Demolizioni ad Ischia ancora una volta un atto di Giustizia ed ancora una volta ai danni dei più deboli!

di Nicola Lamonica – In queste ore, dopo mesi e mesi di infartuante attesa per i poveri cristi anche se “ criminali ambientali “, partono nuove demolizioni sull’Isola d’Ischia. Il paesaggio tradito e smembrato dalla mano dell’uomo non ne trarrà alcun vantaggio dal momento che è poca cosa quello che si va a togliere rispetto a quanto si è inserito in esso, stravolgendo completamente la vecchia morfologia dell’isola e la destinazione d’uso del territorio.

Intanto niente appare né in termini preventivi per ostacolare definitivamente il fenomeno abusivismo, né di rilancio del paesaggio in termine di bonifica e di difesa dei suoi valori; e sul piano politico-amministrativo e su quello programmatico appare sempre più evidente una colpevole e vecchia carenza istituzionale intercomunale. Del nostro territorio, di quello che resta di “ pulito” e di quello costruito, nessuna idea per il futuro per armonizzare le esigenze abitative private e l’attività dell’uomo per la propria sopravvivenza e quelle di  conservazione di un patrimonio che è un bene collettivo e che, al di là della sensazione del bello, dà lavoro ed economia alla nostra terra. Intanto la  Procura, sul vuoto di cui sopra  e nell’ irresponsabile comportamento di tanti che hanno “ raschiato” voti sul nostro territorio con false promesse, e più in generale su tutte le isole del Golfo di Napoli, fa il suo dovere; anche se doloroso, quando  a cadere nelle mani della giustizia è “ un ladro di pollo “ per fame e non un riciclatore di denaro sporco o un potente che ha avuto tanta forza da potersi aggraziare questo o quello per una carta che lo mettesse al riparo dalle demolizioni .

Qualcosa, mi pare, sia possibile ancora fare per salvare la casa a chi non ce l’ha, un diritto che rientra nei diritti costituzionali, e questo qualcosa sta nell’operare collettivo dando uno sguardo al contesto in cui quella casa da demolire s’inserisce e quindi di verificare l’incompatibilità ambientale o meno di essa anche alla luce di un rinnovato piano edilizio che sia di sviluppo, e comunque sempre nel rispetto delle peculiarità del territorio che si vuole organizzare. E per fare questo occorre anzitutto rimuovere dai posti decisionali tutti quelli che questa situazione di diffusa illegalità hanno determinato e non importa a quale Ente o categoria appartengano. In realtà, per quello che è avvenuto sull’isola, in termini edificazione selvaggia e di distruzione territoriale, le responsabilità sono rintracciabili nelle istituzioni tutte ( ! ), anche se con diverse responsabilità , oltre che nella  cultura dell’opportunismo e della impunità  che da più parti si è volutamente incoraggiare.

Non voglio qui gettarla sui sentimenti; ma, a questo punto, è giusto che non manchi la solidarietà umana a chi oggi, con le lacrime sul viso, si difende  il diritto che gli è stato negato e che ha pagato la sua illusione con servilismo, con  preoccupazioni economiche, con il sudore della fronte e con l’umiliazione della dipendenza. Una solidarietà che si estende ai bimbi delle famiglie “ colpite” dalla legge che non hanno responsabilità  alcuna nella vicenda, che oggi vengono psicologicamente violentati e proiettati in una nuova realtà e in un futuro comunque incerto, lontano dal loro ambiente domestico, caldo e ricco di sogni e di giochi.   Ed è questo il dramma nel dramma su cui ognuno è chiamato a riflettere!

E veniamo alle proposte! Ischia ha bisogno di un tavolo istituzionale interisolano non per fare chiacchiere, ma per superare i ritardi Amministrativi accumulati nella programmazione di uno sviluppo unitario; per ridisegnare il futuro dell’isola, per ri-delimitare i confini tra i centri edificati e non, per definire le linee “ di espansione” per i prossimi dieci anni che non escluda le nuove attività umane, soprattutto per il lavoro, ed anche al fine di non dover edificare  domani su quelle aree che oggi, sulla scorta dei piani  in essere, sono considerate tabù dal punto di vista ambientale. E’ questo un modo concreto per superare i vincoli che attanagliano l’isola ( cioè occorre “ imbrigliarli “ nella programmazione per potersene liberare);  in questa logica si dovrebbe prodigare chi, per istituzione, ha a cuore il destino di un territorio, specie se esso è culturalmente e naturalisticamente rilevante! E parallelamente occorre chiedere al legislatore una moratoria per la demolizione della casa di necessità che comunque potrebbe essere abbattuta solo se lo Stato, con l tutte le sue articolazioni periferiche,  avrà superato i suoi ritardi e avrà legislativamente e legalmente garantito il diritto ad un riparo a tutti, sia pure nei limiti di una programmazione decennale.

Un ulteriore consiglio al Legislatore è doveroso. Le situazioni drammatiche che stanno vivendo tanti nostri concittadini in questi giorni  ( e con essi tutte le persone sensibili del nostro territorio ) deve far pensare alla semplificazione della normativa vigente  in materia ed alla stesura di un testo unico, di una legge che superi l’ aridità di quelle esistenti e che sia, pertanto, pregnante di umanità.  E come per il condannato a morte c’è la possibilità della grazia perché non prevedere l’appello ad essa anche da parte di chi si è macchiato del crimine del  “ delitto ambientale”?

Nicola Lamonica/ Comunisti Sinistra Popolare

fonte: ischiablog.it

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