Politica. Rilanciare il PRC e la FDS

di Vittorio Cerase – Nel Prc ci sono tante idee, tanti temi che discutiamo e affrontiamo, ma manca una piattaforma immediata sulla quale costruire una mobilitazione del Partito e delle iniziative nel Paese. Non possiamo solo giocare di rimessa, al rimorchio di quello che fanno gli altri, o limitarci ad analizzare (quest’analisi ci vuole anche ma non basta) e a dividerci sulla politica del palazzo. Guardiamo anche a noi dunque e al Paese reale. Il Partito nei territori, i circoli, le iscritte e gli iscritti, alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, forse si aspettavano delle indicazioni più precise e continuano ad attendere delle risposte puntuali. Dobbiamo interrogarci su come tradurre in campagne le idee che pure emergono nelle discussioni. ?Una semplice e chiara “piattaforma rivendicativa” con alcuni punti qualificanti (il lavoro, la scuola, i beni comuni, la difesa della Costituzione) serve non solo a definire le priorità sulle quali costruire campagne e iniziative nei prossimi mesi ma anche a far delineare la nostra identità. Una proposta questa che andrebbe discussa nei circoli, avviando quindi – come previsto anche in una delle ultime riunioni del comitato politico nazionale – una consultazione larga nel Partito che serva anche come fase di ascolto delle esigenze interne e come strumento di ripristino della partecipazione nel Partito e di rilancio del protagonismo delle iscritte e degli iscritti. Inoltre, è giusto dire che dobbiamo investire sul lavoro e sulla manifestazione della Fiom del 16 ottobre. Una data importante questa, soprattutto se caricata di significati che parlano di unificazione di tutte le lotte in corso. Bene dunque fa il nostro Partito, bene fa la Federazione della Sinistra, a credere in questa manifestazione e a sostenere e promuovere le iniziative per dar vita al percorso verso il 16 ottobre. E’ giusta l’analisi che rimette al centro il tema del lavoro, ma su questo occorre costruire un elemento di coerenza politica facendo sì che il 16 ottobre non rappresenti un punto di arrivo ma una tappa nel processo di costruzione e rilancio del conflitto nel nostro Paese.Se davvero vogliamo riemergere dalle secche in cui ci siamo impantanati, dobbiamo avere la capacità di investire politicamente su alcuni temi chiave sui quali costruire un progetto, una identità, una riconoscibilità, che ci facciano percepire come utili e portatori non soltanto di solidarietà ma anche di proposte concrete e di un orizzonte. Campagne che servano a unire e motivare le compagne e i compagni. Se vogliamo davvero rivendicare una nostra diversità e distinguerci dal politichese imperante dobbiamo imparare a parlare il linguaggio di chi patisce le sofferenze di un mondo che esclude, emargina, spreme i lavoratori e poi li getta in un remoto andito della società. Queste le condizioni necessarie per farci essere un Partito altro e non un altro partito.

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