L’8 Maggio di cinquecento anni fa

Di Giacomo Retaggio

Fra alcuni giorni è l’8 maggio, festa di San Michele. Immaginate la Procida di circa cinquecento anni fa, in una giornata come questa. I Procidani che abitavano la Terra “Casata” (non ancora “Murata”) si accingevano ad andare al lavoro: i pescatori scendevano verso le cale e calette ed i “giusini” si dirigevano verso le campagne di giù l’isola. Ad un tratto da dietro Ischia spuntano le vele multicolori barbaresche. Apriti cielo! Il terrore si impossessa degli isolani. Ognuno scappa dove può; si abbassa la porta di Mezz’omo; ci si chiude nelle case; molti si rifugiano in chiesa e pregano piangendo ed a voce alta: “San Michele, pensaci” tu! Le galee barbaresche avanzano, si sentono già le voci dei marinai che invocano Allah. Che fare? Alcuni corrono verso l’altare, prendono San Michele e lo portano sugli spalti che guardano il mare di fronte alle galee corsare. Miracolo! Il cielo diventa nero, fulmini e saette lo attraversano, Tuoni fragorosi riempiono l’aria, il mare si ingrossa. I barbareschi impauriti mollano perfino le ancore e scappano gridano: “Questo è un luogo terribile!”- Qualcosa di grave è avvenuto, ma non lo sapremo mai veramente. In ogni caso San Michele “fece il “miracolo”. La conseguenza fu che da quel giorno i Procidani si sentirono al sicuro, convinti della protezione del divino arcangelo. In quel tempo, in un’ottica anti barbaresca, papa Paolo III, Farnese, organizzò una Lega Santa con Pontifici, Spagnoli, Genovesi, Veneziani, Livornesi, Napoletani. che comprendevano anche Procidani; li riunì in una grande flotta, che, dopo essersi congiunta a Cagliari, mosse alla volta di Tunisi per assestare una solenne batosta a Kar A Din capo delle milizie barbaresche. Cosa che effettivamente avvenne, tanto è vero che il capo mussulmano fu costretto a scappare con ottanta galee. Ma si legò la sconfitta al dito. A questo punto bisogna dire qualcosa su questo papa. Paolo III. fu un grande papa, ma ebbe una vita “double face”: la prima parte scioperata e godereccia, la seconda molto pia e ligia alle regole. La fortuna sua fu di avere una sorella, Giulia Farnese, molto bella ed avvenente per cui aveva letteralmente perso la testa papa Borgia, vale a dire Alessandro Vi, all’epoca cinquantottenne. L’intraprendente fanciulla, lo ricattava: “Se vuoi vedere la caviglia mi devi dare questo!” “Se vuoi vedere quest’altra cosa mi devi quest’altro!”. Finché: !” Se vuoi possedere me mi devi creare mio fratello Alessandro cardinale!”. E così lo Alessandro fu nominato cardinale. Il passaggio, poi, a papa Paolo III fu normale e prevedibile. Nel frattempo i Procidani vivevano tranquilli, sicuri della protezione di San Michele. Ma qualcosa si tramava nell’ombra: un bel mattino. precisamente il 24 giugno del 1544, giorno di San Giovanni Battista, le vele barbaresche emersero da dietro Ischia, spinte da un leggero ponentino. Kar-A. Din ce l’aveva a morte con i Procidani perchè questi avevano partecipato alla battaglia di Tunisi contro la sua flotta.  E i Procidani, uomini di mare da sempre, non avevano potuto fare a meno di parteciparvi. I corsari sbarcati ne fecero di cotte e di crude: i vecchi li ammazzarono tutti sul posto; i giovani e i bambini li rapirono per venderli come schiavi o richiederne il riscatto; ubriachi com’erano, strapparono le campane dai campanili e dissotterrarono perfino i morti dalle tombe. Ma San Michele questa volta non intervenne….Non si è mai saputo perché. così come non si è mai saputo perché di questo secondo, tragico episodio neanche se ne parli. P. S. Questi fatti sono narrati nel mio libro, edito alcuni anni fa, “All’armi! All’armi! La campana sona”.

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Un commento

  1. Auguri a tutti i procidani di una buona festa di San Michele e un augurio particolare al dott. Retaggio, memoria storica della nostra isola.

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