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Il significato della Crocefissione

Di Michele Romano

PROCIDA – Il nostro caro zio sacerdote Libero Lubrano ci fa presente che il termine crocefissione, con il Cristo, entra nella storia con significato vitale e grandioso, come l’acqua che viene fuori dalla viva roccia e, attraverso ostacoli e detriti, dilaga sempre più forza levigatrice e trasformatrice. Da qui possiamo ricavare che l’uomo, attraverso l’evento del Golgota, riceve l’occasione, la possibilità di fare chiarezza dentro se stesso, visto che dentro le proprie miserie e imperfezioni, cerchiamo, spesso in modo indistinto e con spirito respingente, aiuto, ordine, equilibrio, misura per guardare oltre e parlarne con qualcuno che se ne intenda e ci svela l’arcano, l’ignoto, il respiro cosmico dell’Infinito. In tale senso la Croce del Cristo può diventare il punto di partenza di un nostro consapevole cammino verso tale direzione, in cui il Nazzareno apre la strada del dialogo verso il mondo, offre le ragioni di alzare la visione sempre più in alto e sprona l’umanità ad uscire dalle sue terribili chiusure e negazioni per appropriarsi del giusto senso delle cose e della propria esistenza. La quale provi ad uscire dall’acqua stagnante della “stanchezza” e giochi la sua “partita” sul piano della possibilità e della speranza. Illuminanti, in tal senso, sono le parole che il Cristo Risorto esprime ai discepoli sulla strada di Emmaus: “Non sapevate voi che il Cristo doveva patire tali cose per poi entrare nella sua gloria?” Cosa annunzia? L’offerta del cammino nella speranza della redenzione senza temere di illanguidire nella morta gora.

Così può sorgere l’impegno di ispirarsi al “Logos” della Crocefissione per trovare uno strumento operativo, orientato al tentativo di salvaguardare l’essenza e la sostanza dell’essere nella sua profondità, messo a dura prova e in estremo pericolo nella deriva della crisi dell’etica della responsabilità in cui versa la società contemporanea. Pertanto si può dire che la “Settimana Santa” continua a rappresentare la sublime ed irripetibile narrazione di un immenso atto d’amore che crea profondo turbamento ed imbarazzo ed invita, senza se e senza ma, a cacciare via le cavernose e violente paure del nostro egocentrismo.

Postilla finale: Rientrando nella nostra cara polis micaelica auspichiamo che la bellissima scenografia della Processione dei Misteri si appropri del significato della Crocefissione, intesa come possesso di vera pace, come dono e fetta dello spezzare il pane (ama il prossimo tuo come te stesso), come offerta del perdono, come incontro di vera umanità in cui ci sia il trionfo del bene, della ricerca della verità, dell’amore sull’ipocrisia, inimicizia, ingratitudine. Così il valore aggiunto di tale suggestiva e pregnante manifestazione sia quello di diventare un vitale e fervido esercizio spirituale in cui una comunità trovi la ragione e l’emozione profonda del proprio cammino esistenziale.

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