Itinerario del Cristo Crocifisso

 Di Michele Romano

Il viaggio di Papa Francesco nella terra di Abramo, colui che tracciò la strada per l’avvento del Cristo con Dio che non si presenta come terribile giustiziere ma misericordioso nell’impedire il sacrificio del figlio Isacco, insieme alla dolorosa pandemia virale, ad una visione socio-politica e culturale indirizzata all’opportunismo, al menefreghismo, all’indifferenza ci ha condotto a riflettere sulla profondità dello scandalo e della follia cristiana. Nel voler comprendere la sua novità nei confronti del mondo del tempo, sia ebraico che pagano, abbiamo chiesto aiuto a Paolo di Tarso, attraverso la lettera ai Corinzi dove ci indica il carattere distintivo del cristianesimo nel mistero del Cristo crocifisso.

Ecco cosa afferma Paolo: “Fratelli, se i giudei reclamano miracoli e i greci vanno in cerca di sapienza, sappiate che egli non viene né per gli uni né per gli altri perché tra quelli che sono chiamati non sono molti i sapienti secondo la stima del mondo, non sono molti i potenti, le persone di successo. Egli ha scelto ciò che per il mondo è follia per coprire di vergogna i sapienti, ciò che per il mondo è debolezza per confondere i forti, le cose ignobili e di nessun valore per distruggere i grandi”.

Qui si trova la rottura traumatica con la mentalità dominante tra giudei e greci. Perché i primi attendono un messia cinto di potenza e di gloria, operatore di prodigi, che viene ad abbattere con forza e maestà i grandi della Terra e instaurare, dopo aver liberato dal giogo straniero, un regno di giustizia e di pace ad uso e consumo proprio.

I secondi considerano un insulto all’essenza razionale dell’uomo la concezione di Dio che sceglie di farsi carne e di abitare tra gli uomini, soffrire e morire tra essi perché la divinità è beata nella lontananza siderale dell’empireo.

Mai in nessuno luogo si era verificato rivolgimento così audace, un sovvertimento di tutti i valori antichi. Perché la visione di un dio impassibile, ordinatore dell’universo, attraverso la figura del Cristo crocifisso si trasforma in un Dio spinto da una nuova logica, quella dell’amore. E in tale contesto c’è una perdita di senso della discriminazione tra giusti e peccatori. Anzi, proprio il pubblicano, la prostituta, la samaritana diventano i figli prediletti che il padre ama di più perché soffrono di più e che non cessa di cercarli finché non ritornano a lui. Ecco il fascino attraente e commovente della figura del nazareno che pervade dentro di noi, con la nostalgia dovuta alla debolezza di non fare nostra la totale comprensione.

Questa debolezza la percepiamo anche dal comunicato degli organi di comunicazione della fede, che governano la chiesa cattolica, nel quale si afferma che non è possibile estendere la benedizione divina sulle unioni omosessuali, smantellando la logica dell’amore universale che cammina dentro l’itinerario della crocifissione. Purtroppo la logica burocratica della fede continua ad essere quella dei cristiani che hanno bruciato sul rogo altri cristiani, nella terrificante convinzione che tutti gli apostoli avrebbero fatto altrettanto.

Sperimentiamo che la rivoluzione della speranza è ancora lontana.

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