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Procida: Problemi sociali e partecipativi. Cosa fa la politica?

di MIchele Romano
Parlare della situazione socio politica della nostra isola significa immergersi nella dimensione dormiente espressa dal sublime filosofo dell’antica Grecia: Eraclito.
In tal senso la raffigurazione di ciò si può trovare in modo emblematico nelle figure apicali della recente contesa elettorale, ben assortiti nella famosa espressione “unum ut sint” (affinché siano una sola cosa) aggiungendo “del nulla”. Comunque questo dormiveglia qualcosa ha prodotto. Per esempio, nell’arco di un anno la scomparsa di elementi fondanti della politica che può essere una struttura di partito come quello Democratico, un preoccupante declino dei servizi (scolastici, sanitari, trasporti), una totale insensibilità, per non dire altro, verso il disagio sommerso della popolazione che si riscontra nel vedere restringersi sempre di più gli spazi pubblici, basta dare uno sguardo nelle aree portuali e sugli arenili. A tal proposito, cari amici, sono obsolete e fuori luogo le interrogazioni consiliari riguardanti le quote del porto di Marina Grande davanti a problemi sociali e partecipativi di ben altro spessore. Come risulta da non commentare la proposta di sfondamento del cancello dell’isolotto di Vivara che, nonostante tutte le assordanti e farraginose dichiarazioni d’intenti degli ultimi anni, purtroppo, sia avvia a diventare sempre di più un miraggio lontano e degradato del nostro territorio a causa di una costante ed ostinata insipienza. Seguendo questa linea provo stupore e meraviglia come la carissima Pina De Rienzo, persona di acuta intelligenza e creatività, si sia concessa, tra convegni ed interviste, ad essere fonte di trasmissione di amene banalità e aria fritta riguardanti Terra Murata, dimenticando di evidenziare ai suoi interlocutori che la stella polare dello sviluppo di tutto il complesso viene ad essere l’Abbazia di S. Michele Arcangelo dove, nella meravigliosa terrazza ha presentato un suo significativo testo.
In questo contesto diventa fondamentale ed essenziale la costruzione e la nascita di una nuova classe dirigente fondata su concretezza e utopia, piena di slancio vitale e autenticamente ancorata ai valori della democrazia e partecipazione. Invito pertanto tutti i giovani di valore che possiede la comunità ad uscire fuori dalla loro latitanza o da una inspiegabile subalternità a figure di mediocre spessore.
Infine, il mio augurio che, il soffio intenso di movimenti come “Se non ora quando” e quello referendario investa la nostra meravigliosa terra.

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