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Il distacco dall’isola per inseguire un sogno

Annarosaria Meglio (tratto dal libro “Un invisibile punto -Luoghi e volti della mia isola” di Anna Rosaria Meglio)

Protagonisti della vicenda Giuseppe e Celeste. Ero poco più Di un adolescente, 17, o 18 anni, e volevo imbarcarmi su una nave che arrivasse in America ma allora, nel 1948, non era facile. I miei genitori contadini mi dicevano: Stai qui con noi, abbiamo un bel moggio di terra da lavorare! Ma io pensavo all’America, dove c’era tanto lavoro e si guadagnava bene. Per farmi contento i miei genitori andarono dai signorotti dell’isola per trovarmi un imbarco.  Quante ceste di frutta e conigli! Non è che si doveva per forza regalare qualcosa, ma quei doni aiutavano a ricordare la tua  richiesta. Intanto che aspettavo l’imbarco conobbi Celeste, una bella ragazza dai lunghi capelli neri e ondulati, con un viso molto bello e dolce: subito ci innamorammo l’uno dell’altro.  Lei aveva il papà che era emigrato in America e mi diceva: “Tra poco il mio papà mi  chiamerà in America e cosi io e mamma  andremo a vivere là”. Ed  io pensavo che se lei  partiva mi sarebbe stato più facile raggiungerla.  Alcuni mesi dopo  la mia ragazza partì e subito dopo arrivò la chiamata per il mio primo imbarco. Lasciai la mia isola e andai a fare il marinaio tra mille raccomandazioni dei miei genitori. Mio padre quella mattina mi venne ad accompagnare al porto con il calesse del nonno, non c’erano  ancora le auto, e nel salutarmi mi raccomandò di stare allerta e molto attento: essendo figlio unico, il loro amore era tutto per me. Arrivai a bordo e trovai persone amiche che mi volevano bene perché  ero piccolo.  Si lavorava tanto sulla nave e da Napoli per arrivare in America si impiegavano cinquanta giorni, sempre cielo e mare, ma io ero come incantato, mi piaceva tutto e mi comportavo bene con tutti, e cosi mi feci una bella reputazione. Nella  mia isola arrivavano buone notizie su di me ai signori che mi avevano raccomandato e i miei genitori andavano da loro per chiedere come mi comportavo e se stavo bene. Su, su, Maria , Michele, non state in pensiero……. Giuseppe sta bene, è un bravo lavoratore, si fa e vi da onore”.  E cosi mamma e papà tornavano a casa contenti e raccontavano al nonno quello che avevano saputo. Passarono i primi cinquanta giorni e arrivammo con la nave in America che era buio. Già nel porto quel paese mi sembrava un altro mondo: luci accese, insegne che indicavano a che molo dovevamo attraccare. Mi incantai a vedere quelle luci di tanti colori, proprio come un ragazzino al luna  park. L’ancora andò giù e noi facemmo tutto ciò che si doveva fare. Poi  il cuoco di bordo, un omaccione grosso con le spalle larghe come il mio papà, ci chiamò per la cena, ma io ero troppo curioso di guardare quello splendore e pensavo tra me: Quando torno a casa devo raccontare a mamma che  l’America è un altro mondo, proprio come mi dicevano sull’isola. L’indomani scaricammo la merce senza affannarci, perché dovevamo stare fermi almeno una settimana.   Volevo scendere a terra per ammirare tutto e proprio, quella sera i marinai grandi mi dissero: Domani andiamo a terra, vuoi venire? Contento dell’invito risposi: “Certo che voglio venire!” Nella mia cuccetta sognavo ad occhi aperti; il mio sogno si stava avverando  e pensando a Celeste, mi dissi: Chissà dove abita, ci vorrà almeno un anno prima che la trovi. Ma la fortuna volle aiutarmi. Il comandante della nave conosceva l’indirizzo, perché era amico della famiglia. Cosi l’indomani, quando scendemmo, ci recammo nei paraggi della sua casa: tante villette con giardini.  Capii che quella era una città dove tutti lavoravano e guadagnavano e, pertanto, potevano permettersi una casa bella. Il marinaio più anziano mi lasciò assieme a un altro e si avviò lui avanti per vedere se potevo vedere Celeste. Dopo mezz’ora non era ancora ritornato. Incominciai a preoccuparmi e dissi al marinaio:” Forse non avrà trovato nessuno”. Poi, proprio quando mi stavo rassegnando, sentii il profumo dei capelli del mio amore. Mi girai di scatto: lei era li davanti a me, più bella che mai. L’emozione mi bloccò la voce, gli buttai le braccia al collo e la strinsi al mio petto, sentendo il suo cuore impazzito. Il marinaio anziano rivolgendosi a me disse : Hai visto che bella sorpresa ti abbiamo fatto? Su andiamo a casa dei tuoi suoceri che ci hanno invitato a prendere un caffè. Lo ringraziai calorosamente stringendogli la mano.  Un po’ timoroso entrai in quella casa e salutando mi resi conto che accettavano il mio interesse per la loro figlia  unica, come ero io. Parlammo di tante cose, ed espressi anche il mio desiderio di rimanere in America. Il papà di Celeste mi disse: “Devi compiere prima ventun anni e poi si vedrà….”. Gli anni passarono in fretta. Lavorai su quella  nave ventotto mesi e misi da parte un bel gruzzoletto. Parlando poi con i miei genitori, dissi loro che volevo andare a lavorare in America, per guadagnare di più, costruirmi una bella casetta ed infine sposare Celeste. Li per li mamma e papà furono tristi e preoccupati per la mia decisione. Intervenne allora il nonno paterno e disse: “Perché  siete tristi, Giuseppe si è fatto già valere sulla nave, è stato fuori quasi tre anni, è un uomo fatto, fatelo andare”, e guardandomi dritto negli occhi  aggiunse: “Guaglio’ u’ nonno ti augura tanta fortuna…….” e mi abbracciò con tanto amore.  Da allora sono passati tanti anni, il mio sogno si è avverato. Tornai sull’isola che avevo circa cinquant’anni, con mia moglie e due splendide figliole. A casa i miei genitori mi aspettavano sull’uscio della porta per darmi il bentornato e abbracciandoli vidi nei loro occhi lacrime di gioia. Erano diventati anziani con i capelli quasi bianchi, ma erano lì e potevo godermeli ancora. Il nonno invece era volato in cielo, ma mi era rimasta la sua benedizione che non dimenticheremo  più. Abbracciando i genitori pensai tra me: I sogni dei ragazzi vanno ascoltati e incoraggiati, i miei genitori l’hanno fatto. Grazie…..

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