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Il 21 Aprile 2000 ci lasciava Don Salvatore Verlezza

Don Salvatore Verlezzadi Matteo Germinario

Alla fine di ogni giornata si chiedeva sempre: «cos’altro avrei dovuto fare e non ho fatto?». Il suo tarlo era sempre quello di poter fare qualcosa per il prossimo. Il suo desiderio era quello di abbracciare Cristo in un modo unico e solenne. Aveva infatti scritto: “…Gesù assorbimi in Te come eucaristicamente  e al nostro unico Tabernacolo si assocerà anche il nostro unico calvario. – Tu sei sulla croce, sarò crocifisso con Te! …” e ancora “ Esser vogl’io o Cristo la tua croce, per inchiodarti a me con i miei baci”. Come poteva non essere accontentato?

Un desiderio forte che si è concretizzato il 21 aprile 2000. Quel giorno si celebrava il Venerdì Santo.  A distanza di 15 anni intendo riportare alla memoria di tutti la figura di don Salvatore Verlezza, sacerdote che ha speso la sua vita per la nostra comunità, lasciandoci orfani di tante iniziative che affollavano le sue celebrazioni, ma anche dell’uomo fragile che trascurava la sua precaria salute e non ascoltava nemmeno le raccomandazioni dei medici che lo avevano in cura, specialmente negli ultimi anni di vita. Si paragonava a uno cencio e a tal proposito aveva attaccato alla parete uno straccio con sopra inchiodato un crocifisso di legno dove troneggiava una scritta “Tu ed io o Cristo mio!”.

Durante i suoi solenni  funerali, celebrati  nella chiesa della SS. Annunziata il 24 aprile, era il giorno di Lunedì  in Albis, mi sentii in dovere di esternare pubblicamente quanto lui stesso mi confidò mentre, per l’ennesima volta, in macchina, lo accompagnavo all’ospedale: Se dovessi morire devi  far sapere a tutti che il parroco chiede perdono  per il suo comportamento. Sono un rottame, una carcassa. Il mio corpo non è più in sintonia con il mio spirito e la mia mente mi fa commettere cose che non vorrei. La solitudine mi ha inselvatichito.

Era il mese di febbraio, dopo un paio di mesi ci lasciò e provai a dire queste cose davanti al suo feretro, ma non ricordo cosa esattamente dissi, tanta era la commozione e il dispiacere.  Di tutte le cose che ha lasciato non basterebbero fiumi di inchiostro per descriverle, una su tutte la statua della Madonna della Libera sulla scogliera di ponente. Per il suo attaccamento alla nostra isola gli fu conferito, dal sindaco Antonio Capezzuto, il titolo di cittadino onorario. Il suo apostolato tra noi è durato 37 anni e, poiché non ha apposto il suo nome su alcuna lapide per tutto ciò che ha fatto, anche quelli che gli sono stati accanto lo hanno presto dimenticato.

L’unico suo pseudonimo presente sulla nostra isola è impresso sotto la statua sul molo: SALVE MADRE E REGINA, dove la scritta salve sta per SALvatore VErlezza.  Quest’anno, durante i riti della settimana Santa, sia nella chiesa di San Vincenzo che in quella di San Tommaso d’Aquino (chiesa nuova), il coro dei confratelli ha eseguito un canto di sua composizione dal titolo “Il pianto dell’Addolorata” che ha toccato il cuore dei presenti. I suoi resti mortali sono ancora interrati al suo paese natale S. Maria a Vico (CE) e probabilmente verranno esumati  l’anno prossimo.

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2 commenti

  1. Anche se sono passati 15 anni nel mio cuore è sempre presente…..

  2. Capt. Gennaro CIBELLI

    Non ci sono parole per descrivere un uomo di tale portata, ha lasciato un segno indelebile nel cuore di tanti!

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