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Turismo: azione corale tra governanti, singoli imprenditori e popolazione.

giacomo retaggio procidano docdi Giacomo Retaggio

Alcuni giorni fa, in un bar, senza volerlo, ascoltai  la conversazione di due uomini. Diceva il primo: “Al giorno d’oggi, appena fai il test di gravidanza di tua moglie per vedere se è incinta, ti devi preoccupare se il bambino che nascerà riuscirà a trovare un qualsiasi lavoro.” “Hai proprio ragione – rispose l’altro – una volta aspettare un figlio era una gioia, adesso è una grossa preoccupazione”. Al di là della considerazione quasi filosofica mi sono reso conto che le cose stanno proprio così. Quali sono le odierne prospettive lavorative dei giovani procidani? E’ quasi fatale che oggi un giovane, se vuole trovare un qualsiasi lavoro, deve andare via da Procida pur non essendo certo di riuscirci. A meno che non decida di navigare, ma anche questo è diventato una cosa complicata e difficile. Pur tuttavia, tra le possibili attività lavorative, la navigazione rimane per  un procidano l’unica in grado di dare un guadagno decente e quasi immediato. Nostalgia di un passato glorioso ed economicamente corposo? Forse, ma è un dato di fatto. A riprova di ciò mi dicono che le iscrizioni al nautico sono aumentate di numero ed i giovani che si decidono per la carriera del mare sono in aumento. Dopo l’ubriacatura delle numerose iscrizioni negli anni scorsi alla scuola di Ragioneria con la conseguente proliferazione di ragionieri disoccupati, venne a Procida la tendenza ad iscriversi alle scuole alberghiere con la logica crescita del numero di cuochi e camerieri. Ma dove erano i posti di lavoro per questi giovani? Tranne che in quei quaranta giorni estivi a Procida non c’era nulla da fare, a meno che non decidessero di andare di inverno negli alberghi di montagna o addirittura imbarcare su una nave. Quest’ultima decisione diventava addirittura mortificante per chi aveva deciso di non sottostare al duro lavoro del mare. Poi ci sono i giovani che frequentano i licei: cosa questa molto pericolosa perché questo tipo di scuola è solamente propedeutica all’Università ed un eventuale mancato conseguimento della famosa laurea comporta dei danni irreparabili per tutta la vita. Senza tener conto che il numero dei giovani laureati disoccupati o con stipendi da fame raggiunge cifre enormi. I conti sono presto fatti: Procida è un paese di circa quattro chilometri quadrati e diecimila abitanti; la situazione socio- economica attuale dell’isola, dopo il grosso sviluppo degli anni ’70 e ’80 ( guarda caso dovuto proprio alle rimesse dei naviganti!) da un po’ di tempo si sta avvitando in una stagnazione francamente recessiva; una buona fetta della popolazione campa di pensione; meno di un migliaio di persone (tra insegnanti, impiegati comunali,etc.) lavora nel pubblico impiego; parecchi (troppi) si dedicano al commercio, alla ristorazione ed altro; pochissimi all’agricoltura ed alla pesca; poi c’è tutta una fascia di giovani disoccupati o sottoccupati con retribuzioni ridicole. Un giovane che vuole trovare anche una parvenza di lavoro deve andare via da Procida. E ciò è già da parecchi anni che si sta verificando: solo nella mia famiglia ce ne sono ben quattro sparsi per tutta Italia. A questo punto (e scusatemi l’abusata lubranesca locuzione!) la domanda sorge spontanea: cosa bisogna fare per rimettere in sesto questo nostro caro paese? Premesso che la crisi è nazionale ed europea (del sud-Europa, però!) qualcosa bisognerà pur mettere in atto per venirne fuori. Ed ecco che spunta fuori con rituale puntualità la proposta dello sviluppo turistico: Procida ha una vocazione turistica e bisogna sfruttarla! Nulla di più giusto. Ma sviluppo turistico è una parola grossa, molto grossa. Chi scrive è stato assessore al turismo e commercio per qualche consigliatura negli anni ’80 del secolo scorso, quindi in epoca non sospetta e quando a Procida giravano molti soldi, e qualcosa sulla propria pelle l’ha imparata. Il turismo è soprattutto un fatto culturale e scientifico. Non ci si può improvvisare operatori del settore senza un retroterra di preparazione specifica. Ed inoltre è una questione di mentalità: non si può parlare di turismo senza una disposizione mentale ad hoc. Se si assumono questi concetti come assiomi imprescindibili ci si renderà conto che qualsiasi iniziativa  di sviluppo turistico deve partire dalla classe dirigente in quanto starter, ma deve essere recepita e fortemente supportata dalla collettività tesa alla valorizzazione del proprio territorio e delle sue peculiarità. Si da il caso che Procida abbia  alle spalle una grossa tradizione imprenditoriale marinara, che ebbe il suo culmine nell’800 ed inizio ‘900 che la portò ad essere la quinta marina del regno, ma è necessario che queste capacità imprenditoriali si realizzino in un’ottica turistica se si vuole parlare di uno sviluppo in tal senso. In caso contrario il discorso rimane campato in aria. Alla capacità progettuale dei governanti della cosa pubblica procidana si deve affiancare la potenzialità imprenditoriale dei singoli ed, inoltre, la collaborazione dei cittadini comuni. Si deve trattare di un’azione corale tra governanti, singoli imprenditori e popolazione. Ci si deve sedere ad un tavolo e programmare uno sviluppo serio e futuribile. Non si può allagare Procida di ristoranti (solo alla marina si Sènt’Cò ce ne sono una decina!) che vivacchiano alla men peggio e che vengono chiusi con la stessa celerità con cui sono stati aperti, durando “l’espace d’un matin”. Alcuni anni fa venne da me un giovane che tutto giulivo mi annunziò di voler aprire (con i soldi del padre guadagnati in anni di duro lavoro sul mare) un negozio, ma “un negozio- disse- di quelli che a Procida non si erano mai visti!”. Lo sconsigliai vivamente. Non mi stette ad ascoltare: dopo un paio d’anni di sofferenza e…debiti l’attività oggi è stata chiusa. Né si può affidare la politica turistica ad una sola categoria, quali commercianti, ristoratori, etc., perché questi hanno una visione di “nicchia” del tutto tesa ad un utile immediato e personale. Occorre la collaborazione di tutti. Se il Procidano medio non si convince che per andare dall’Olmo a San Giacomo lo deve fare a piedi per ridurre la piaga del traffico non si può parlare di prospettiva turistica. E poi c’è la fetta di Procidani che ancora navigano e vedono ( giustamente secondo loro) di mal’occhio qualsiasi attività che disturbi la loro tranquillità durante il periodo di sbarco. Certo che la situazione è piuttosto complicata! Ma allora, direte voi, non c’è nessuna soluzione per una ripresa di questo amato paese? Di sicuro una soluzione ci sarà, ma non sarà a breve scadenza. Una opportunità formidabile potrebbe essere rappresentata dallo sviluppo e dalle potenzialità del territorio di Terra Murata e dell’ex- carcere. Ma questo è un discorso molto complesso e dai tempi piuttosto lunghi…

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5 commenti

  1. TUTTO GIUSTO,TANTE BELLE RIFLESSIONI,MA QUESTO è QUELLO CHE CI AVETE LASCIATO VOI(INTESO COME GENERAZIONE ANZIANA CHE ORA VIVE DI PENSIONE) IN EREDITA’,UN’ISOLA SENZA FUTURO,UN’ISOLA SENZA PROSPETTIVE,TOCCA A VOI RIMEDIARE AGLI ERRORI FATTI QUANDO A PROCIDA GIRAVANO TANTI SOLDI,COME BEN SPECIFICATO NELL’ARTICOLO,NON SEDERSI AL BAR E COMPIANGERE I GIOVANI D’OGGI CHE SONO LO SPECCHIO DEL VOSTRO FALLIMENTO.FIN CHE C’è VITA C’è SPERANZA E IO VI AUGURO DI TUTTO CUORE DI RIUSCIRE A METTERE IN ATTO QUALSIASI INIZIATIVA ATTA A MIGLIORARE L’ATTUALE SITUAZIONE,CHE FRANCAMENTE UN’ISOLA COSI’ BELLA PROPRIO NON SI MERITA.

  2. il cerusico di mare

    Ancora demagogia…..

  3. Stando alle cose concrete

    non penso che sia tutto nero.Sono state fatte cose molto positive negli ultimi anni,come la portualità,una migliore gestione del traffico veicolare,un’apertura piu marcata al villeggiante,una migliore offerta del settore alberghiero e del mercato delle offerte dell’affittanza estiva privata che ha bisogno però di una maggior qualità,aperture di attività ristorative di buonissima fattura,spiaggie più pulite ed efficienti etc, etc etc.Insomma moltissimo è stato fatto ma ancora moltissimo c’è da fare.Secondo l’opinione del sottoscritto,oltre le tante cose che ha detto il Dott. Retaggio,due sono le cose che potrebbero fare da propellente per il rilancio definitivo: l’apertura totale alla fruizione pubblica di Vivara e un inizio di fruizione ,anche parziale e limitata dell’ex carcere.Sono due cose da fare subito e inserite in un itinerario turistico a respiro internazionale. Logicamente il discorso è molto lungo,le cose da fare sono tante ma una cosa è certa:”Senza la sinergia tra i vari settori turistici e chi è preposto alla direzione e alla promozione,quale lAmministrazione Comunale,senza la collaborazione della cittadinanza,senza una visione egoistica del solo proprio orticello da ingrassare,passi in avanti ne possiamo fare parecchi,senza dimenticarci la crisi recessiva che tutto il paese soffre ,e quindi,bisogna fare ” di necessità,virtù”.

  4. Quando tutti i protagonisti del turismo procidano (tranne le poche eccellenze) smetteranno di fare turismo allora procida comincerà a rinascere.

  5. mi sembra che qualcuno viva in un paese diverso dal nostro! la portualità ,la gestione del traffico, una migliore offerta alberghiera e ristorativa, ecc.ecc. di questi discorsi lunghi e di tempi lunghi se ne parlava già dagli anni 80 del secolo scorso…..tuttora si dice che per uno sviluppo della nostra cosiddetta vocazione turistica sono richiesti tempi lunghi e discorsi lunghi……come dice il proverbio mentre u mieric pens u malat more……e come dice il nostro amico Giulio passerà un’altra generazione la quale imputerà alla precedente quello che ore imputa Giulio alla nostra…..e poi finiamola con la solita storia che il marittimo procidano non vedrebbe di buon occhio uno sviluppo turistico! purtroppo per determinate scelte ci vuole coraggio che è mancato e manca tuttora in coloro che governano il nostro paese

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