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Tessuti e gioielli sull’isola di Graziella

nappa gioiellidi Giacomo Retaggio

Metti che si incontrino in un luminoso mattino di inizio estate, sulla banchina di Procida, di fronte al mare odoroso, due spiriti irrequieti, non più giovanissimi ma con una gran voglia di fare ed una grossa sensibilità artistica, e l’arcano è svelato. Uomini del genere, per un ‘occulta regia del destino, prima o dopo si sarebbero dovuti incontrare. Merito, forse, della loro prorompente e pur nascosta spiritualità, tenuta a bada per anni quasi se ne dovessero vergognare. Gianni Fiore ha trascorso (e trascorre) la sua vita in un mondo industriale che ben poco spazio lascia alla poesia; Luigi Nappa ha speso la sua esistenza navigando per tutti i mari e poi impegnandosi nell’armamento di navi nei porti di tutto il mondo. Il primo, napoletano ed innamorato della nostra isola, ha scoperto la sua predisposizione ad “inventare” e disegnare nuovi gioielli. Pezzi unici che, pur moderni nella forma e nella concezione, affondano le loro radici nella tradizione e nella policromia procidana. Quale migliore destino per questi oggetti se non l’incontro con le stoffe intensamente colorate e quasi sensuali di Luigi Nappa? Se poi si aggiunge che l’incontro tra i due è avvenuto sotto la regia sapiente ed attenta di Maria Grazia Gargiulo, una bruna e seducente signora napoletana, ma da anni frequentatrice di Procida ed esperta di arte ceramistica ed orafa, ci si rende conto che  il cerchio dell’evento che si andrà a realizzare è chiuso e perfetto.  Gianni Fiore, in arte GiAnfio, ha progettato e fatto realizzare dall’orafo di Napoli Francesco Tramontano (nell’arte da cinque generazioni) i gioielli in argento e oro  giallo e oro bianco. Come a voler sottolineare con i primi la freschezza e levità giovanile femminile, con i secondi la rigogliosa opulenza o la raffinata riservatezza delle signore. Perché l’accoppiamento di un gioiello con un vestito è una questione di gusto e del bello artistico. Se si va ad osservare il catalogo che è stato approntato (foto di Aniello Intartaglia) balza agli occhi la perfetta simbiosi tra questi gioielli e le stoffe luminose e colorate di Luigi Nappa mutuando ciascun elemento un motivo di arricchimento dall’altro. Sembrano creati apposta per stare insieme. Ma sorge naturale anche la riflessione che questi due “artisti” potrebbero dar vita ad una sorta di artigianato di eccellenza a matrice procidana ed in grado di valorizzare risorse stilistiche locali (e ce ne sono!) che siano capaci di creare uno “stile procidano” da proiettare oltre i confini dell’isola con un’immancabile ricaduta occupazionale ed economica. Si vola troppo alto? Chi lo sa! Chi vivrà vedrà e poi… mai dire mai.

 

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