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Grande successo per la Banda musicale “Città di Procida” diretta dal maestro Johan De Meij

Di Giacomo Retaggio

PROCIDA – Nell’uscire domenica sera, 8 ottobre 2017, dalla chiesa di S. Michele, subito dopo il concerto della Banda musicale “Città di Procida”, mi si avvicina il maestro Trio e mi fa piuttosto ansioso: “Dottore, come è andata? Ti è piaciuto?” Risposta mia: “Benissimo e moltissimo!” La sua faccia oblunga si spiana in un sorriso di soddisfazione liberatoria. “Grazie! – aggiunge subito dopo – questa serata ci è costata un anno di fatica!” Ha detto proprio così: “fatica”. Non lavoro, ma fatica, volendo concentrare in questa parola tutto lo sforzo fatto da questi giovani e la sofferenza cui sono andati incontro per realizzare l’evento. Il lavoro normale si dice che nobiliti; viceversa la fatica debilita. E’ questo il senso delle parole del maestro Trio.  Se a ciò si aggiunge una sorta di “ansia da prestazione” da parte degli orchestrali in previsione della direzione da parte del maestro Johan De Meij, uno dei mostri sacri a livello mondiale della musica bandistica, il quadro è completo. Ma sotto lo scrosciare degli applausi le fatiche di un anno di questi giovani si sono sciolte come neve al sole. Perché la serata è stata un successo pieno sia dal punto di vista musicale vero e proprio che dal punto di vista del consenso e della partecipazione del pubblico. Questo maestro, un olandese alto e longilineo con i capelli gonfi ed ondulati che lo facevano somigliare ad una divinità nordica, ha saputo trarre dalla nostra banda con la sua bacchetta, epigono del suo pensiero musicale, degli a “fondo” fortissimi alternati a melodie purissime e delicatissime che hanno mandato il pubblico in visibilio. Questo alternarsi di resa musicale, favorito dalla perfetta acustica della chiesa di S. Michele, è nato dall’esecuzione di una selezione di opere pucciniane, dalla giovanile “Edgar”, in cui già si intravedono i germogli del genio futuro, alla “Fanciulla del West” fino alla maturità lirica ed espressiva del “Te Deum” della “Tosca”.A proposito di quest’ultimo brano, durante la sua esecuzione, tra il suono grave dei bassi e il rintocco argentino delle campane, l’atmosfera nella chiesa,  nel silenzio assoluto del pubblico, ha raggiunto livelli di puro misticismo. La seconda parte del programma prevedeva l’esecuzione di composizioni del maestro, “La Quintessenza”, un viaggio all’interno dell’animo umano fino ad arrivare al nocciolo duro dei sentimenti, e “Echoes of San Marco”, un rifacimento di un cinquecentesco testo musicale del veneziano Giovanni Gabrieli. In quest’ultimo dodici trombe sono state spostate nel fondo della chiesa, sotto l’organo, da dove con i loro squilli hanno dialogato con gli altri strumenti che erano posizionati davanti l’altare maggiore. Quasi a richiamare le antiche orchestre di Haendeliana e Bachiana memoria. L’alternarsi ed il mescolarsi dei suoni ha prodotto una melodia che investiva e si diffondeva potente per tutta la chiesa creando uno stupendo ed accattivante effetto stereofonico. Un signore vicino a me, totalmente rapito dai suoni, ha mormorato sottovoce, forse inconsciamente: “E’ da brividi!”. In omaggio a Procida alla fine il maestro ha eseguito una carrellata di motivi napoletani concludendo con la trascinante tarantella rossiniana. In chiusura ha preso la parola il presidente della Banda Giuseppe Cascone che, nel ringraziare il folto pubblico intervenuto, ha sottolineato con forza il valore sociale ed educativo di questa istituzione che compie ben trentacinque anni. E non sono pochi! Simpatico siparietto finale il dono da parte di Giovanni Righi al maestro De Meji di un ritratto che aveva preparato per lui ed un quadro della Corricella (foto di Antonio Esposito). Vai Giovanni, sei grande!

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