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Uscire dalle sacrestie e dai sinedri laici e lavorare per il bene comune

Di Michele Romano

PROCIDA – E’ giusto che nasca un governo populista-sovranista, anche se con qualche formula di facciata, in quanto nel voto del 4 Marzo scorso una notevole maggioranza di cittadini ha creduto alle promesse delle formazioni politiche, espressioni dell’orientamento suddetto, in un clima di paura, angoscia, frustrazione, disperazione, dentro il quale la visione del futuro appare come il “buio oltre la siepe”. Certamente ci apprestiamo ad una lunga e preoccupante traversata nel deserto dell’incognito dove può succedere di tutto, per cui bisogna allacciare le cinghie di sicurezza con la speranza di sopravvivere ad un eventuale naufragio. In tal contesto ci ha colpito, malinconicamente, il decadente stato confusionale di gran parte del ceto intellettuale, il singolare ed imbarazzante silenzio sui toni minacciosi ed alquanto eversivi attigui ai vincitori del cambiamento da parte di organizzazioni sociali (dai sindacati fino alle istituzioni ecclesiali), l’ambiguità, che tende al compiacente verso i protagonisti in auge, dei media, di rilevanti esponenti della carta stampata, delle reti televisive, principalmente dei Signori e Signore dei talk show. Perché? Semplicemente per il fatto che ci è apparso, plasticamente, il degrado socio-culturale in cui versa il nostro Paese. E qui veniamo al nostro caro e martoriato Partito Democratico. Non è un buon viatico per risorgere lo slogan proposto da chi candida a guidarlo: Un anno di lavoro costituente per ricostruire il partito e riunire la sinistra. Ahimé, errare è umano, perseverare è diabolico perché qui bisogna, urgentemente, costruire le modalità con cui riconciliarsi con il popolo, non con i cocci di coloro che sono gli artefici della disfatti, per ridiventare protagonisti primari nella realizzazione del bene comune. In tal senso suggeriamo l’accorato appello del curato dell’Abbazia di san Michele, rivolto, nella stupenda cornice di Marina Corricella, davanti all’effige dell’Arcangelo, agli esponenti della Chiesa locale e delle istituzioni politiche-amministrative, di uscire dalle sacrestie e da sinedri laici, confrontandosi quotidianamente con la collettività per costruire, con cuore e mente, pietra su pietra, la Casa del Bene Comune della Polis Micaelica come dell’Italia.

Postilla finale: Lunedì 14 maggio, che doveva essere la data di inizio del governo del cambiamento, rischia di diventare la resa del Caporetto della democrazia rappresentativa con lo sgarbo istituzionale verso il presidente della Repubblica da parte dei due populisti, ostentando la dimensione antidemocratica ed autoritaria dei loro movimenti. Ciò deve preoccupare ed inquietare tutti noi e, in primo luogo, la notevole massa di cittadini che li ha votati.

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Un commento

  1. Chiedo scusa

    A Romano,ma,quando leggo sparate… così grosse.non mi trattengo.

    L’articolista,per il fallimento ,quasi totale,del PD ,che ha governato gli ultimi anni,con piu ombre che luci,con una

    politica dell’immigrazione,a,dir poco , “ALLUCINANTE”, con le mance e mancette,ai già possessori di uno stipendio

    ,con una politica ” conservatrice ” dello status quo,dei privilegi,delle assunzioni nella pubblica amministrazione delirante,

    insomma,per tuitto quello che non hanno fatto,e non sto qui ad elencarle tutte,

    ,motivo per cui forze nuove si sono fatte avanti e vinto, ebbene,il buon e ” pio ” Romano,a chi si appella ?

    A San Michele,al Curato,alla polis mikaelica…

    Altro che ! QUI SIAMO IN PIENO OSCURANTISMO MEDIOEVALE E RELIGIOSO ..!

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