Quando il Cristo entrava nel carcere di Procida

Di Giacomo Retaggio Ci sono degli aspetti della vita procidana che molti isolani stessi non conoscono o conoscono poco. Immaginarsi, poi, se questi avvenimenti siano da tempo scomparsi perché non più in atto. Ad esempio, quanti di voi che leggete avete mai assistito all’entrata del Cristo morto a Venerdì Santo nel carcere? Credo pochissimi. Oggi … Leggi tutto

Annullata la traslazione della statua del Cristo alla Chiaiolella

La notizia era nell’aria, visto il probabile inserimento della Campania in zona rossa: la traslazione del Cristo del Lantriceni, nel santuario di san Giuseppe alla Chiaiolella, non ci sarà. L’evento, atteso in modo particolare nella grancia, è stato annullato per rispettare le disposizioni contenute nei protocollo di contenimento del contagio. Resta l’amaro in bocca,agli abitanti … Leggi tutto

Fa un certo effetto vedere il Cristo all’Annunziata

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Di Giacomo Retaggio PROCIDA – E’ stata sempre una chiesa un po’ diversa dalle altre: chi la definiva una “chiesa di campagna” per la sua ubicazione e con un senso di sufficienza quasi a rimarcarne la differenza rispetto a San Leonardo o alla “Pietà” della Marina, considerate con un po’ di presunzione “Chiese di città, … Leggi tutto

Il Cristo morto di Lantriceni una vera opera d’arte

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di Giacomo Retaggio PROCIDA – Qualche giorno fa mi telefona Matteo Germinario, priore dei Turchini, e mi dice: “Che ne pensi se portiamo il Cristo morto nella chiesa della Pietà alla Marina nella ricorrenza della festa mariana?” “Daccordissimo!”- rispondo- “Vedi anche come la pensa il Cardinale”. Questi dopo qualche giorno ha dato parere favorevole. E … Leggi tutto

Il 21 Aprile 2000 ci lasciava Don Salvatore Verlezza

Don Salvatore Verlezza

di Matteo Germinario Alla fine di ogni giornata si chiedeva sempre: «cos’altro avrei dovuto fare e non ho fatto?». Il suo tarlo era sempre quello di poter fare qualcosa per il prossimo. Il suo desiderio era quello di abbracciare Cristo in un modo unico e solenne. Aveva infatti scritto: “…Gesù assorbimi in Te come eucaristicamente  … Leggi tutto

Il Cristo morto di Procida

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Cristo Mortodi Giacomo Retaggio

Conosci fin dall’infanzia, praticamente da sempre, la statua del Cristo morto eppure ogni qualvolta il tuo sguardo si sofferma su di essa, anche fugacemente, senti qualcosa nell’intimo. Ed ogni Procidano che sia tale dentro prova le stesse tue sensazioni. Perché? Ti chiedi. Poi rifletti che questa scultura, creata ormai quasi trecento anni addietro, è l’anima stessa di Procida ed ogni abitante di quest’isola la conserva gelosamente nel suo immaginario remoto e recente. Ed ogni padre la lascia in eredità ai figli come a voler creare un legame indissolubile tra le generazioni che si succedono. E’ una conoscenza che fai da piccolo e poi man mano crescendo si evolve, si matura, si stabilizza fino a diventare parte di te. E la sua immagine si affaccia prepotente alla tua mente allorché sei lontano dall’isola, navigante per i mari di questo mondo, specie in alcuni momenti, come il Venerdì Santo, quando sai che “il Cristo Morto” attraversa le vie di Procida tra due ali di folla. Ma da dove nasce il fascino di questa scultura? Forse dalla leggenda che la vuole opera di un carcerato rinchiuso nella casa di pena di Procida? Ricordi che da piccolo, quando la statua veniva trasportata in processione, tua nonna ti stringeva la mano e ti sussurrava: “Vedi, questa statua l’ha fatta un carcerato. E come è stato bravo!” E nella tua mente, come in quella di altri centinaia di bambini cui era stata detta la stessa cosa, si ingigantiva la figura di questo detenuto che, lì, nella penombra di una cella del carcere, sudando e forse bestemmiando, armato di scalpello e martello, ritraeva in un pezzo di legno le fattezze sofferenti del Cristo, forse ad immagine e somiglianza delle proprie.

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