Procida. Commenti al vangelo di domenica 13 febbraio 2011.

Speriamo che la Quaresima arrivi presto.
Perché, siamo sinceri, ancora qualche domenica con vangeli del genere e mi converto allo Zoroastrismo. Non so voi, ma già le beatitudini a me provocano una certa acidità di stomaco, ma i due capitoli che seguono, in cui Gesù smonta pezzo per pezzo tutto quello che i devoti del tempo (e di sempre) pensavano essere l’essenziale della fede, proprio fatico ad ascoltarli. Figuriamoci a viverli.
Eppure quelle indicazioni, preziose, in cui Gesù si permette di correggere, meglio: di riportare all’origine la Legge che Dio ha donato agli uomini, ci svelano tantissimo di Dio, di Gesù, e di noi.
Don Paolo Curtaz

Venticinquesimo appuntamento, con la rubrica dedicata ai commenti al vangelo. Eccovi  il commento al vangelo di Mt 5,17-37 , di questa domenica 613 febbraio 2011,  attraverso il video di  p. Alberto Maggi con relativa trascrizione da scaricare edue riflessione di  Tonio dell’Olio

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VI TEMPO ORDINARIO – 13 febbraio 2011
COSI’ FU DETTO AGLI ANTICHI, MA IO VI DICO – Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi

OSM
Mt 5,17-37
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire,ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra,non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto,
sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, saràconsiderato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, nonentrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottopostoal giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto algiudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice:
“Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosacontro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello epoi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perchél’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione.
In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda unadonna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti
perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.

Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

La legge del cuore di Dio

di Tonio Dell’Olio

Mt 5,17-37

La parola più importante di questo brano del Discorso della Montagna è una parola piccola piccola che dice tutto il senso della missione e della predicazione di Gesù di Nazareth. È il “ma”. È ripetuto almeno sei volte e si trova nei luoghi chiave del discorso. È garanzia di continuità ma nel compimento. È discontinuità nella radicalità. È parola inaudita perché capace di provocare. È livello estremo di una coerenza che ricalca la stessa prassi di Dio. È misericordia che sovrasta la giustizia degli uomini. È nonviolenza come risposta all’ovvietà crudele della vendetta. È parola nuova che indica riconciliazione e perdono per coloro che hanno scolpito la legge del contrappasso. Comprendere che la parola, il pensiero e il giudizio uccidono più della spada. È un “ma” di un’autorità dal basso che non veste né toghe né piviali damascati né vesti sontuose. È la legge del cuore di Dio che chiede un riflesso nella vita dei suoi figli. È vita nuova capace di allontanare l’asfissia del male destinata a rincorrersi nel corso della storia, nell’eco del vento del potere e nell’ego dei micro poteri quotidiani. È parola che invita alla verità che – sola – ha il potere di salvare. È silenzio mai connivente, complice o colpevole ma essenziale, rispettoso, capace di ascolto prima che di dialogo. È una legge della polvere opposta a quella della pietra, pronta cioè ad essere trasportata via dal vento di fronte al bene sommo della vita, della pace, dell’amore.
Parola breve per fare diga agli ordini incontestabili, a tutto ciò che è legge non negoziabile, all’obbedienza pretesa per fede e contrabbandata come valore. L’obiezione della coscienza vera, autentica e profonda. È il “ma” radicale che non teme tutti i “se” e tutti i “ma” che l’ipocrisia delle nostre sovrastrutture hanno elaborato per giustificare le nostre incoerenze, i nostri limiti, le nostre ipocrisie. Insomma è l’esatto contrario dei nostri “ma” limitativi che sono steccati ai valori e all’incontro autentico con l’altro.
Controcorrente, controvento, facendosi spazio tra i pregiudizi e le opinioni correnti. Alternativa. Farla finita col “Siate buoni” per dire “Siate giusti e onesti” È deglutire le nostre omelie per dar voce solo alla sua Parola. È fare spazio a quella parola di Dio che si apre varchi e sentieri anche quando noi le sbarriamo il cammino. Parola scritta fuori riga e oltre i libri sacri. Nella vita. È lo stile di un Padre che fa piovere e sorgere il sole sopra i buoni e sopra i cattivi. È l’amore sopra ogni cosa. È parola di umiltà che si impone sulle nostre presunzioni di conoscenza della volontà di Dio. È teologia terra terra, parola che rifugge annacquamenti e diluizioni. Quel “ma” è la zona franca di Dio che si smarca dalle nostre immagini di lui, dal nostro crearlo e ricrearlo a nostra immagine e somiglianza. La vita nuova che trova respiro dietro le coltri d’incenso delle religioni. Significa smetterla con i vitelli d’oro per ritrovare il cuore pulsante di un Padre capace solo di amare. È allontanare ogni forma di mafiosità dalla nostra testa per poter fare spazio solo al rispetto per la vita in qualunque modo essa si manifesti. È non avere paura dell’amore, né di amare. Mai.
Dimostrare di aver capito che Dio è amore e che l’amore – ogni amore – è Dio. “Ma io vi dico…” insegna a centrare la vita sulla debolezza di un uomo che finisce sulla croce per ridare speranza alle nostre speranze con la resurrezione. Accogliere solo quell’autorità. È la rivoluzione vera. Quella che non uccide ma mette piuttosto in gioco la propria vita. Che rende forti i deboli per mettere in luce la fragilità dei forti. È la difesa ad oltranza della dignità impressa a fuoco nell’anima di ogni essere umano. La corona dei poveri.

*È responsabile internazionale di Libera. Ordinato prete nel 1985, è stato parroco a Bisceglie e cappellano nelle carceri di Trani. Ha collaborato per anni con don Tonino Bello. Direttore di  Mosaico di Pace e coordinatore nazionale di Pax Christi dal ‘93 al 2005, ha animato la campagna in difesa della legge 185/90 e quella contro le mine.

Don Paolo CurtazSperiamo che la Quaresima arrivi presto.
Perché, siamo sinceri, ancora qualche domenica con vangeli del genere e mi converto allo Zoroastrismo. Non so voi, ma già le beatitudini a me provocano una certa acidità di stomaco, ma i due capitoli che seguono, in cui Gesù smonta pezzo per pezzo tutto quello che i devoti del tempo (e di sempre) pensavano essere l’essenziale della fede, proprio fatico ad ascoltarli. Figuriamoci a viverli.
Eppure quelle indicazioni, preziose, in cui Gesù si permette di correggere, meglio: di riportare all’origine la Legge che Dio ha donato agli uomini, ci svelano tantissimo di Dio, di Gesù, e di noi.

Di Dio
Ci dicono che Dio sa come funzioniamo, che ci ha creato e la sua Parola, la sua Legge, i “comandamenti”, altro non sono che indicazioni per il nostro buon funzionamento. Dio non si diverte a farci impazzire mettendoci paletti e facendoci penare, proponendoci comportamenti irreprensibili (e noiosi). Dio non è geloso della nostra libertà e allora la limita. Semplicemente sa come funzioniamo, e desidera profondamente portarci alla sorgente della beatitudine, del bene. Dio è il collaboratore della nostra gioia: il peccato è male perché ci fa del male.
Quanto è bello pensare che Dio si occupa realmente di noi! E che, lui sì, ha a cuore il nostro bene!

Di Gesù
Ci dicono che Gesù prende coscienza di chi lui è, veramente. Trova nel profondo di sé la sua identità, quando l’umano e il divino cominciano ad interagire. Gesù scopre la sua missione, ma scopre anche che la sua intimità con Dio è diversa da quella che ogni uomo ha sperimentato. Ora è chiaro che in lui abita corporalmente la pienezza della divinità. E allora rilegge la Scrittura e la riporta all’origine. Prende le leggi fatte dagli uomini per tentare (ingenui!) di proteggere la Legge di Dio e le smonta. Quel ma io vi dico, perentorio, folle, inconcepibile perché pronunciato da un falegname fattosi profeta, ci dicono la misura dell’autorevolezza di Gesù, capace di mettere in discussione ciò che nessuno mai avrebbe osato contestare. Gesù non è un anarchico che sovverte le tradizioni. Egli sa distinguere fra le tradizioni degli uomini e quelle di Dio. Gesù, svelandomi il volto di Dio, mi svela il mio volto più autentico, mi aiuta veramente a realizzare la parte migliore di me. Questo Dio che mi ha progettato, costruito, plasmato, sa in che cosa consiste la felicità. E me la indica.
Certo, la strada, all’apparenza, è in salita.
Ma per salire sulle vette è quasi sempre necessaria un po’ di fatica!
Gesù, nel discorso della montagna, segue un piano ben preciso: ha iniziato parlando del Regno e di chi vi appartiene, nelle beatitudini; domenica scorsa ci ha ammonito ad uscire da une fede insipida e oscura. Oggi e nelle prossime domeniche ci indicherà degli atteggiamenti concreti da seguire che sono la conseguenza dell’illuminazione interiore.
Già alcuni giudei, i più devoti, erano stati abilissimi a manipolare gli insegnamenti di Mosé, a imprigionare il volo della libertà, ad adattare, minimalizzare, aggiustare il tiro.
Gesù scardina tutto.
Riprende a uno a uno i precetti e ne svela il senso profondo, se ne riappropria, toglie la vernice delle tradizioni umane che ne avevano smorzato lo splendore. Straordinario Gesù! Così facendo disinnesca la bomba, fa crescere i presenti, libera la legge orientandola verso Dio.
Gli astanti, come noi, si erano costruiti una gabbia dorata, sicura, una millimetrica serie di leggi così da poter dire a Dio, come ad un irreprensibile funzionario: Ho fatto tutto, non ho sgarrato.
Gesù abbatte nuovamente gli steccati, libera Dio e il suo progetto dalle nostre manipolazioni.
E proprio questa autorevolezza sarà all’origine di tanto astio, di tanta ostilità: chi pretendi di essere, Nazareno?

Di noi
Se accogliamo le beatitudini, se vogliamo insaporire la vita, non dobbiamo nasconderci dietro ad un dito.
La violenza sgorga dal cuore, non basta barricarsi dietro ad una presunto buonismo: si può uccidere anche con la lingua, fare stragi con il giudizio impietoso, genocidi con la nostra impietosa analisi. In questo mondo che ha sdoganato il pettegolezzo facendolo diventare un’attività benemerita e lucrosa (è bastato chiamarlo gossip!), il discepolo è chiamato a vedere e dire solo il bene che abita il cuore degli uomini.
La lussuria e il dominio è nel nostro cuore, non siamo un corpo, possediamo un corpo e l’altro non può diventare un oggetto. In questo tempo orribile in cui i padri plaudono le figlie che si fanno strada nella squallida notorietà delle starlette ad ogni costo e le persone si misurano dalla loro avvenenza, il discepolo ancora propone una lettura di sé e degli altri basata sulla persona, non sulla sua apparenza.La menzogna ci sta accanto, ed è inutile scaricare sempre le responsabilità sugli altri. In un mondo fasullo e menzognero il discepolo non ha bisogno di giurare perché, semplicemente dice il vero perché è vero. E non ha paura di pagare per i propri sbagli.

Per fare questo, ci ammonisce Ben Sirach, occorre scegliere fra l’acqua e il fuoco.
L’acqua che spegne ogni passione, il fuoco che divora i santi.
Siamo liberi, liberi di scegliere, drammaticamente liberi di scegliere.
Invochiamo davvero lo Spirito della Sapienza, come ci suggerisce san Paolo, per accogliere questa pagina che ci porta alla libertà interiore.

Urticante, lo so.
Prendetevela con Gesù.

Don Paolo Curtaz

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