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Procida. Momenti di alta tensione nel consiglio comunale

SIATE DURISSIMI CON I PROBLEMI, MA GALANTUOMINI FRA DI VOI.  L’esempio di Giuseppino Mazzella.

di Salvatore Iovine (da procidamia.it)

Erano notevoli gli argomenti all’ordine del giorno del consiglio comunale di ieri: Terra Murata, Porto Turistico, Bilancio, aumenti TIA, ma si sono vissuti momenti così incandescenti e imbarazzanti che ad un certo punto hanno oscurato tutto il resto, sollevando ulteriori problemi, come una crescente ed esasperante conflittualità, che non aiutano certo la risoluzione dei problemi di una comunità. Chi scrive ritiene che le sedute del consiglio comunale in tutti questi anni non siano mai state pubblicizzate adeguatamente, sembrano quasi diventate consessi esoterici, riunioni clandestine, tanto da impedire di partecipare anche a chi avrebbe la voglia e la pazienza di seguirle per 48 ore di seguito. Ma stavolta è stato forse un bene che al consiglio comunale di ieri fossero presenti un numero di persone pari alle dita di un falegname monco.

Assistere a certe scene è stato davvero avvilente, anche per chi non fosse affatto coinvolto dalle aggressioni verbali che si sono scambiati alcuni componenti del consiglio: c’è da augurarsi solo che si sia trattato di un brutto incidente di percorso. Probabilmente negli anni scorsi sarà capitato anche di peggio, ma ciò non toglie che certi episodi squalificano chi è stato democraticamente eletto, screditando ulteriormente (come se non bastasse quello che stiamo vivendo con le incredibili e terrificanti P3 e P4), le stessi sedi istituzionali. Battibecchi al vetriolo e cattiverie varie, possono e dovrebbero essere affrontate, per quanto possibile, non in consiglio comunale, ma in separata sede, possibilmente fra gentiluomini, evitando scenate pietose come reciproche minacce di querela, fino al punto di invitare il segretario comunale di mettere a verbale. Non è questo che gli elettori si aspettano e la mole dei problemi sul tappeto è così enorme da implicare che il maggior numero di proposte e progetti verosimili vengano posti all’od.g., problemi che richiedono atteggiamenti molto più cooperativi, di reciproca correttezza e collaborazione. In ogni caso i più gravi problemi del nostro microcosmo fanno sorridere e suscitano tenerezza rispetto alle immanitragedie che dilaniano il pianeta, ma facendo le debite proporzioni, è doveroso anche riflettere su come si potranno mai sanare le conflittualità storico-religiose tra nazioni accecate da furori ideologici, se noi procidani ci scanniamo, o monopolizziamo una seduta, per un risibile e banale rimborso spese, una goccia di fronte al mare magnum di ben più allarmanti sprechi? Come potrà avere un lieto fine l’odissea dei nostri poveri, ignorati e abbandonati marittimi sequestrati, se nel nostro paesino non siamo neppure capaci di accordarci sull’ ubicazione di un parco giochi? E se decollerà l’affaire Terra Murata assisteremo a barricate esplosive tra guelfi e ghibellini? La contrapposizione di vedute, lo scontro di opinioni, è il sale della vita politica, il bello del gioco democratico, ma ognuno dovrebbe stare molto più attento all’uso delle parole, agli atteggiamenti pubblici, al contegno istituzionale, anche perché purtroppo la vita stressante di tutti i giorni ci rende come tese molle impazzite, pronte a scattare contro il nostro prossimo: l’energia vitale deve essere, invece, indirizzata positivamente alla risoluzione del problema, la passione civile impiegata per individuare le risposte che i cittadini si attendono. Le violenti aggressioni personali o vanno risolte alla fine con una pacifica stretta di mano dopo un opportuno chiarimento vis-à-vis o eventualmente, come ultima spiaggia, nelle competenti sedi giudiziarie. Qualunque sia la strada prescelta, il rispetto dell’altro, il bon ton, il galateo istituzionale, il politically correct, la cortesia, le buone maniere (come ascoltare gli interventi senza alzarsi e/o distrarsi o rispondere al cellulare), dovrebbero essere sempre e comunque la stella polare di tutti i 21 componenti della macchina comunale. Se si sconfina nel terreno dell’arida e dolorosa rissa verbale, fine a se stessa, della minaccia, i problemi marciranno per sempre seppelliti sotto il tappeto, ma soprattutto renderanno il clima del paese sempre più rovente e avvelenato. Doveroso e calzante l’invito ad ispirarsi, in diversi momenti del consiglio, alla mite e bonaria figura del compianto galantuomo politico, Giuseppino Mazzella di Bosco, inamovibile nelle sue posizioni, ma insuperabile modello di affabilità, rispetto per il prossimo e correttezza istituzionale. Cari politici procidani, per il bene vostro e di tutti noi, siate durissimi non fra di voi, ma con i mille problemi che avete quotidianamente davanti: sono i problemi che dovete aggredire, giammai le persone. Un consiglio comunale è la casa ideale di più di diecimila anime: trasformarla in casa del grande fratello, con urla e strepiti è una grave e plateale offesa a tutte le migliaia di persone che si sono recati alle urne per votarvi.

Avremmo voluto parlare di tutto ciò che è stato comunque discusso in oltre 5 ore, ma uscire da quella sala così amareggiati per le scene viste, non ce lo consente. Diventa tutto secondario e irrilevante. Ve lo racconteremo, forse, nella prossima puntata.

Salvatore Iovine

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