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I giovani siano le sentinelle della politica procidana

politica giovanidi Michele Romano

I pochi ammirevoli e dignitosi aspetti che si possono ricostruire nei percorsi conducenti alle prossime elezioni comunali di primavera, scaturiscono dalla generosità, dalla passione e dalla forte idealità dei giovani, costruttori dei gruppi di lavoro dentro il movimento “La Procida che Vorrei”, con l’obiettivo di sviluppare un programma tale da esplicitare in modo chiaro, netto e concreto il flusso del cambiamento nelle modalità di governar il territorio di cui si avverte un urgente bisogno. Ebbene, visto l’importanza della posta in gioco e la rilevanza del contributo che i giovani sentono di offrire, mi permetto di esprimere alcune considerazioni sulla dimensione organizzativa progettuale del metodo di lavoro che sta emergendo. Così, il rischio che intravedo è quello di trasformarsi da soggetto politico teso ad affrontare e curare le enormi criticità e le deteriorate problematiche isolane ad un eccellente centro di documentazione e statistica della nostra realtà socio-antropologica.

Certamente una funzione utile ma su tempi lunghi non a tre mesi dal confronto elettorale dove bisogna mettere in campo l’essenza pregnante ed efficace della parola politica, cioè polis=città e tica=organizzazione, costatando lo “status” in cui versa. Entrando nel cuore della nostra comunità significa verificare lo stato di salute in cui versano gli elementi vitali su cui poggi il vivere quotidiano: i servizi socio-sanitari, la vivibilità, la mobilità, l’ecosistema ambientale, i processi educativi e culturali, l’attenzione alle fasce deboli (bambini, anziani, il disagio giovanile di cui basta osservare l’evoluzione degli eventi di questi ultimi giorni per comprendere il buio, profondo, in cui si è sprofondati), le attività produttive, la legalità, il rispetto delle regole.

Su queste questioni, credo che, coloro i quali si sono assunti l’onere e l’onore, anche attraverso il consenso popolare delle primarie, di competere e guidare il Paese, ne siano altamente consapevoli e percepiscono benissimo che la produzione del cambiamento reale avviene, soprattutto, attraverso rotture traumatiche di pregiudizi, di privilegi, di rendite di posizione, di abusi, di gretti egoismi e disintegrazione di caste, di questa Procida, quantunque piccola entità, ne è piena. Poiché il tempo stringe, questa chiarezza di intendimento deve avvenire subito per offrire fiducia, speranza e dare certezze nel cambiare veramente verso al governare la “polis micaelica”. Allo stesso tempo l’osservatorio giovanile diventi un punto solido, una sentinella che in modo permanente vigili, controlli, valuti il percorso dell’iter politico-amministrativo.

Se ciò non accade, con estrema franchezza, ritengo che la genuinità, l’intelligenza, il fervore, la generosità, l’ingenua trasparenza diventano la maschera dietro la quale si nasconde non la “vis” del coraggio a servizio del bene comune ma la torre d’avorio (forza) dell’opacità dei mestieranti gestori di potere. Comunque, cari giovani, vi auguro, sinceramente, un proficuo lavoro per il bene della nostra bella terra e vi rammento un fondamentale messaggio evangelico: Prudenti come i serpenti e puri come le colombe.

di Guglielmo Taliercio

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