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La Processione del Venerdì Santo diventi patrimonio dell’umanità

venerdi santo 2014 cristodi Michele Romano

Ancora una volta, il meglio di sé, l’isola di Arturo, lo offre in una giornata “simbolo” del sacro: il Venerdì Santo. Con la sua processione secolare, in cui percorre gli aspetti più salienti della “Passione di Cristo”.

Ormai i “Misteri”, frutto di un lavoro creativo, rigoroso ed appassionato, di tanti giovani che con le loro raffigurazioni, ritualità liturgiche e messaggi di acuta profondità, stanno, sempre di più, acquistando la dimensione di testimoni ed artefici di un patrimonio collettiva che va al di là del proprio territorio, tale da assumere uno spessore universale. Ciò sorprende perché questa giornata possiamo definirla “miracolosa”, in quanto va contro tendenza all’opacità, al cinismo, all’isolamento egocentrico, alla mancanza di prospettive che, da molto tempo, caratterizza l’itinerario della quotidianità della comunità isolana.

Ebbene, in questi momenti, cosa scopri, osservando i volti dei protagonisti della Processione, del popolo partecipe? Che nel sommerso interiore dei figli della “Terra Mikhaelica”, trova dimora una spiritualità peculiare in cui il credere in Dio non trova sostegno negli argomenti che propone la ragione ma nella necessità di cercare risposte alle angustie esistenziali come la consolazione del dolore, la precarietà del vivere, l’aspettativa di una giustizia ultraterrena, l’angoscia della morte, la penetrante, fondamentale ed intensa ricerca di quel senso e quel significato, senza i quali la nostra vita non trovava motivi su cui poggiare l’essenza dell’esistere (Cosa simboleggia “Il cammino di Santiago di Compostela” se non il percorso verso l’orizzonte del senso che alimenta la forza ad andare avanti).

Tutto questo stato d’animo misterioso si manifesta in modo stupefacente attraverso l’appello altamente espressivo della tavola “Liberaci dal male” accompagnata da una poesia molto significativa dell’ideatore Vincenzo, in cui traspare la profonda sensibilità e l’attenzione verso le problematiche della società attuale, del sempre qualitativo profilo artistico di Nico, della meravigliosa rappresentazione della tavola “Gettate le reti dal lato destro della barca”, l’originalità della tavola con sculture fatte in cartone, della pregnanza creativa del costruttore del “legno traforato”, della presenza significativa, dopo 50 anni, grazie alla sensibilità di Porfirio e i suoi amici, delle “Sette parole”, in cui è concentrata l’essenza della sofferenza umana del Cristo dentro una cornice dove tutte le altre rappresentazioni raggiungono livelli intensi di trasporto e di meraviglia, tanto da meritare la definizione di “Museo” della memoria storica itinerante.

Ma i protagonisti, in assoluto, quest’anno sono diventati il soffio vitale dell’entrata delle donne in una realtà duramente maschile, rappresentata dalle Congreghe e  il “colore” in tutti i suoi aspetti variopinti, unico a sapere esprimere un nuovo sentimento emergente anche a Procida, quello della speranza, della gioia, del rinnovarsi, del cambiamento dietro la spinta di Papa Francesco e dei primi segnali offerti da chi, da poco, guida la società italiana. Infine, ritengo che è giunto il momento, visto che già è stato ottenuto da eventi d’altri borghi meno significativi del nostro, grazie forse ad una maggiore capacità di presentarsi, di colmare un colpevole ritardo: inserire la Processione del Venerdì Santo con i suoi “Misteri” nel Patrimonio dell’Unesco.

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