Nella notte di ieri ci ha lasciato Adriana Zarri, Cattolica di sinistra Zarri scriveva per Concilium, Rivista di Teologia Morale, Micromega, Servitium, La Rocca e anche Il Manifesto. Ci lascia, come la ricorda il biblista Alberto Maggi: “una poetessa, orante, teologa, donna libera, eremita comunicante, critica, preveggente, viva”.
Una donna oltre gli schemi, che ci lascia repirare l’infinito e una profonda libertà.
Nel ricordarla con affetto e con profonda ammirazione, riportiamo l’epigrafe che si è scritta pubblicata sul sito di Graphe.it Edizioni:
“Non mi vestite di nero: è triste e funebre. Non mi vestite di bianco: è superbo e retorico. Vestitemi a fiori gialli e rossi e con ali di uccelli. E tu, Signore, guarda le mie mani. Forse c’è una corona. Forse ci hanno messo una croce. Hanno sbagliato. In mano ho foglie verdi e sulla croce, la tua resurrezione. E, sulla tomba, non mi mettete marmo freddocon sopra le solite bugieche consolano i vivi. Lasciate solo la terrache scriva, a primavera, un’epigrafe d’erba. E dirà che ho vissuto, che attendo. E scriverà il mio nome e il tuo,uniti come due bocche di papaveri.”

