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Saggio di danza di fine anno al “Procida Hall”

doc e figliadi Giacomo Retaggio

Non so a voi ma a me la danza classica fa un effetto particolare. Se poi si aggiunge che lo spettacolo è di alto livello, messo in opera da danzatori che ci mettono passione e talento senza far trasparire la fatica che pur c’è, che il tutto è condito da una grande dose di entusiasmo, allora il godimento diventa massimo. Ed è ciò che ho avvertito la sera 17 giugno presso il “Procida Hall” di Procida nell’assistere al saggio di Danza classica di fine anno dell’annessa scuola. Il tempo è volato nel godere delle evoluzioni delle ballerine sul palcoscenico. Si avvertiva nel teatro un’atmosfera di gioia, di calore ed una sorta di transfert psicologico tra i danzatori ed il pubblico che sfociava in un senso di soddisfazione reciproca. La danza classica è la più alta e nobile forma di arte perché richiede abilità fisica, intelligenza, emozionalità ed una predisposizione naturale da parte di chi la pratica. Tutti possono ballare altri tipi di danza (persino il sottoscritto) e intendo salsa, merengue, hi-pop e quant’altro, ma la danza classica pochi se la possono permettere. Questa non si inventa, non si improvvisa, ma si studia. E ciò avviene con anni di sacrificio e di dedizione che devono essere supportati da una grande passione. Volendo fare un paragone culinario si può affermare che gli altri tipi di ballo sono come i fagioli con le cotiche o come la coda di stocco alla pizzaiola (piatti buonissimi, tra l’altro) di familiare memoria, mentre la danza classica è il piatto preparato dal grande chef internazionale. Ha qualcosa in più che la rende unica. E questo ben lo sanno (o per lo meno lo hanno appreso negli anni) le allieve della scuola del Procida Hall: la danza classica è l’aristocrazia del ballo. E ben lo sa anche Sabrina Mattera, la danzatrice che si è diplomata in questa occasione interpretando la parte di Kitri nel “Don Chisciotte” di Minkus. Ha, innanzitutto, “le phisique du ròle”: bruna, mediterranea, slanciata, dallo sguardo intenso e profondo che te la fa immaginare nel futuro nei panni di Carmen. Dal fisico statuario, questa diciannovenne ha acquisito in dieci anni di scuola, sotto la guida attenta e appassionata della maestra Marianna Manzo e la supervisione del maestro Ugo Ranieri,  una tecnica straordinaria ed una presenza scenica, evidenziatesi al massimo nel “pas de deux” con l’ottimo ballerino ospite Vito Lorusso,   che fanno presagire per lei un brillante avvenire. Fu facile da parte mia la profezia nei suoi riguardi, espressa sette-otto addietro, di una eccellente evoluzione artistica: c’era in lei la stoffa e non si poteva sbagliare.  Un discorso a parte merita la maestra Carmen Ventrice, procidana e laureata presso l’”Accademia Nazionale di Danza di Roma, che ha fatto della danza la sua ragione di vita. A lei è affidato, con termine sportivo, il cosiddetto “settore giovanile”, vale a dire la cura delle bambine più piccole che per la prima volta si affacciano nel mondo della danza. Compito non facile perché si tratta di impartire i primi rudimenti dell’arte, ma in cui riesce benissimo a giudicare dall’alto numero di piccoli allievi. Nel seguire lo spettacolo del 17 giugno scorso ho avuto la netta sensazione che il livello tecnico- artistico della scuola del Procida Hall ormai ha raggiunto vette di eccellenza e ciò non può che far inorgoglire la sua direttrice Ausilia Scotto di Rinaldi e, nell’altro mondo ove è andato prematuramente, il suo fondatore Enzo Gadaleta.

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