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La Biblioteca: LUOGO MAGICO PER I GIOVANI

libridi Michele Romano

Attraverso gli incontri quotidiani dal fruttivendolo, salumiere, macellaio, tabaccaio, barbiere e altri commercianti, al bar con amici, in chiesa, sotto un apatico torpore, si percepisce un intenso e sofferto sentimento d’isolamento e solitudine che comprende ogni fascia di età, dagli adolescenti agli anziani. L’anziano si chiede il perché del suo vagare muto, avvilito e inutile senza trovare un sito di accoglienza dove, nell’eclissi della propria esistenza, esplicare espressioni vitali d’interesse e di partecipazione. Gli adolescenti che saranno il fulcro del prossimo futuro, essendo attualmente privi di punti di riferimento stabili e coerenti, sono portati a rifugiarsi sempre di più nel mondo dei pari, caratterizzato dalla realtà virtuale e dal divertimento sballo che trova la sua massima realizzazione all’interno delle “casette” con la complicità inconsapevole dei genitori e il tornaconto degli affittuari. Sono esempi che stanno ad indicare una intensa dinamica produttiva, sotto l’aspetto antropologico e sociale, nella costituzione di un luogo come la “Biblioteca Comunale”. Attenzione, non vista come mera conservazione di libri, di documenti, etc. oppure occasionale consultazione che serve a qualche egoistico interesse ma, fiaccola vivente di confronto e ascolto. Si potrebbe parlare di un luogo magico un “CAFFE’ LETTERARIO” dove si legge, si discute, ci si confronta davanti a un buon caffè o tè, mentre si ascolta ottima musica in sottofondo. Uno spazio protetto dove gli adolescenti (e non solo) possono aggregarsi e trovare strumenti e opportunità decisivi a farli rientrare dalla diaspora e renderli consapevoli su quale destino singolo e comune costruire la propria esistenza. In tal senso, la presenza di tale struttura, costituisce una formidabile base per il progetto scolastico “Educazione affettiva”, attraverso “percorsi   d’innamoramento” alla lettura, in cui la fermentazione adolescenziale possa far placare i propri spasmi. Una visione plastica di una progettualità socio-culturale che può diventare un “fattore endemico” alla comunità procidana è stata offerta, nella “Giornata della Memoria” dello sterminio degli Ebrei da parte dei nazifascisti, dall’eccellente e creativo lavoro presentato in sinergia tra un gruppo d’insegnanti e ragazzi della scuola media locale. E’ auspicabile rendere, tale sinergia, allargata anche ai genitori che potrebbero trasmettere ai giovani l’amore per la conoscenza… L’uomo che “sa” non sarà mai schiavo.

Un altro motivo che rende, necessario, la presenza di un servizio bibliotecario pubblico è la sua centralità informativa e documentaria, in cui la collettività, sia come persona che nucleo sociale, trova l’identità della “Memoria storica” e la configurazione specifica che caratterizza il territorio, nel nostro caso, la “Cultura del Mare”.

Si possono trovare altri cento motivi ma, credo, che questi sono più che sufficienti a comprendere l’essenzialità della biblioteca come terapia d’urto verso una comunità che sembra rannicchiarsi in una “mortifera e rassegnata implosione” tanto da emanare, in contrasto con la bellezza della terra in cui la natura ci ha incastonati, un senso d’inquietudine e di tristezza, sulla nostra quotidianità.

Speriamo che intervenga anche il soffio vitale dell’Arcangelo che più di una volta ci ha salvato dal pericolo.

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Un commento

  1. Michele ti scrivi e ti leggi da solo!!!!!!!!!!!!

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