Conosci fin dall’infanzia, praticamente da sempre, la statua del Cristo morto eppure ogni qualvolta il tuo sguardo si sofferma su di essa, anche fugacemente, senti qualcosa nell’intimo. Ed ogni Procidano che sia tale dentro prova le stesse tue sensazioni. Perché? Ti chiedi. Poi rifletti che questa scultura, creata ormai quasi trecento anni addietro, è l’anima stessa di Procida ed ogni abitante di quest’isola la conserva gelosamente nel suo immaginario remoto e recente. Ed ogni padre la lascia in eredità ai figli come a voler creare un legame indissolubile tra le generazioni che si succedono. E’ una conoscenza che fai da piccolo e poi man mano crescendo si evolve, si matura, si stabilizza fino a diventare parte di te. E la sua immagine si affaccia prepotente alla tua mente allorché sei lontano dall’isola, navigante per i mari di questo mondo, specie in alcuni momenti, come il Venerdì Santo, quando sai che “il Cristo Morto” attraversa le vie di Procida tra due ali di folla. Ma da dove nasce il fascino di questa scultura? Forse dalla leggenda che la vuole opera di un carcerato rinchiuso nella casa di pena di Procida? Ricordi che da piccolo, quando la statua veniva trasportata in processione, tua nonna ti stringeva la mano e ti sussurrava: “Vedi, questa statua l’ha fatta un carcerato. E come è stato bravo!” E nella tua mente, come in quella di altri centinaia di bambini cui era stata detta la stessa cosa, si ingigantiva la figura di questo detenuto che, lì, nella penombra di una cella del carcere, sudando e forse bestemmiando, armato di scalpello e martello, ritraeva in un pezzo di legno le fattezze sofferenti del Cristo, forse ad immagine e somiglianza delle proprie.
Quando il Cristo entrava nel carcere di Procida
Di Giacomo Retaggio Ci sono degli aspetti della vita procidana che molti isolani stessi non conoscono o conoscono poco. Immaginarsi, poi, se questi avvenimenti siano da tempo scomparsi perché non più in atto. Ad esempio, quanti di voi che leggete avete mai assistito all’entrata del Cristo morto a Venerdì Santo nel carcere? Credo pochissimi. Oggi … Leggi tutto