Procida. Terra Murata – I grandi assenti.

Riceviamo e pubbliciamo questo  secondo contributo al dibattito sull’ex carcere di Terra Murata da parte dell’Ing. Vicenzo Muro.

Continua il gran parlare sulla questione di Terra Murata . Sono infatti comparsi , nelle ultime settimane , alcuni articoli su varie testate, locali come “Procida Oggi” ed anche su “Il Mattino” , quest’ultimo presumibilmente ispirato dallo stesso sindaco. Evidentemente il capo dell’Amministrazione ha interesse a propagandare il prossimo passaggio al comune del complesso di Terra Murata e, anche per questo, ha pubblicizzato sui blog la bozza di Piano di Valorizzazione , redatto insieme a rappresentanti del Ministero dei BB.AA.CC. ,alla Soprintendenza , al Demanio ecc.
Questo Piano , che chiaramente deve essere ancora ultimato ed aggiornato ai sensi della più recente normativa di luglio ( tra cui il D.L. n. 98/ 2011, con particolare riferimento all’art. 33) rappresenta senz’altro un pregevole esercizio per la comprensione del valore e delle possibilità di utilizzazione del complesso. Ha però, anche per sua natura , sia un peccato originale (mancanza di uno studio di base ) che un limite fondamentale (verifica col mondo imprenditoriale); sono questi i grandi assenti di cui non si conoscono le voci.
Per quanto attiene il primo punto, decenza e razionalità avrebbero voluto che l’amministrazione comunale, prima di imbarcarsi in questa operazione, avesse dato incarico ad esperti o a società di studi nel settore, di redigere un piano approfondito di fattibilità e di intervento ( comprensivo di indagini di mercato, rilievi completi con progetti- anche se di massima- indirizzati alla concreta fruibilità, esame dei costi e dei rientri scaglionati negli anni di investimento, ecc.ecc.) . Tutto questo non è stato fatto e forse non si è nemmeno pensato che fosse necessario; eppure toccava farlo al comune – non certo agli altri enti – che poi avrebbe dovuto portare al Tavolo i risultati dello studio e farli valere con le altre rappresentanze.
Tra le possibili ragioni di questa carenza , che qualunque esperto reputerebbe grave, ne vengono in mente, tra le altre, due : o il sindaco si sente così sicuro e pieno delle sue capacità di manager da non averne bisogno ( e allora saranno guai) oppure il comune non ha i soldi per commissionare uno studio del genere . Nella seconda ipotesi si poteva indire almeno un qualche appalto concorso , chiaramente a premio e a livello anche internazionale , che sarebbe servito per avere idee concrete circa ipotesi e reali fattibilità , nonché quantizzazioni di massima di costi e di benefici ; il costo dell’operazione poteva essere certamente contenuto nei centomila euro (che non sono una cifra impossibile da trovare) ma il contributo intellettuale poteva essere di gran lunga superiore.
Per quanto attiene al secondo punto , è sempre opportuno che un piano di valorizzazione , propedeutico o non al passaggio al comune, anche se redatto con tutti i crismi e con l’apparenza di validi indirizzi , necessiti di una verifica col mondo imprenditoriale per capire se quello che ha pensato e valutato il Tavolo Tecnico decantato dal sindaco ( e magari anche eventuali altre idee che abbia il nostro primo cittadino) sia una cosa che presenta reali possibilità di realizzazione futura e sia trasformabile in una impresa economica o se , invece, sia solo un esercizio cerebrale , magari a livello universitario e ricco di cosiddette buone intenzioni, ma niente altro.
Senza questa verifica, eseguita possibilmente in tempi relativamente brevi, il passaggio del complesso al comune ( che comunque deve avvenire prima o poi ) potrebbe addirittura trasformarsi in un boomerang per le casse comunali ; ve l’immaginate la spesa necessaria per lavori , in gran parte a carico del comune ( e quindi gravante anche sui cittadini), solo per mantenere il complesso in piedi per molti anni, in attesa che qualche gruppo imprenditoriale valuti allettante interessarsi ad un intervento sul complesso ( peraltro di proprietà comunale)?
Sarebbe forse auspicabile addirittura se il sindaco avesse un imprenditore nel cassetto, pronto a investire (ma concretamente ciò non appare credibile in questa fase).
Se l’impianto di Terra Murata deve passare al comune e rimanere abbandonato e cadente per molto tempo, non vale la pena pensarci ancora un poco e fare qualche verifica come quelle dette sopra? Peraltro , dall’articolo de Il Mattino, sembra di capire che, come avevamo fatto presente un mesetto fa , sia da ridimensionare il numero delle camere, ben lontano dalle 500 di cui si parlava inizialmente ; è questo un ulteriore elemento che certamente riduce l’appetibilità e l’interesse degli imprenditori.
Qualcuno ha lanciato l’idea, ( in verità scagliandosi contro) che il mondo imprenditoriale potrebbe essere oltremodo interessato al complesso se fosse possibile la realizzazione di una sorta di Casinò del sud ( anche se purtroppo ciò non è realistico nell’attuale stato della legislazione italiana) . Sarebbe sicuramente una grande cosa : si potrebbe mettere insieme il gioco e la ricettività con la storia, l’architettura del passato , un po’ di arte ed il mare, come succede, per es. per Malta. Le conseguenti, notevoli entrate nelle casse comunali risolverebbero poi sicuramente tutti i problemi economici del comune.

Vincenzo Muro

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