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Il New York Times sponsorizza Procida

«Roma ha il Colosseo, Firenze ha il David di Michelangelo, Venezia ha i canali e Napoli ha…borseggiatori e immondizia»? Seth Kugel, giornalista del New York Times, autore del blog ”Frugal Traveler”, per rispondere al quesito ha trascorso sette giorni in città e di colpo ha cancellato quanto di negativo era stato scritto su Napoli dal prestigioso quotidiano Con la città il feeling è immediato. «In dieci secondi mi sono innamorato», scrive. Il giro della città è insolito. Niente hotel di lusso, nessun tour organizzato. L’obiettivo è scovare posti insoliti. «Ho fatto un mix tra itinerari noti e meno esplorati», una scelta che alla fine «si rileva vicente». La spesa minima. Poco meno di 500 euro in sette giorni senza rinunciare a nulla. Spende 35 euro per il B&B ”I Fiori di Napoli”. Manuela Colosimo è la sua guida, lo consiglia, gli indica i posti, gli fornisce consigli preziosi parlando un inglese «Napoli-stagionato ma fluente». Il primo suggerrimento è la trattoria Nennella. Poi la visita al ”Cristo velato” «una scultura sorprendente – scrive – che anche gli atei troverebbero divina». 
Sponsorizza Procida al posto di Capri: «Isola selvaggia, di pescatori, bellissima». Perchè non sistemare – si chiede – l’antica prigione per farla vedere ai turisti?

La tappa a Pompei è obbligata. E non mancano le note dolenti: «È meravigliosa, ma visitarla è complicato, mancano le piantine ed è mal conservata». Ercolano offre uno spettacolo migliore: «È organizzata bene, conservata a dovere». Napoli, una magia. Kugel non disdegna i vicoli, li cerca e li apprezza.
Gira dai quartieri Spagnoli a Materdei dove si ferma a mangiare la pizza da Starita «famoso tra gli intenditori di pizza ma sconosciuto ai turisti». Novanta minuti per un tavolo e la famosa pizza a forma di racchetta da squash con ricotta e funghi nascosti nel manico, pomodori, melanzane e mozzarella di bufala. Una delizia per pochi euro. E dolci a volontà alla pasticceria Volpe. Una Napoli diversa da come è stata dipinta. I rifiuti? «Ogni tanto – scrive – mi dovevo tappare il naso, però in passato c’erano state crisi peggiori, lo considero l’inconveniente minore».
Vivere Napoli, in sostanza, si può. Cinquecento euro in sette giorni, Pompei, Ercolano, il museo di Capodimonte, il Cristo velato, il Museo Archeologico Nazionale. E poi pasti in tre trattorie, tre pizzerie (anche la famosa Di Matteo) e caffè a volontà. La prima volta a Napoli è stata indimenticabile. «Non mi hanno rapinato – aggiunge – ma io sono stato attento, ho lasciato l’orologio a casa e ho messo i soldi nelle tasche dei pantaloncini antiborseggio, mi sono tenuto a distanza dalle vie più buie anche se la metà delle strade è priva di illuminazione». Una città che sa farsi amare. Come testimoniano anche i commenti al blog del giornalista pubblicati sul sito. (da IL MATTINO del 14/6/2011)
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