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La magia delle Storie di palazzo

cenobio santa margheritadi Giacomo Retaggio

Metti una fresca e ventilata sera primavera inoltrata, il cortile di Santa Margherita nuova, una luna sfacciata sul pinnacolo del tempio che rende diafani ed intriganti i contorni del castello e dell’abbazia di S. Michele a picco sul mare, una cinquantina di ragazzi in costume che cantano e danzano e… la magia è totale. La magia delle “Storie di palazzo”. Ed anche la magia della “Storia” che rivive condita dall’entusiasmo e dalla freschezza di questi giovani. Con la sapiente e perspicace guida degli insegnanti questi ragazzi si sono immersi nelle vicende del passato procidano rendendolo vivo, attuale e soprattutto godibile. Compito, questo, non facile perché la materia non si presta a divagazioni.

Ed è qui che subentra l’abilità del maestro nel rendere di agevole accesso dei temi non facili. Vedi, a tal proposito, il ricorso sapiente all’aneddotica, alla battuta, al costume, al balletto ed anche all’ironia. Nella rappresentazione del passato  di Procida, in una panoramica dai Micenei ai tempi più recenti, si è assistito, la sera del 28 maggio u.s., ad una lezione di storia con tratto leggero, alla rappresentazione di un quadro con colpi di pennello rapidi, lievi e pur incisivi. Forse questi ragazzi non si neanche resi conto, nella loro ingenuità, del lavoro che hanno realizzato. Quanti degli spettatori presenti conoscevano le vicende del cardinale D’Avalos, di Carlo III, di Ferdinando IV, di Maria Carolina e di tanti altri personaggi? Quella dell’altra sera è stata veramente una lezione di storia, un’azione divulgativa sul passato di Procida ignoto alla gran massa degli isolani messe in atto da questi ragazzi sotto la spinta dei loro insegnanti.

I giovani, forse senza neanche rendersene conto, si sono così trasformati da allievi in maestri. Simpaticissima la scenetta di gelosia tra il re “nasone” e la regina, sua moglie. Re Ferdinando prediligeva Procida perché era  amante della caccia o perché ( e forse di più) gli piacevano le giovani e procaci isolane? Il “corposo e fondamentale dubbio storico” permane a tutt’oggi. Agli studiosi del futuro “l’ardua sentenza”… Allo stesso modo i Procidani sono più devoti di S. Michele o di S. Gennaro? Nel duetto fra i due il ragazzo con elmo, scudo e spada nelle vesti del primo ha affermato deciso il suo ruolo di primogenitura nelle menti degli isolani nei riguardi del secondo, anche se con tutto il rispetto possibile. Chi ha difeso i Procidani dai Barbareschi l’8 maggio del 1535? S. Michele, naturalmente. Chi li ha difesi dalla peste, qualche anno più tardi? Sempre S. Michele. E così via in una serie di avvenimenti tra il serio ed il faceto. Credenze popolari? Leggende metropolitane? Fatti realmente accaduti? Chi lo sa! E nel frattempo veniva raccontata la nostra storia con leggerezza ed agilità. Così dovrebbe essere insegnata.

Sempre, affinché tutti comprendano. E questi ragazzi ci sono riusciti benissimo. Ma il merito va soprattutto agli insegnanti Annalisa Coppola, Pina De Rubertis, Paola Scotto di Fasano, Stefania Scotto, Nuccia Scotto di Marrazzo che, anche con la collaborazione dei professori del tempo prolungato delle seconde medie, si sono impegnati per settimane nella stesura dei testi, nelle prove, nella scelta delle musiche e dei balletti. Compito non facile perché tenere a bada ed addestrare un gruppo di oltre cinquanta ragazzi di dodici, tredici anni, con i tempi che corrono, non è per nulla facile. A rendere la manifestazione  più godibile e più suggestiva è intervenuto anche il “Coro S. Leonardo” che con la sua solita bravura ha sottolineato con canti della tradizione popolare napoletana i momenti topici dello spettacolo. E’ stata veramente una bella serata. Complimenti e “ad maiora!”

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