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Commemorazione dei defunti. Riflessioni di José Maria CASTILLO

Per questa giornata dedicata alla commemorazione dei defunti vi proponiamo una interessante riflessioni  p. José Maria CASTILLO

IO HO FATTO CONOSCERE IL TUO NOME

Gv 17, 24?26 [In quel tempo,] così parlò Gesù e, levati gli occhi al cielo, disse: «Padre, voglio che anche quelli che tu mi hai dato siano con me, dove sono io, affinché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato, poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, io invece ti ho conosciuto e costoro hanno riconosciuto che tu mi hai mandato. Io ho fatto loro conoscere il tuo Nome e continuerò a farlo conoscere, affinché l’ amore con cui tu mi hai amato sia in essi, ed io in loro».

1. E’ inevitabile che il giorno dei defunti ricordiamo quelli che sono morti, specialmente quelli che, per vincoli di sangue, amicizia o ammirazione, rappresentano qualcosa di importante nella vita. Tuttavia, quello che più importa in questo giorno non è guardare a quello che è già avvenuto, ma centrare la nostra attenzione su quello che tutti noi dobbiamo affrontare: il problema del futuro, del nostro futuro, nella morte ed al di là della morte.
2. Per fare un po’ di chiarezza su questo argomento, la prima cosa da dire è questa: l’essere
umano non è composto di due elementi, il corpo e l’anima. Questa distinzione non ha il suo
fondamento nella Bibbia. E neanche nel pensiero greco antico, prima del secolo V. Il
pensiero biblico non è dualista, ma unitario. E nel pensiero greco originario l’«anima» non
era prigioniera del corpo; era la vita o lo spirito del corpo (N. K. Chadwick). L’essere umano
implica essenzialmente la corporalità, cioè è costituito da un corpo animato dallo spirito.

3. La conseguenza logica che ne consegue da ciò che ho detto, è che la morte non consiste
nella separazione dell’anima e del corpo. La morte non è una separazione, ma una
trasformazione. Cioè, nel momento stesso in cui, secondo la scienza medica, avviene il
decesso della persona, in questo stesso istante avviene la resurrezione, che è la
trasformazione dell’essere umano temporale nell’essere che trascende lo spazio ed il
tempo, in modo che così entra in una nuova condizione e forma di esistenza. Quindi, il
giorno dei defunti non dovrebbe essere un giorno di pena e tristezza, ma di speranza e di
allegria. Perché questo giorno ci dice che non siamo condannati al fallimento, alla
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frustrazione ed alla scomparsa. Il nostro destino è la pienezza di vita. La pienezza di una
vita senza alcun limite.

Traduzione da : JOSE’ MARIA CASTILLO, La religión de Jesús, Desclée De Brouwer, 2010, p. 567.

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