Home > Procida e l'ex carcere di Terra Murata: alcune riflessioni

Procida e l'ex carcere di Terra Murata: alcune riflessioni

Riceviamo e pubblichiamo, da parte dell’Ing. Vincenzo Muro alcune riflessioni sul futuro della struttura dell’ex carcere di Terra Murata. Lo ingraziamo con la speranza che si possa aprire un  dibattito il più ampio e partecipato possibile.

Nelle ultime settimane si fa un gran parlare  della questione di Terra Murata , cioè dell’intero impianto dell’ex carcere   che dovrebbe passare al comune nei prossimi mesi.

Vincenzo Capezzuto presenta la questione  come il fiore all’occhiello della sua amministrazione e ritiene di poter  passare alla storia come il sindaco  che incrementerà notevolmente  il patrimonio immobiliare comunale  e che avvierà  la trasformazione del  complesso a struttura ricettiva,   capace anche di 500 camere ,oltre  ad auditori e strutture annesse.

L’opposizione  (Procida insieme) , d’altro canto, ha organizzato, sullo stesso argomento,  il recente convegno  di qualche settimana fa  dando la sensazione di essere molto interessata alla questione  e di stare alla ricerca di una sedia su cui mettere il cappello.

Penso che i tempi siano maturi per  cominciare  un dibattito serio  e fare qualche riflessione ( per una maggiore comprensione dell’argomento si allega un planimetria dell’area dell’ex carcere:

1)     Cosa passa veramente al comune?

L’intero complesso, nel 1999,  è stato  sottoposto a vincolo storico-artistico  da parte del Ministero  dei Beni Ambientali. Nella relazione  ,che fa parte integrante del decreto di vincolo, viene individuata l’epoca di esecuzione dei vari edifici  e viene precisato che tutti i manufatti realizzati nel  dopoguerra  e fino agli anni ’70 ,  sono stati dissennatamente realizzati e pertanto “…Un radicale intervento di liberazione , con la demolizione necessaria di tali corpi di fabbrica..” mostrerebbe   la poderosa mole dell’opera difensiva consentendo” … la lettura della evoluzione dei due distinti impianti sovrapposti…….,  cioè  la fortezza e la città carceraria.”

I manufatti da demolire , riportati con la sigla N (nuovi edifici carcerari)  e , per  una migliore individuazione,  indicati  col colore rosso sulla planimetria contenuta nella suddetta relazione  e allegata , corrispondono complessivamente a circa   4200 mq lordi divisi su più piani e più edifici , per una volumetria lorda di  oltre 15000 mc

Valutando che un appartamento di 100 mq  corrisponde a meno di  400 mc, ci si può rendere conto di quanto sarà demolito e considerando che una stanza media è intorno ai 20 mq , tale superficie corrisponde all’incirca a 200 camere.

Davvero pensa il sindaco che, con   la demolizione di questi edifici, sia sempre possibile ottenere  le 500 camere di cui si parla ? E che  la demolizione di tali superfici renda il complesso sempre appetibile ad eventuali  imprenditori interessati?

E’ vero che ci sono molti altri edifici e volumetrie , ma non è pensabile poter usufruire del castello d’Avalos per ricavare camere ( non lo consentirebbe  la Soprintendenza e sarebbe comunque inopportuno) e sicuramente è più difficoltoso ricavarle negli ex opifici.

Peraltro le superfici da demolire corrispondono , in gran parte, alle celle carcerarie  e quindi viene spontaneo  pensare che  forse, per  ottenere una struttura ricettiva,  sarebbe relativamente semplice  una opportuna e confacente  ristrutturazione per adeguarle alla nuova categoria  di ospiti.

2)     Quali imprenditori ?

L’investimento per ristrutturare  e attrezzare  il complesso  sarebbe sicuramente superiore  ai 100 milioni , che non è cosa da tutti.  E’ a dir poco  ingenuo pensare , come dice qualcuno in giro, che si potrebbe fare il tentativo di mettere insieme alcune centinaia di persone, isolane e non , che abbiano voglia di investire centinaia di migliaia di euro ciascuno; ne deriverebbe una sorta di condominio  nel quale  si scontrerebbero concezioni e posizioni e che ben presto sarebbe paralizzato.

E’ anche impensabile che  ci possano essere significative  sovvenzioni statali nell’attuale situazione  congiunturale del paese.

Peraltro, lo Stato, con i tempi che corrono , si è disfatto dei beni di questo tipo regalandoli ai comuni, proprio perché non c’erano acquirenti interessati

Bisogna  quindi che un  grosso imprenditore  ( ma non sono più  i tempi del  Rizzoli di Ischia) o un gruppo di alcuni imprenditori  del settore ( anche non italiani) venga stimolato a fare un investimento di tale portata.

Poiché gli imprenditori non sono istituti di beneficenza  ma gente concreta che vuole realizzare con la minore spesa possibile, avendo  intorno una urbanizzazione con servizi pubblici adeguati e funzionanti ( e in particolare se devono investire su beni di proprietà comunale) e poiché non è concepibile  che un possibile complesso ricettivo-culturale-convegnistico   come Terra Murata, una volta realizzato, possa funzionare  senza far parte di  circuiti internazionali,  significa che al comune saranno richieste  tutta una serie di infrastrutture, servizi  funzionanti , nonché   trasporti con la terraferma  e sull’isola, locali di intrattenimento e manifestazioni, ecc.

L’operazione è quindi molto più complessa e a lungo termine di quella che potrebbe sembrare a prima vista.

3) Il rapporto con la Soprintendenza

La Soprintendenza , ad avviso di molti, rappresenta un potere non democratico, sostanzialmente monocratico e burocratico e, nel modo come  è applicato, anche  molto discrezionale.  Per legge, essendo il complesso vincolato, la Soprintendenza, sia regionale che provinciale, ci entra di ufficio e  deve essere per forza compartecipe delle scelte , almeno per il tipo di intervento . Peraltro bisogna tener conto che  si mostra  spesso agguerrita  sulle proposte  e che comunque i suoi funzionari sempre una visione museale e conservativa  del bene tutelato e della sua utilizzazione

Finchè la tutela  paesistico-ambientale non avrà  una normativa puntuale e codificata nei particolari , qualunque funzionario può trovare un appiglio o una motivazione per bloccare anche progetti validi , di grande portata sociale ed anche architettonica. E’ emblematico il racconto di un ex ministro dei Beni Culturali che dovette intervenire personalmente per sbloccare una valida e importante opera di Gae Aulenti  in Lombardia , che aveva ricevuto il parere negativo di un semplice  funzionario della Soprintendenza al quale l’opera non piaceva.

Il nostro sindaco , per forza di cose, deve quindi  coinvolgere   la Soprintendenza  nelle scelte per  Terra  Murata  e  stare  in contatto con  la stessa, ma non si dimenticasse  che è  stata proprio la Soprintendenza  a volere la demolizione  dei  complessi sopra indicati ed a inserirli nella relazione di vincolo.

Trattandosi di edifici di valenza storica forse vorrebbe anche entrare nella progettazione e quindi  nelle scelte di  indirizzo e nella sostanza dei lavori.

E’ comunque positivo avere un buon rapporto, ma forse non sarebbe meglio farlo avere direttamente al gruppo di imprenditori interessati o comunque approfondirlo solo dopo  che venga realmente progettato il tipo  di intervento cui si vuole arrivare?

Ma il nostro sindaco ha preso una cotta solo per Terra Murata?

4) La gestione

E’ giusto che la politica abbia un ruolo importante nel decidere e stabilire  cosa fare,  ma anche  la parte operativa è comunque fondamentale e appena il complesso  passerà al comune ,sarà necessario avere un minimo di competenze per la gestione, nell’attesa  di imprenditori interessati e successivamente, assicurarsi competenze e uffici per gestire il controllo ; sarà quindi opportuno trovare dei professionisti  del settore perchè sicuramente nessun funzionario comunale presenta le competenze necessarie . Fa  che il sindaco si senta    predestinato  e capace di   gestire tutto in prima persona? E  in questo  mandato?

Vincenzo Muro

Potrebbe interessarti

Procida: Gloria a Dio e pace in terra!

Riflessioni di Don Marco Meglio contenute in una lettera inviata ai parrocchiani. Gloria a Dio …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *