare la slitta di Babbo Natale fanno l’occhio di triglia alle bici. Alla sfilata delle Grazielle alla Chiaiolella stesso copione. Non passa nessuno, sotto la protezione di un segnale di isola pedonale guardato a vista da due vigili all’altezza di via Rivoli. Le bici invece sì. Una si fionda sul corteo al buio e per poco non fa strike. Per la serata della Graziella alla Marina si prevede un pittoresco turbinio di bici attorno al palco, preceduto da bici-slalom tra i birilli pedoni. Fate attenzione.

Secondo avviso ai naviganti bis. Dopo una offensiva pluriennale, la “disobbedienza benedetta” delle bici ha reso possibile l’impossibile. Con una mossa di squisita fattura renziana (dico A mentre  faccio B) la nostra briosa AC, ritenendo inadeguato alla bisogna il Codice della Strada, ha preparato un vademecum pro-bici, in cui ha infilato di sbieco il loro diritto al controsenso a San Giacomo. Conosciamo tutti l’annosa difficoltà del budello, che imporrebbe alle bici almeno quanto detto nel precedente avviso: avanti, Pedro, con prudenza. Sull’altro versante c’è la superiore indisponibilità dei ciclisti  e dei bipari a staccare il “come-si-chiama” dal sellino, una volta in pista, e il divieto morale di mettere i piedi per terra. I pedoni sono avvisati. Si preparassero a un prossimo vademecum simil-renziano con il divieto assoluto di circolazione pedonale nel tratto in questione, per non disturbare le evoluzioni di santa bicicletta a passeggio telefonando.

Ciliegina sulla torta. Sono stati indicati un paio di numeri di taxi da chiamare nelle ore notturne di divieto, al posto dei bus a letto. Non si sa se ridere o piangere. Per come trattano noi ed anche il Prefetto. E’ indubbio però che come presa per il “come-si-chiama” è eccezionale. Da brevettare, prima che la copi il capo.

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Un commento

  1. Caro prof. Carabellese, lei e’ un’altra persona che sostiene che il vaso di Pandora a Procida sia stato aperto dal Comando Vigili, forse non svolgono al meglio il loro lavoro, per questo stiamo sempre con il dito inquisitore verso di loro, ma le altre forze dell’ordine (dobbiamo chiedere a chi l’ha visto) dove sono, non mi sembra che dietro le quinte abbiano debellato altri problemi quali lo spaccio e l’evasione fiscale. Ma siamo un gregge di pecore e quindi non li attacchiamo mai.
    Lei fa il moralista sulle bici, che creano disturbo ai pedoni durante il divieto, proprio lei che come inizia il divieto inizia a girare per commissioni e portare a spasso amici, ah vero lei può circolare con il suo tesserino giallo esposto, quindi convinto che non disturba. Sui controsensi poi che né parliamo a fare, proprio lei che da via Magenta, con il suo motorino, scende in senso contrario fino a sant’Antonio.
    Morale della favola ( e sono il primo) prima di parlare battiamoci in petto per il mea culpa prima di parlare e scrivere.

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