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I marittimi: una categoria fantasma disconosciuta da tutti

marittimi sardegnaRiceviamo e pubblichiamo una nota del Circolo Capitani Procida sulle questioni che interessano il mondo marittimo.

L’ultima e infinita querelle che, a colpi di comunicati stampa, sta impegnando i due più grossi armatori del cabotaggio italiano ci da l’opportunità, in quanto marittimi, di dire la nostra su un argomento che ci vede come sempre e non per nostra colpa  protagonisti passivi. Infatti veniamo utilizzati solo per giustificare l’attribuzione o meno dei  benefici fiscali della tonnage tax e/o chi sa per quali altre ragioni commerciali in gioco.

In effetti  la cosa ci imbarazza e stranisce non poco; vedere gli armatori vestire i panni di sindacalista a tutela dei lavoratori è cosa strana e inconsueta e peraltro non di loro competenza.

E’ chiaro quindi che le finalità sono altre e che i  marittimi sono solo il pretesto.

I marittimi: una categoria fantasma disconosciuta da tutti e fuori dal mondo lavorativo nazionale; una categoria non rappresentata se non solo virtualmente dai sindacati; una categoria contraddistinta da una precarietà estrema a cui non è stato mai riconosciuto il vecchio statuto dei lavoratori; una categoria che ad ogni imbarco ancora firma la convenzione di arruolamento con contratti vari che al massimo arrivano a quello indeterminato valevole fino ad un massimo di sei mesi di imbarco sempre a discrezione della Società armatrice; una categoria in cui il servilismo verso il superiore è regola visto che il licenziamento è attuabile in qualsiasi momento e senza motivazione (altro che job-act); una categoria costretta a competere sulla retribuzione con personale extracomunitario da cui ovviamente non  può che uscirne sconfitta; una categoria che combatte da anni per avere il riconoscimento al voto (vero segno di civiltà) e l’attribuzione di lavoro usurante.

E’ vero, negli anni d’oro delle compagnie americane si veniva ben retribuiti ma sempre a fronte di una condizione di vita pessima, lontani per mesi dalla famiglia e dagli affetti,  in continua situazione di pericolo e disagio quotidiano che non ha prezzo. Oggi le condizioni, dal punto di vista durata contrattuale, sono forse migliorate ma gli orari di lavoro continuano a essere  insostenibili, mediamente 12/14h nonostante la 271/99 che indichi l’orario di lavoro e di riposo, regola che viene aggirata e risulta applicata solo su carta, altrimenti non si spiegano i tanti compiti attribuiti a fronte di tabelle di armamento ridotte all’osso, e la retribuzione si è parificata, a esclusione di Com.te e D.M. che riescono ad ottenere incentivi a secondo della loro professionalità ed anzianità, a qualsiasi lavoro terrestre con enormi attribuzioni di responsabilità, in più si è consolidata e accentuata la precarietà eliminando anche quei limitati tentativi di creare organicio continuità a cui si tendeva per riconoscere quei pochi  diritti elementari.

Inoltre, con la crisi e la globalità, è sempre più difficile trovare lavoro e la burocrazia europea e italiana hanno fatto il resto complicando il meccanismo dei corsi di aggiornamento e generato quel  mercimonio a cui ogni giovane aspirante è soggetto con grande dispendio economico e temporale ancor prima di trovare imbarco. I corsi di aggiornamento a cui un giovane diplomato italiano che si appresta a intraprendere la carriera marittima è soggetto sono tanti e per lo più inutili visto che sono finalizzati al solo possesso del certificato dietro cui c’è solo l’ interesse economico delle molteplici società abilitate al  rilascio create ad hoc negli ultimi tempi. Tutto ciò , ovviamente, coadiuvato da organi di controllo spesso  latenti e parziali.

A tutto ciò si aggiunge che in alcune regioni in maggior parte settentrionali, sono stati fondati gli Istituti Tecnici Superiori (ITS), biennio post diploma scuola lavoro, nati con contributi prevalentemente regionali, istituzioni locali e armatori. Ciò ha generato una disparità occupazionale fra regioni penalizzando, come al solito, i marittimi meridionali che rappresentano la forza maggiore del settore.

L’ultimo esempio di come gli armatori si prendono cura dei  marittimi italiani si è avuto con l’accordo firmato a luglio sugli allievi ufficiali dove con la pretesa  di aumentare la disponibilità dei  posti di lavoro  per gli allievi ufficiali contenendo i costi non hanno fatto altro che diminuire la paga a un livello inaccettabile (650euro mensili) e non avendo istituito nessun obbligo all’imbarco (ovvero in tabella d’armamento) lascia al buon cuore degli armatori se e quando  imbarcare l’allievo. Risultato: gli allievi, in particolare quelli del sud, continuano a non trovare imbarco e quei pochi che ci riescono si ritrovano con una paga misera che devono restituire con l’imbarco successivo visto che  l’accordo, dopo il conseguimento del titolo di aspirante, istituisce la qualifica di  3°uff.le junior, con una paga decurtata del  20% rispetto al 3°Uff.le senior.

Il nostro circolo capitani, fondato nel 1911, intende dare voce ai marittimi creando sinergie sia con l’amministrazione locale (primo comune in Italia ad aver istituito la delega e corrispondente Assessore al lavoro marittimo) sia  con l’I.T.N. (I.I.S.S.) locale che con l’attuale corpo docente e Dirigente attraversa una fase di proficua attività lavorativa impegnandosi molto nei vari settori d’intervento.

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