Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca

di Giacomo Retaggio

Mi rendo conto che la nostra bella isoletta è piuttosto stravolta dagli avvenimenti di questa settimana. Ma quelli che sono più storditi sono i Procidani che vedono sconvolto il loro modo di vivere e di essere. Amici miei ci vuole pazienza, molta pazienza. Non si diventa capitale della cultura come se fosse un fatto normale e di tutti i giorni: un certo grado di disagio bisogna pur averlo. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. E poi non bisogna dimenticare che sull’isola calerà (è proprio il caso di dirlo! il presidente Mattarella). E’ un onore immenso, ma anche una notevole responsabilità. La situazione internazionale in modo particolare impone criteri di protezione eccezionali. E’ per questo che si dispiegherà un enorme apparato di sicurezza. Per una volta tanto dobbiamo accettare di buon grado delle limitazioni e dei sacrifici al nostro modo di agire. Se c’è da fare qualche recriminazione non è per questo, ma per altre manchevolezze che traggono la loro ragion d’essere nel modo sbagliato con cui è stata condotta tutta l’operazione “Procida capitale”. Ma questo lo abbiamo già evidenziato. In effetti tutto è passato e passerà sulla testa dei Procidani senza il benché minimo loro coinvolgimento. Sento lamentele in tal senso da più parti. A cominciare dal libro di “Repubblica”, che ha ignorato qualsiasi elemento locale ad altre mancanze più o meno evidenti. Tutta la Settimana Santa procidana (uno dei punti di forza della cultura nostrana) è stata ignorata. Una minima riflessione sul Cristo morto si poteva organizzare e mettere in atto, ma non è stata fatta! Così come per la processione del Venerdì Santo. E’ tutto un bagaglio culturale che è stato ignorato perché alla stesura del programma non ha partecipato nessun procidano. Che volete che sappia delle cose isolane una persona, sia pur rispettabile, che viene da fuori e che fino a pochi mesi fa probabilmente non sapeva neanche Procida dove fosse? Dovevano essere gli elementi locali ad imbeccarlo, a consigliarlo, a metterlo in guardia. Ma questo non è stato fatto e ….adesso cosa vogliamo? Possiamo solo lamentarci e pregare il Padre Eterno che tutto vada nel migliore dei modi. Perché i tempi che viviamo sono tempi bui, tristi, luttuosi, da nuovo Medio Evo.

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3 commenti

  1. AnnaRosaria Meglio

    Buonasera Dottore ha ragione in tutto quel che ai scritto ma adesso pensiamo a fare una bella figura ,guardiamo avanti ,perche” veramente i venti di guerra soffiano anche su di noi. che Dio ce la mandi buona e che finisce questa catastrofe mondiale. Cari saluti

    • giacomo retaggio

      Ho messo sempre Procida davanti a tutto e a tutti. E tu lo sai benissimo. E’ logico che in questo momento dobbiamo pensare solo alla nostra Procida, ma non vorrei che questa nostra passione per la nostra isola diventi un alibi per persone in malafede che godono a fare le prime donne e ad scludere altri non loro graditi. Se deve valere l’amore per Procida, deve valere per tutti. Nel mio articolo ho scritto la pura e semplice verità. Puoi dirmi che non è vero? Un abbraccio.
      Ho sempre messo Procida davanti a tutto e a tutti. Il mio amore per la nostra isola è noto a tutti. Questo, però, non deve servire come alibi per escludere le persone non gradite. Un abbraccio.

  2. Forse sarebbe il caso di pensare a cosa resterà di Procida dopo la “capitalizzazione” per approntare qualche correttivo, se ancora possibile. Ci sarà un modo migliore di vivere a Procida? E’ indubbio che l’impatto maggiore sarà di tipo turistico, in senso di ospitalità di breve termine, tipo mordi e fuggi. Proliferano già i B&B e la proliferazione resterà tumultuosa anche in futuro. Non vi sono le strutture alberghiere e i vantaggi di un turismo di qualità sarà sfruttato da Ischia, per esempio, che dista 15 minuti… Il turismo familiare è già scomparso, in seguito al solo avviso della vittoria, e non ci sarà mai più per i costi proibitivi. Tonnellate di turisti saranno scaricati sulla piccola isola e la maggior parte di questi giungerà dotato di colazione al sacco. Molti Procidani, già ricchi, si arricchiranno di più, ma saranno schiavi di un ritmo frenetico di lavoro, senza pause. Il Comune fornirà servizi più efficienti ai suoi cittadini? Forse, ma il Comune ha già rinunciato all’industria, l’unica presente nell’isola, il porto turistico, avendo dismesso inesorabilmente le sue quote per un piatto di lenticchie.
    Naturalmente, non vale la pena qui di parlare di cose che pure costituiscono valore nella definizione della qualità di vita, ma che non hanno rilevanza economia, almeno nell’immediato. Come in tutte le occasioni cruciali, bisogna essere dotati di intelletto e di etica lungimiranza. Io ancora spero. la speranza è l’ultima a morire.

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