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Numeri, statistiche e mass-media. Gli italiani e la realtà

di Nicola Silenti da Destra.it

Un’opinione pubblica, consapevole e pienamente informata. Il primo requisito di una nazione evoluta e al passo di un mondo che corre sempre più spedito consiste nella capacità di rispondere in modo adeguato a questo bisogno fondamentale. Non può esistere sviluppo, infatti, senza la capacità di un popolo e delle proprie istituzioni di incidere sulla realtà avendone una comprensione adeguata, mantenendo così la maggioranza dei cittadini a una distanza di sicurezza dalle false leggende, e dalle credenze infondate. In altre parole, preservando la pubblica opinione dalle bugie e dalle bufale, le vere grandi piaghe dell’epoca contemporanea della comunicazione di massa.
Un bisogno che chiama in causa i cittadini italiani, con il loro carico non più tollerabile di doveri civici ignorati e di partecipazione democratica assente o inadeguata e la classe dirigente italiana, incapace di fare fronte a questa necessità ineludibile con un sistema scolastico sempre più sguarnito di mezzi e un servizio pubblico radiotelevisivo degno di questo nome. Solo così si spiegano i dati nefasti delle indagini demoscopiche e delle analisi statistiche degli ultimi anni che vedono con desolante regolarità l’Italia ai primi posti delle classifiche mondiali per l’ignoranza dei propri cittadini: ignoranza intesa come mancata conoscenza e incapacità complessiva di riconoscere e saper interpretare la realtà. Un deficit culturale tutto italiano, quello della percezione della realtà in cui viviamo, tornato in questi giorni alla ribalta con l’uscita del libro “Dare i numeri. Le percezioni sbagliate sulla realtà sociale” di Nando Pagnoncelli, uno studio attento e approfondito sul fenomeno condotto lo scorso anno in 33 nazioni e ripreso con ampio spazio nelle pagine del Corriere della Sera dall’editorialista Gian Antonio Stella, a testimonianza di una piaga che assume sempre di più proporzioni inaccettabili.
Per avere un’idea delle dimensioni del fenomeno occorre prestare attenzione ai numeri. Da questi, solo per citare i più eclatanti, si evince che buona parte dei nostri connazionali crede che il tasso di disoccupazione nel Paese sia del 49 per cento (a fronte del dato reale del 12 per cento), che la percentuale dei musulmani in Italia sia del 20 per cento (invece del 3 per cento reale), che la quota di migranti rispetto alla popolazione sia del 26 per cento (invece dell’otto per cento), che l’età media sia di 59 anni (invece di 44,4 anni, dato corretto) e che gli over 65 siano pari al 48 per cento della popolazione (anziché il 21 per cento, dato corretto) e una congerie di altri strafalcioni dello stesso tenore. Una percezione complessiva dei fenomeni distorta e alterata, che non investe soltanto materie delicate come religione e immigrazione ma che si ripercuote su ogni aspetto della vita pubblica e del dibattito politico.
False credenze facili da strumentalizzare per una dilagante politica superficiale, che ha gioco agevole come non mai nell’indirizzare a proprio piacimento una fetta consistente della nostra popolazione: quella più indifesa, che non legge e non si informa, che ignora le grandi questioni e che così si costruisce un castello di certezze impossibili da scalfire pur essendo basato su una realtà inesistente.
Uno spettro inquietante, se inserito in un Paese ogni giorno di più affannato a rincorrere le dicerie invece di dedicarsi ai fatti.

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Un commento

  1. …………………..DA GLI ITALIANI E LA REALTA’………………………………..

    L’ italiano considera i dati acquisiti sui principali mezzi d’informazione come oro colato; poi che non è abituato a verifiche dirette .
    Mi spiego meglio, sin che non si impegna in avventure
    coinvolgenti e personali, l’italiano parla per ” sentito dire ”
    e manifesta, a volte ostinatamente, idee preconcette,
    cioè pilotate da chi ha tutto l’interesse di manovrare i fili di potere .
    Un primo esempio lo verifichiamo ogni qual volta viene a contatto con una realtà mai immaginata o mal vissuta .
    Egli condivide opinioni non proprie, ma che fanno comodo
    ai propri vetusti e collaudati convincimenti .
    Percepisce una realtà senza decodificarla,
    costruisce una tesi senza analisi .
    A volte profondamente ignorante dei veri fatti accaduti,
    vota, prega e agisce per una linea di pensiero che non è propria,
    non rappresenta esperienza diretta
    ne coinvolge direttamente alcun personale interesse
    nella scelta operata !
    Bisognerebbe fare un esame di pensiero perlomeno
    a chi opera precise e definitive scelte nell’ambito del sociale,
    onde evitare errori di valutazione per un impiego,
    giusto e ponderato, d’ogni conoscenza acquisita !

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