Uno degli argomenti che, in questi momenti di acuta crisi socio economica, è diventato fonte di articolata discussione è quello dei “Beni Comuni” come risorsa di crescita e di sviluppo sia per realtà territoriali di grandi e medie dimensioni che di piccole come la nostra isola di Procida. Ebbene, entrando nel merito dei “Beni Comuni” ubicati sulla nostra superficie, al di là del complesso di Terra Murata, su cui si prevedono lunghi per comprenderne proficuamente l’utilizzo e la fruizione (anche se esiste l’urgenza per l’Abbazia di san Michele Arcangelo, emblema caratterizzante la storia culturale e religiosa della nostra terra) sarebbe cosa giusta ed utile approfondire il senso ed il significato che l’isolotto di Vivaro può rappresentare per la rinascita della comunità procidana. Infatti, questo gioiello naturale, di cui la memoria storica ne rappresenta la sua vitalità già agli albori della civiltà micenea (gli scavi archeologici ne sono una testimonianza), è stato reso un corpo estraneo al suo “habitat”, ad essere una sola essenza con Procida, dai gretti ed elitari egocentrismi di veri “mercanti del tempio”, messi li da una insignificante dirigenza politica – amministrativa cui si sommano le incertezze locali. A tal proposito sta diventando l’ennesima beffa la tanta conclamata apertura perché, a quanto si sa, è stato indicato l’accesso ad intimi e privilegiati accuratamente scelti. Per chi come me, e tanti altri, nell’aprire gli occhi al mondo, ha avuto il privilegio di osservare tra le prime cose, l’incanto di Vivaro, si è sviluppato un stato di tristezza. Ed è con tale stato d’animo che ritengo che, per dare un senso e una speranza fruttuosa alle nuove generazioni isolane, è cosa opportuna porre “la questione Vivaro” come punto di partenza per costruire un percorso storico nuovo ed entusiasmante del luogo micaelico. Ma, per dare inizio a ciò, diventa fondamentale la consapevolezza della partecipazione e responsabilità diretta dei cittadini, senza più deleghe in bianco per alcuno e cacciando dal tempio questi seprofiti dai nomi altisonanti che operano esclusivamente per i propri benefici.
Uscire dalle sacrestie e dai sinedri laici e lavorare per il bene comune
Di Michele Romano PROCIDA – E’ giusto che nasca un governo populista-sovranista, anche se con qualche formula di facciata, in quanto nel voto del 4 Marzo scorso una notevole maggioranza di cittadini ha creduto alle promesse delle formazioni politiche, espressioni dell’orientamento suddetto, in un clima di paura, angoscia, frustrazione, disperazione, dentro il quale la visione … Leggi tutto