Dopo il memorabile incontro della scorsa settimana col biblista Alberto Maggi, una riflessione di uno studioso di Storia del Cristianesimo.
di Gianni Romeo (ProcidaMia.it) – Ho potuto ascoltare anch’io – purtroppo solo martedì 19 – le riflessioni di Alberto Maggi sulla Parola di Dio, sulle incrostazioni che l’hanno stravolta, sui percorsi di fede e di libertà che possono scaturire dalla riscoperta del suo senso più autentico.
Ho avvertito anch’io nell’aria l’adrenalina cui accennava qualcuno dei presenti nei vari interventi succedutisi, i dubbi, le domande senza risposta che le parole insieme semplici e profonde di don Maggi avevano intercettato.
E ho fatto alcune riflessioni, che sintetizzo brevemente.
Sono un agnostico, in parole povere un non credente, ma da una vita mi interesso di storia del cristianesimo, in Europa, in Italia, anche a Procida. Non ne studio, è vero, gli scenari luminosi che balenano nello sguardo e nella voce di uomini di fede come Maggi, ma il lato buio, il frutto delle logiche di potere che hanno stravolto e stravolgono spesso la vita della Chiesa cattolica: l’intolleranza, la caccia alle streghe, l’ossessione del sesso e del peccato, il divieto e la paura di parlare di Dio e di religione.
Lo faccio, come tanti colleghi, convinto che la memoria storica serva, che se le cose brutte si dimenticano, ci ritornano addosso, come gli ultimi orribili anni ci stanno insegnando, anche nella civile e moderna Europa.
Ma respiriamo anche noi, quando possiamo parlare di religione con la R maiuscola, come è successo nell’incontro di martedì, per l’appunto.
E dispiace che ci siano sacerdoti e fedeli che reagiscono con fastidio, che preferiscono non vedere e non sentire.
Ho pensato alla studentessa che la settimana scorsa, dopo una normalissima lezione di storia sui rapporti tra confessori e inquisitori nell’Italia del Cinquecento, quasi in segreto mi ha domandato: ma Lei è ateo? È la prima volta che mi capita in oltre 35 anni di insegnamento…
Mi chiedo, e non credo di essere il solo: ma perché in questo paese è così difficile parlare tranquillamente, in chiesa e fuori, di fede, di morale, di storia e di vita religiosa?
Perché solo pochissime persone possono permettersi il lusso di discutere senza peli sulla lingua di cose così importanti?
Gianni Romeo
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