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Rapido 904, Giuliana Covella racconta la strage di stato dimenticata e impunita

bombe rapido napoli milanodi Gennaro Savio

“Rapido 904 la strage dimenticata”. Non poteva esserci titolo più eloquente per il libro scritto dalla giornalista Giuliana Covella in quanto a trent’anni di distanza da quell’eccidio di Stato, così come avvenuto per altre stragi registratesi negli anni settanta e ottanta e tese a destabilizzare il Paese per conto di forze politiche reazionarie e antidemocratiche, a tutt’oggi non si conoscono ancora i mandanti politici che quel maledetto 23 dicembre del 1984 armarono mani criminali e fasciste che piazzarono una bomba nel treno il quale, partito da Napoli, avrebbe raggiunto Milano se l’ordigno non fosse esploso all’interno del tunnel della Grande Galleria dell’Appennino.  Sedici furono i morti per i quali dopo tre decenni non è stata ancora fatta giustizia nonostante il costante impegno dell’Associazione Familiari delle Vittime che continua a chiedere  si faccia piena luce su uno dei misteri più fitti della storia d’Italia. E così come l’attuale sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha scritto  nella prefazione del libro di Covella,  il dolore dei familiari delle vittime e dei superstiti di quella strage di Stato “può essere lenito solo cercando la verità, nuovi intrecci tra mafia, politica, pezzi deviati dello Stato, loggia P2 ed eversione nera”. Si trattò di una strage di Stato che apparve subito tale e per questo senza una prospettiva di verità all’orizzonte visto che i familiari delle vittime non vollero funerali istituzionali e che giornalisti come Domenico Savio già trent’anni fa rammentavano che il problema sarebbe stato quello di individuare i mandanti politici. Nel libro di Covella è a dir poco struggente il racconto che alcuni superstiti fanno di quella strage. La loro è una narrazione talmente lucida e ricca di particolari che riesce a portare il lettore indietro di trent’anni, catapultandolo  in quella dannata galleria e facendogli rivivere quei tragici momenti di morte e di dolore, di sangue e di immane sofferenza. A Giuliana Covella, che abbiamo incontrato nella redazione napoletana della casa editrice Graus Editore, abbiamo chiesto perché secondo lei questa strage è stata volutamente dimenticata dallo Stato. “Dimenticata – ci ha dichiarato Covella – perché è stata vista quasi come una strage di serie B  rispetto alle altre stragi di Stato proprio da chi governa, dallo Stato. Infatti nella memoria collettiva quella del Rapido 904 non è rimasta come la strage dell’Italicus, non come quella di Bologna e come tante altre. C’è stata evidentemente una volontà politica di non star vicino a queste vittime, ai loro familiari e ai superstiti. Gli anni scorsi sono stati condannati i colpevoli, gli esecutori materiali della strage, però nel 2010 la DDA di Napoli ha riaperto le indagini ed è emerso questo nome pesante, il nome di Totò Riina, boss di Cosa Nostra  che sarebbe dunque il mandante di questo massacro. Tant’è vero che a Firenze è in corso il processo. E l’ultima udienza, quella del 13 gennaio, ha visto testimoniare Giovanni Brusca, quindi il killer di Totò Riina che ha raccontato di aver ricevuto l’ordine dal boss di distruggere l’esplosivo della strage all’indomani, appunto, di quella tragedia”. Per quanto concerne poi le connivenze di quegli anni tra Stato e mafia sulle quali sembra non si voglia propria fare luce, Giuliana Covella ci ha dichiarato: “E’ proprio quello che sottolinea Ferdinando Imposimato in questo libro. Nell’intervista che gli ho fatto lui dice che di fronte a una strage simile, di tale portata, lo Stato non processerà mai se stesso perché non ammetterà mai le proprie responsabilità per ciò che è accaduto”.Così come ci ha confermato l’editore Piero Graus, il libro di Giuliana Covella sta già riscuotendo grande interesse tra i lettori. “Giuliana – ha dichiarato Graus – ci sta dando grosse soddisfazioni. Il libro è uscito da un mese e mezzo e per ordine abbiamo già superato le mille copie. Quindi da qui a un mese e mezzo si prevede la ristampa perché ci sono richieste da tutta l’Italia”. Ma se questa strage è stata volutamente e vergognosamente dimenticata dallo Stato, di certo oltre ai familiari delle vittime continua ad essere ricordata nelle comunità in cui si sono registrati dei morti. Come avviene da sempre sull’isola d’Ischia presso la scuola Media “Giovanni Scotti” all’epoca frequentata da Federica Taglialatela, la dodicenne morta su quel maledetto treno e della quale, qualche anno dopo, morì anche il papà Gioacchino a causa delle gravi ferite riportate. Ebbene, nel trentesimo anniversario di quella mattanza, alla “Scotti” gli studenti diretti dal Professore Domenico Castagna hanno tenuto un significativo recital con cui si è voluto concretamente ricordare quel tragico evento e tutte le vittime tra cui la piccola Federica a cui Giuliana Covella ha anche dedicato alcune pagine del suo libro.

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