Sindacati: I 30 denari di Giuda.

di Vittorio Cerase

Poveri operai metalmeccanici, cornuti e mazziati. In primis si beccano un contratto separato tra la Federmeccanica e i sindacati minoritari Fim e Uilm. In secundis si ritrovano tra capo e collo un nuovo accordo, sempre separato, che prevede le deroghe al contratto separato di cui sopra, con cui si cancella lo stesso istituto contrattuale. Terza mazzata, viene negato il diritto a discutere e votare quel che è stato deciso, senza delega alcuna, sulla loro pelle. Potrebbe bastare, e invece no: l’accordo separato prevede che a pagare per la tripla fregatura debbano essere i lavoratori non iscritti a Fim e Uilm, previa trattenuta di trenta euro (ricordate i denari di Giuda?) in busta paga. Perché trattare costa fatica, e si sa quanto Fim e Uilm abbiano dovuto combattere con la Federmeccanica per strappare quel bidone di contratto. Ma siccome Bonanni, Angeletti e i loro soci metalmeccanici sono democratici e generosi, fanno sapere che se proprio qualche lavoratore non volesse pagare l’obolo, dovrebbe riempire un modulo da consegnare al padrone (e a chi, sennò?) rifiutando il contributo. Altrimenti vale la regola del silenzio-assenso.
Provate a pensare a un operaio di Pomigliano che ha votato no al diktat della Fiat e di ragioni d’incazzatura ne ha una in più dei suoi colleghi: dopo tutti gli schiaffi presi si vede presentare il conto da chi li vuole (sindacalmente) morti per interposto padrone. Poi dicono che due uova strapazzate sono una forma di violenza criminale.
Ci dicono che bisogna ricostruire l’unità sindacale perché divisi si è più deboli. Parole sante. Ma chi insiste su questa ovvietà dovrebbe anche dire come si possa ricostruire l’unità con gli autori di queste politiche sindacali. E’ già straordinario – dentro la crisi che sta falcidiano occupazione, lavoratori, redditi, solidarietà – che un sindacato come la Fiom riesca a ricostruire l’unità con la maggioranza dei lavoratori, quelli che sabato hanno riempito Roma. Facciamo un esempio: ieri la Fiat ha presentato i conti del terzo trimestre 2010 con un utile netto di 190 milioni. Peccato che nell’auto sia pesantemente caduto il fatturato per il calo delle vendite e la quota Fiat sia scesa sia in Italia che in Europa. Ma allora come riesce a fare soldi Marchionne? Azzerando gli investimenti in Italia per l’anno in corso e per il prossimo, visto che i modelli previsti per il 2011 sono già slittati al 2012; tenendo in cassa integrazione un quarto della forza lavoro del gruppo, e nell’auto molti di più; non pagando il premio di risultato ai dipendenti che corrisponde a un mese di stipendio se rapportato al 2008 e a mezzo stipendio rispetto al 2009. Così si fanno utili, si distribuiscono dividendi agli azionisti e si paga l’amministratore delegato 435 volte più del suo operaio. Ebbene, di fronte a questi dati volete sapere qual è stato il commento del segretario Cisl Bonanni? «Sono dati positivi, dovremmo avere un’abbondanza di dati come questi per capire che stiamo uscendo dalla crisi». Forse lui pensa solo a uscire dalla crisi della Cisl, magari mettendo le mani nelle tasche degli operai a cui ha tolto diritti, poteri, salario e voto. Bisognerà vedere il risultato.

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