di Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo
Era una donna di un fascino unico, piacevole e sfuggente allo stesso tempo.
Mentre il suo volto giovanile, incorniciato da un eterno fazzoletto nero, trasmetteva una sacra soggezione, il suo corpo flessuoso ed elegante, costretto in un abito attillato, altrettanto scuro, suscitava una vera tempesta di sensi.
Aveva trent’anni, quando l’incontrai per la prima volta alla ”scuola gioiosa”, una sorta di scuola privata, fondata da un mio professore di latino.
E da allora fu per me la “signora”.
Eravamo tutti giovani, e ognuno di noi oltre ad essere alunno, era pure insegnante. Della materia che conosceva di più.
Una bella idea, che costituiva l’alternativa per tutti quei ragazzi, a cui non piaceva la vita sul mare, e per quelle ragazze, a cui non piaceva fare la casalinga.