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Vivere tra paura e coraggio

Di Michele Romano         

Questi giorni terribili che trascorrono tra lutti, dolore, terrore, angoscia, povertà, senso di perdita, spingono le nostre esistenze verso un lacerante conflitto tra paura e coraggio.

Partiamo da quella paura, che ci rende deboli, come dice Eschilo, mirabile autore della tragedia greca insieme ad Euripide e Sofocle, perché abbatte il senso di sicurezza, mortifica la fermezza, distorce le percezioni, sviluppando mostri, ostacoli insormontabili. Per di più acquisisce una vista molto acuta, penetrando in cose che stanno sottoterra, così paralizza qualsiasi azione efficace, diventa fonte di numerosi mali sociali. Dà origine alle superstizioni, ai sentimenti di odio razziale, tribale, all’ostilità verso il nuovo, il diverso, alla rigidità, al conservatorismo, spingendo a fare proprie prassi e credenze superate, mescolando insieme forme di vigliaccheria e ignoranza (non quella socratica).

Ed ora approdiamo al coraggio. Nel senso comune si associa alla virtù del guerriero, alle grandi sfide delle scalate montuose, nelle profondità del mare, in imprese sportive, in altri termini, ovunque sono richieste attitudini alla resistenza, alla determinazione, per affrontare una ardua impresa fisica. Ma Seneca nella lettera a Lucilio ritiene che un atto coraggioso può essere il semplice vivere con la consapevolezza di affrontare la quotidianità con i suoi eventi casuali ed ineluttabili. Infatti affrontare un dolore, una delusione, una pandemia, significa entrare in mare aperto con esperienze nuove, diverse, imprevedibili con la predisposizione ad un lungo tragitto prima che qualche sollievo spinge ad aprire un barlume di luce all’orizzonte.

Ecco, per diluire il conflitto tra paura e coraggio bisogna esercitarsi in un atto virtuoso con il coniugare il lato positivo della paura che ci mantiene attenta e vigile verso il pericolo e la dimensione audace di accettare ed affrontare le sventure, di sopportare, con speranzoso stoicismo, i pesi che la vita presenta in cambio di nuovi fruttiferi doni.

Postilla finale Il Coronavirus con la strage dei testimoni della memoria, avvenuta nell’abbandono di fetidi ospizi indica il primo punto da cui ripartire: smantellare la disumanità crudele che ha invaso tutte le latitudini della società contemporanea.

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