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Procida: Luglio Mariano A S. Maria Delle Grazie

di Francesco Marino

Anche quest’anno il mese di luglio dedicato alla Madonna, sarà l’anno, come da secoli, in cui tutti i procidani si recheranno almeno una volta al giorno nel santuario di S. Maria delle Grazie ad invocare Maria “Colei che tutto può”. Quest’anno i procidani avranno una grazia particolare da chiedere alla Regina delle Grazie : La liberazione dei marittimi procidani e non, prigionieri in Somalia.
Quindi anche quest’anno il silenzio di Piazza dei Martiri, una piazza stile De Chirico dopo il restyling sapiente dell’arch. Angela LARATO, sarà interrotto dai passi dei fedeli che al mattino presto si recheranno al Santuario per recitare il rosario dialettale, reso celebre anni fa’ dalla Compagnia di canto popolare diretta, allora, da Roberto De Simone, Anche la RAI 1 darà spazio all’evento nell’ambito della nota trasmissione “ A sua immagine”.
Riportiamo per informazione dei nostri lettori alcune notizie storiche del Santuario della Madonna delle Grazie:
Le prime notizie storiche sulla chiesa della Madonna delle Grazie risalgono al 1500. «Nel 1521 – si legge nella Storia di Procida di Michele Parascandolo – c’era già la cappella o chiesetta di S. Maria delle Grazie in granciam (che significa granaio, fattoria)…Essa confinava con lo Scarrupato dalla parte superiore, con la via pubblica dalla parte inferiore e dalla parte d’oriente… Nella Chiesa vedevasi un dipinto della Vergine, dei candelabri, dei voti appesi e una costa di balena».
La chiesetta fu ampliata nel 1600, ma non ebbe la sufficiente altezza, perché i baroni Di Iorio, che abitavano nella torre di rimpetto, lo impedirono per avere più libera la vista del mare e dell’isola.
Altre trasformazioni si resero necessarie nel tempo per la particolare configurazione geografica della chiesa, mentre la maestosa cupola troneggia, tra cielo e mare, sullo scenario incantevole della Marina Corricella dal 1928.
Data del 1734. i due troni di legno dorato del Crocifisso e di S. Giuseppe sono opera dei sigg. Palazzetti di Napoli, che hanno lasciato i segni della loro valentia e sensibilità artistica anche in altre chiese dì Procida.
A distanza di più di un secolo, il 26 giugno 1863 fu consacrato l’attuale altare maggiore, fatto di sceltissimi marmi e con un bellissimo ciborio. Quindi fu costruito nel 1866 l’altare, originariamente dedicato alla Beata Vergine della Salette, quando era nel pieno fervore il culto alle Apparizioni della Vergine in quella terra di Francia, e su cui oggi è esposto un quadro della giovinetta martire S. Maria Goretti. L’ultimo altare (del 1867) è quello dedicato a S. Francesco di Assisi, dove il serafico Patriarca è dipinto su di una vecchia tela proprio con il Serafino, quando ricevette le Stimmate.
La nostra chiesa ha una tradizione francescana ed era tra le privilegiate per l’acquisto della Indulgenza della Porziuncola, come si rileva da una lapide del 1881.
In sacrestia fu portata a termine, nel 1890, il vestiario, solido e artistico lavoro di intarsio molto ammirato, fu eseguito da Gaetano Lauro, e tramanda le figure di Salvatore e Bernardino Albano, collettori (amministratori), e dì Luigi Perillo, economo (curatore delle anime).
Nell’interno delle vele della cupola si possono ammirare dei dipinti, raffiguranti la gloria degli angeli, risalenti al 1928 data di costruzione della cupola.
Nello studio del parroco, una botola in marmo bianco ricorda che nel sotterraneo di quella stanzetta furono sepolti i sedici martiri della libertà, fatti impiccare dai Borboni nel giugno del 1799 per aver essi aderito alla Repubblica partenopea nella piazza antistante la chiesa, denominata per questo nel 1864 Piazza dei Martiri. Tra quegli eroici ci sono tre sacerdoti: il Vicario Curato di S. Michele D. Nicolò Lubrano di Vavaria, D. Antonio Scialoia, zio dell’omonimo Statista ed economista, la cui statua è nella piazza citata, e D. Antonio De Luca di Ischia, i quali diedero un luminoso esempio di dignità civica e di fierezza cristiana
Il «cuore» della nostra chiesa è però «Lei»: la deliziosa Immagine della Vergine, la cui origine si perde nel tempo. Da una lapide sappiamo che i Procidani l’adornarono di oro, di argento, di marmi nel 1854, in ringraziamento per la liberazione dalla peste.
Nella storia secolare di parrocchia fu incastonata il 10 agosto 1924 una gemma fulgidissima, la solenne Incoronazione dell’antica, venerata e prodigiosa Immagine, compiuta dal Card. Alessio Ascalesi (il suo stemma assieme a quello del Papa dell’epoca, Pio XI, è nella icona dell’abside) per l’iniziativa e lo zelo del primo parroco Mons. Domenico Amalfitano. L’Incoronazione portò al riconoscimento alla nostra chiesa, da parte dell’Autorità Diocesana, nel 1930, del titolo di Santuario Mariano. La storica data viene celebrata ogni anno con solenni riti pontificali, e ogni cinque anni anche con manifestazioni esterne, che culminano quasi sempre con una caratteristica processione a mare.
Il 1974 fu un anno eccezionale, si compiva il Cinquantenario della Incoronazione, e la comunità mariana di Procida ebbe l’onore e la gioia della parola augusta del S. Padre Paolo VI, il quale a un numeroso pellegrinaggio che si era recato a far egli visita a Castelgandolfo, il 24 luglio 1974, così parlava:“… Noi conosciamo la spirituale freschezza dei sentimenti che, non soltanto per l’influsso della tradizione dei padri, ma anche e soprattutto per intima convinzione, vi spinge a professare speciale devozione alla Vergine Santa. Nella fiducia che la ricorrenza cinquantenaria sarà per voi e per le vostre famiglie occasione e stimolo per crescere nella fede e per irrobustirla alla luce degli esempi della Madre celeste, di cuore vi impartiamo la nostra Benedizione Apostolica”.
Nell’ottantasettesimo – 2011 – di quella ricorrenza, il parroco Don Lello Ponticelli coadiuvato da alcuni neo sacerdoti farà rivivere le parole di Paolo VI nelle sue “prediche” quotidiane.

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