Procida. Mobilità: fare un passo indietro per il bene dell’isola.

di Michele Romano

Ancora una volta Procida è pervasa da una tragedia immane di fronte alla quale si resta del tutto annichiliti davanti alla perdita così raccapricciante di una giovane vita.

Ma, questa volta, non può bastare, come è successo per altri tragici eventi del passato, una settimana di piagnistei, di angoscia, di lacrime di pseudo riflessioni sociologiche e poi trascorsa la fase dolorosa ed emotiva, ci si rituffa nel cuore delle tenebre del caos quotidiano in attesa di un altro giorno di tragedia. Bisogna mettere un punto e comprendere tutti insieme, Istituzioni e Cittadini, che non è più possibile andare avanti, in modo pervicace, a vivere senza regole e senza alcun senso di responsabilità in cui nello spazio di un mattino si possono spegnere i sogni e le speranze di una esistenza.

Il problema della mobilità di un territorio di appena quattro chilometri quadrati è semplicemente terrificante, sembra di stare in una bolgia infernale di memoria dantesca in cui i costi umani sul piano dell’inquinamento e della salute stanno assumendo dimensioni allarmanti. Ciò è dovuto anche al fatto di essere diventati prigionieri di pessime abitudini costruite su soprusi, furbizie, egoismi, permissivismi, tornaconti, atteggiamenti prevaricatori tanto da essere racchiusi in una camicia di Nesso, intrisa di sangue da cui è necessario uscire per il bene comune.

Pertanto urge che, da una parte, chi governa e tutte le Istituzioni nel loro insieme la smettano di adottare provvedimenti palliativi che oltre ad essere inefficaci ed inefficienti, hanno spesso prodotto caos su caos, ma si impegnino a sviluppare un sistema di servizi ispirati ad una filosofia chiara e trasparente che induca la cittadinanza a liberare la nostra meravigliosa isola dalla morsa pestifera e catodica in cui è caduta. D’altra parte è cosa necessaria che le categorie sociali (commercianti, operatori turistici, tassisti, etc) e i cittadini tutti, entrino profondamente nella consapevolezza di fare passi indietro e di modificare le proprie costumanze, tenendo presente che attraverso l’osservatorio di chi ci viene a vistare per la prima volta da luoghi lontani con l’immaginario dell’isola idilliaca, se ne va con la visione di un sito, per quanto stupendo, intriso di terrore e paura.

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6 commenti

  1. Caro Michele, quanta verità nelle tue parole, forse, nella forma, troppo rispettose dei concittadini, ma credo sia nel tuo carattere. Allora cerco di essere un po’ più diretto per evitare di non essere compreso o di dare falsi alibi all’inciviltà regnante. Se la perdita di una vita induce a sentimenti di commozione, questi non possono originare solo sterili parole di circostanza ma dovrebbero spingere ad una più profonda riflessione. Non conosco la dinamica dell’incidente ma, per gli effetti che ha avuto, è ragionevole pensare che qualcuno corresse troppo e non sia riuscito a governare il veicolo in un momento di difficoltà. È accaduto di notte quando il diminuito, non certo scarso, traffico spinge qualcuno a liberare i propri istinti viscerali e a mostrare una inesistente superiorità attraverso l’uso sconsiderato dei veicoli.
    In un precedente intervento sul blog, qualcuno si mostrava fiducioso, o forse solo speranzoso, in un miglioramento futuro della situazione, io non condivido la sua speranza anzi sono piuttosto pessimista perché mi sembra che le nuove generazioni procidane derivino da una mutazione genetica che le fa nascere con le ruote e con scarse facoltà intellettive. Non ho mai, ripeto mai, visto un comportamento civile fra i guidatori procidani. Penso che a nessuno possa sfuggire la presunzione di proprietà privata delle strade che vengono trasformate in salotti per lo scambio di chiacchiere tra guidatori e guidatori o tra guidatori e pedoni, il parcheggio randomizzato di tutti i veicoli che vengono abbandonati più che parcheggiati, o i tentativi di passare per primi in una strettoia, magari creata da un veicolo fermo per i motivi di prima, anche se la propria destra è occupata e con questa manovra si finisca ad invadere l’opposta corsia di marcia. Il tutto fregandosene degli altri guidatori o pedoni che devono passare. In realtà credo che a Procida pochissimi usino la macchina o lo scooter per necessità. In fondo la strada è lunga 4 Km e si percorre tutta in circa 45 minuti a piedi ma i veicoli servono a fare le”vasche” dalla Chiaiolella alla Marina e dalla Marina alla Chiaiolella in un turbinio di alienazione e di insulsaggine che serve solo a creare caos la cui intensità è tale che ci si meraviglia se gli incidenti non siano molto più numerosi. Poi diciamoci la verità cosa ci fanno più di 2500 macchine ed altrettanti motorini residenti? Se uscissero tutti insieme le strade di Procida non riuscirebbero a contenerle ma, ognuno di noi sente la necessità compulsiva di possedere un veicolo motorizzato e, quando può, utilizzarlo come uno strumento di superiorità sugli altri. E proprio questo abnorme numero di veicoli sta trasformando Procida rendendola, se possibile, ancora più invivibile. Così, non avendo spazio sufficiente nelle strade, gli orti, i giardini e qualunque terreno, vengono adibiti a posti auto cancellando definitivamente quei pochi metri quadri di verde che erano salvati dalla cementificazione selvaggia. In questo caos endemico gli autobus, pure vecchi ed inquinanti, hanno difficoltà a muoversi e impiegano 20-30 minuti ad andare dalla Chiaiolella alla Marina mentre,prima delle sette di mattina, lo stesso percorso viene fatto in poco più di CINQUE minuti. Senza contare il fatto che i veicoli grandi sono costretti, magari proprio dalle auto parcheggiate come avviene alla Chiaiolella, a rasentare i muri proprio dove ci sono gli accessi ad esercizi commerciali dai quali potrebbe uscire improvvisamente un bambino che, in queste condizioni, non avrebbe scampo. Quanto poi ai visitatori posso dirti che nel settembre di due anni fa ho fatto venire dei colleghi per studiare l’ipotesi di organizzare un congresso scientifico, che molto spesso si tiene ad Ischia, sfruttando le aree ristrutturate del convento di Terra Murata, ebbene, qualcuno di loro, sbarcato dal traghetto e vista la situazione della Marina mentre camminavamo per raggiungere l’albergo, avrebbe voluto risalire sullo stesso traghetto e ripartire immediatamente.
    Come tu dici, sarebbe veramente il caso di ripensare lo stile di vita e la rincorsa verso i simboli fatui del benessere e porre fine a queste situazioni di caos sia terrestre che marittimo che sta avviluppando l’isola.
    Felice

  2. Geppino Pugliese

    Con tutto il rispetto

    di Romano M.,mi dissocio totalmente da quello che asserisce.
    Presentare Procida come una “bolgia infernale”,” luogo di terrore e paura”,è semplicemente ridicolo,riduttivo all’ennesima potenza,oltre che falso e diffamatorio.

    Mi immagino un turista che legge questo articolo(uscito anche sul ” IlGolfo “),veramente rimarrebbe terrorizzato.

    Si ,è vero,magari sull’isola ci sono troppi veicoli( e dove non ce ne sono),magari c’è l’intemperanza di qualche centauro,qualcuno che non rispetta il codice stradale,ma dipingere Procida ,pur sull’onda emozionale di un incidente stradale causato non esattamente da che cosa,è fuorviante.
    Potrei citare un caso statistico: di incidenti stradali mortali o comunque gravissimi,considerato l’elevato numero di veicoli ,si possono contare in percentuali prossimi allo zero.

    Di ” sfascisti ” a Procida ce ne sono già troppi. I ” passi indietro “li dovrebbero fare tutti, e in tutti i campi, specialmente nel settore sanitario….

  3. Ha ragione il Sig. Geppino.
    Ma in fondo si è trattato di un semplice incidente, anzi, sarebbe stato meglio non citare nemmeno i nomi degli sventurati;
    e poi.. . giustamente, le statistiche dicono che si è trattato solo di incidenza zero.
    Va a finire che mo i turisti non vengono più nell’isola sentendo queste parole.
    Che esagerazione!
    In fondo è morto un GIOVANE CARISSIMO AMICO….a vabbè……
    ce ne sono tanti!
    E’ morto un ragazzo che aveva un cuore grande come una montagna? e vabbè …ce ne sono tante di montagne.
    E’ morto un ragazzo che a quanto pare non aveva nessuna colpa tranne quella di trovarsi su una strada per rientrare a casa. E vabbè, e che ci vuoi fare?
    Le statistiche dicono che può succedere!
    La cosa importante è non parlarne! Non dire niente! Non dire che questa isola è INVIVIBILE, altrimenti i forestieri non vengono più!
    Non dire che , in special modo, il sabato sera, questo paese diventa un enorme gioco con tanto di tiro a bersaglio, dove i bersagli sono proprio i poveri giovani, a volte inconsapevolmente.
    NOOOOOOOOOOOOOOOO! Nessuno lo dica ! per carità, che le nostre strade, con la circolazione veicolare attuale, sono tra le strade più pericolose della Nazione.
    Non diciamo, che solo grazie all’aiuto di Dio, in questo paese non ci scappa il morto settimanale.
    Ma voi siete pazzi??? Addirittura vi siete messi in testa di fare qualcosa, contro queste morti ASSURDE?
    Se proprio dovete farlo, allora organizzatevi in qualche cantina, senza dare troppo nell’occhio, mi raccomando.
    Sono senza parole!
    un saluto affettuoso al mio grande amico Gennaro Schiraldi lassù sicuramente in paradiso, e un consiglio a tutti i giovani di Procida:
    NON FATE STRONZATE! Non buttate la vostra vita per niente!
    U’ MALE E’ PE CHI MORE! CHI REST S’APPAR!
    E , COME AVETE VISTO, CHI GUARDA , SE NE FOTTE PURE!

  4. Geppino Pugliese

    Sig.michele

    visto che mi hai tirato in ballo devo risponderti.

    Penso che hai travisato il senso di quello che ho scritto.Non volevo,nè voglio minimizzare ,banalizzare, la morte di Schirardi,che ha provocato un grandissimo dolore a tutti,specialmente a chi lo conosceva,assolutamente non era questo che volevo sottolineare.

    Mi riferivo all’articolo scritto da Romano ,penso, completamente privo del senso del “limite”.
    Generalizzare un incidente ,seppur mortale,sostenendo che a Procida vige ” il terrore e la paura “,mi sembra un pochino… esagerato.
    Poi,per carità,si fa benissimo a discuterne,a prendere contromisure,adottare provvedimenti,interessarsi dei problemi giovanili,anzi più se ne parla meglio è.

    Ma da qui a dire che Procida è una bolgia infernale,penso,e forse mi sbaglio,un pò troppo

  5. Sig. Geppino
    Io penso che non possiamo stare fermi, insieme all’Amministrazione, a guardare queste tragedie che accadono, per fortuna raramente ma purtroppo costantemente,e a farne le spese sono sempre i pù giovani.
    Se noi riusciamo a rendere vivibille questo paese, ci saranno tanti, molti più turisti, che sono i primi a lamentarsi della circolazione stradale sulla nostra isola.
    Nei paesini turistici dell’interland napoletano, più o meno conosciuti, per far fronte alla eccessiva velocità dei veicoli hanno disposto rallentatori su tutte le strade, per non dire chiusura dei locali pubblici alle ore 24,00.
    In verità, la chiusura dei locali alle ore 24 mi sembra eccessivo e non la condivido, ma questo dimostra che le amministrazioni alla luce degli accadimenti sono sensibili e cercano di fare qualcosa. Cosa che non accade da noi.
    A più di una settimana dall’accaduto non c’è stato un solo segnale, da parte amministratori, diretto in quella direzione.

    Non voglio certo fare polemica con Lei, ma sono convinto che a Procida bisogna fare , non qualcosa, ma tanto , tantissimo se vogliamo crescere e non ritrovarci a piangere sul prossimo tragievento.
    Saluti

  6. giovanni costagliola

    Dopo la fase di lassismo e permissivismo, è il momento della rigorosità e delle scelte impopolari (anche in famiglia), se serve per educare questo popolo.
    L’immobilismo dell’Amministrazione Comunale e l’ipocrisia delle famiglie,etc…vanno rimosse!

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