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UNA MAMMA

mammadi Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo

Era una splendida giornata di maggio. Nel quartiere della Madonna della Libera fervevano i preparativi per la festa, che era prevista proprio per quella data.

Si udivano già  i primi spari. Un acre odore di zolfo si spandeva per la campagna, su cui era caduta una rugiada talmente copiosa, che sembrava avesse piovuto.

Mi trovavo da quelle parti per un visita urgente e nell’attraversare un lungo campo di carciofi, non mi preoccupai per niente che mi bagnassi scarpe e pantaloni.

Sull’uscio della modesta casa in fondo al campo, un uomo attempato agitava le braccia, facendomi segno di fare presto. Giunto  sul cortile, scansai distrattamente una chioccia con i suoi  numerosi pulcini, ed  entrai in casa insieme all’uomo.

Mi avvidi subito  che il caso era  grave. Sul letto una donna anziana, dal volto angosciato e  con dei tubicini che le fuoruscivano  dalle narici, si agitava in maniera scomposta, che a stento riusciva a respirare, nonostante un grande bombolone di ossigeno gorgogliasse rumorosamente a fianco del  letto.

Capii subito che era in edema polmonare. Il suo cuore malandato, non riuscendo  più a pompare il sangue,  le aveva completamente intasato i polmoni.

Non persi tempo. Rivolto all’uomo, che  era entrato con me, gli  chiesi una bacinella e lo pregai di mantenermela a portata di mano. Poi, presa una siringa dalla borsa, e stretto al braccio dell’anziana donna un laccio, le cominciai ad estrarre sangue da una vena, che  man mano svuotavo nell’improvvisato recipiente. L’uomo nel sorreggerlo, teneva  il volto girato di lato (non avevo considerato che si potesse impressionare).

Nel frattempo  entrarono uno dopo l’altro altri tre  uomini, pure loro anziani, e con faccia apprensiva, si disposero dietro il mio momentaneo collaboratore.

Soltanto dopo un salasso di sangue  di quasi mezzo litro, la donna cominciò a riprendersi.

Il suo viso da contratto cominciò a distendersi, le sue labbra da bluastre divennero di nuovo rosee, e il suo sguardo spento si riaccese.

A me dedicò soltanto una occhiata furtiva, poi si soffermò sui quattro astanti.

Dopo averli squadrati uno per uno, come volesse contarli, rivolse la sua faccia, stranamente  inquieta, in direzione della porta, come se aspettasse  che da un momento all’altro entrasse qualcuno.

Io le tastai il polso. E notando che la frequenza era  tornata normale, le sorrisi soddisfatto.

Da lei non mi aspettavo nessuna riconoscenza, ma  almeno uno sguardo, questo sì.

Niente invece. Continuava a fissare la porta con evidente inquietudine.

Le presi  allora l’intera mano fra le mie e cercai di rincuorarla.

– Non ti preoccupare, ora ti sei ripresa! – le dissi- è stato il tuo  cuore che  ha fatto i capricci. Ormai tutto è passato!  –

-No! Caro dottore.  Sarà pure come dici tu, ma io sto per morire. Me lo sento. – rispose l’anziana donna con un filo di voce  e con lo sguardo ostinatamente rivolto alla porta.– Tra i miei figli non vedo Salvatore. Perché  non è ancora venuto?. Vorrei salutarli tutti e cinque assieme, per l’ultima volta -.

Io mi girai allora di lato. Guardai uno per uno quegli uomini maturi. Ognuno di loro aveva una lacrima che gli  solcava il viso. Capii che fossero quelli i suoi figli. Spontaneamente li contai. Effettivamente ne mancava uno.

Rivolto allora a colui che mi stava più vicino –  Stai tranquillo, sono sicuro che tuo fratello   troverà tua  madre ancora viva  – dissi come per rincuorarlo.

Ma lui, sconsolato mi rispose:- No! Mio fratello Salvatore, la mamma,  non la vedrà mai più. E’ morto la settimana scorsa, e lei non ne sa niente –

Io,  che non avevo mai lasciato il polso della malata, notai proprio in quel momento  che il cuore  ricominciava  a  perdere colpi.  Rimasi per un attimo interdetto, quasi preso dalla disperazione.

L’anziana donna, smise di guardare verso l’uscio. Mi fissò per un attimo e poi rivolse lo sguardo verso il cielo. La sentii sussurrare  con voce flebile ma chiaramente percepibile il nome del figlio.

– Salvatore! Salvatore! Figlio mio! – invocava,  mentre il suo volto si illuminava di un dolce sorriso.

Presentava la stessa espressione di piacevole sorpresa, di una mamma che dopo aver perso il figlio tra la folla, alla fermata del treno, salga  e   lo ritrovi alla fine già seduto nello scompartimento. Avvertii in quel preciso istante che il cuore della donna si era fermato per sempre. Sul suo volto  era rimasto come  stampato quel dolce sorriso.

Ricordai allora la Madonna ai piedi della Croce  Probabilmente aveva la stessa serena espressione nel guardare suo Figlio morto.

Mi commossi e per nascondere le lacrime che mi solcavano il viso, uscii all’esterno.

Dalla vicina Chiesa si sentivano le campane suonare a festa. Nel cortile intanto la chioccia, radunati tutti i suoi pulcini, continuava a covarli con amorevole indifferenza.

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