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Procida Commento al Vangelo di domenica 6 novembre 2011

.”Ci sono valori di fondo che non sono interscambiabili e non si possono trasferire indifferentemente da una persona all’altra. Ciascuno è protagonista insostituibile della propria storia, responsabile unico delle proprie scelte di vita.” Don Giorgio Morlin

Cinquantottesimo appuntamento, con la rubrica dedicata ai commenti al vangelo. Eccovi il commento al vangelo di Mt 25,1-13 di questa domenica 6 novembre 2011, attraverso il video di p. Alberto Maggi (con relativa trascrizione del suo commento da scaricare) e una riflessione di don Giorgio Morlin.[youtube JlQiRa3qmbI]

Insieme a queste potete vedere anche il video di don Lello Ponticelli con le “prediche senza pulpito”.[youtube msXH745WPYg]

XXXII TEMPO ORDINARIO – 6 novembre 2011

ECCO LO SPOSO! ANDATEGLI INCONTRO!

Mt 25, 1?13

[In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:] «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte
entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

La lampada della sapienza

di don Giorgio Morlin

Mt 25,1-13

Ancora una volta il Regno di Dio è presentato come una festa di nozze. La metafora delle dieci vergini richiama certamente l’antica usanza palestinese delle celebrazioni nuziali. Per la costruzione letteraria che ne fa Matteo è finalizzata a precisi messaggi. La parabola ci presenta dieci ragazze, damigelle d’onore per il corteo degli sposi: cinque sono sagge e cinque stolte. Le prime sono considerate sagge per essersi prudentemente fornite di olio, a differenza delle seconde, distratte e imprevidenti. Dio ci chiede di essere pronti ad accogliere ogni giorno i suoi appelli. Ed è proprio l’olio della parabola, cioè la sapienza dell’amore, che ci mantiene pronti. La sapienza la capacità di vedere in profondità il significato vero degli eventi, delle persone; la capacità di intuire il nuovo che nasce dallo scorrere quotidiano della storia. Un atteggiamento profondo dello spirito, non innato ma alimentato, appunto, dall’olio dell’amore. Questa sapienza del cuore si può trovare in un analfabeta e può invece mancare in un illustre Premio Nobel. L’immagine dello sposo che arriva all’improvviso, significa che Dio si lascia percepire dentro gli eventi imprevisti della vita, anche quelli apparentemente più insignificanti. Se pensiamo a come Gesù visse la sua vita pubblica, dobbiamo sottolineare il fatto che i suoi messaggi più veri emergono sempre dentro il tessuto degli incontri casuali: non in solenni enunciazioni dottrinali o all’interno di istituzioni sacrali come il tempio ma nel colloquio umanissimo e pieno di cordialità con la Samaritana al pozzo o con Zaccheo che, mischiato alla folla, desiderava ardentemente vederlo.

Il bisogno profondo, che tutti avvertiamo, di una vita diversa, stanchi come siamo di ciò che ossessivamente ci viene propinato dalle varie mode culturali, ha qualcosa a che fare con il bisogno di sapienza. La sapienza bisogna cercarla uscendo dagli schemi mentali preconfezionati, aprendo gli occhi davanti alla realtà che cambia, accostando le persone con fiducia senza dare nulla per scontato. E poi fermarsi a riflettere, a discernere e a rifarsi un nuovo ordine di ricerca tenendo conto dell’elemento appena acquisito. E, naturalmente, essere disposti a riprendere il cammino subito dopo.

La sapienza è anche capacità di armonia tra opzioni diverse e complementari: tra realismo e utopia, tra solitudine e convivialità, tra presente e futuro, nella consapevolezza permanente di essere veri credenti che aspettano il tempo promesso e, contemporaneamente, veri uomini che storicamente non sfuggono alle responsabilità di ogni giorno. Le ragazze della parabola, trovatesi imprudentemente senza olio, si premurano di farselo prestare dalle altre ma queste rispondono di no. Può apparire una risposta altezzosa ed egoista, invece ci propone un significativo messaggio sapienziale. L’olio della lampada non lo si travasa da un contenitore all’altro. Ci sono valori di fondo che non sono interscambiabili e non si possono trasferire indifferentemente da una persona all’altra. Ciascuno è protagonista insostituibile della propria storia, responsabile unico delle proprie scelte di vita.

Ci sono cristiani che si appoggiano passivamente e acriticamente ad altre persone, magari anche riconosciute come carismatiche, senza il minimo sforzo di cercare dentro la propria storia individuale quell’unicità che aiuta a camminare nella vita in maniera autonoma e responsabile. Gesù non si è mai sostituito alla coscienza degli individui che ha incontrato, anzi ha fortemente lottato contro l’istituzione religiosa giudaica che andava autoritariamente per questa direzione monopolizzando strumentalmente le coscienze. Una guida spirituale è sapiente quando aiuta la persona ad essere se stessa, a trovare la sua specifica strada e a scoprire il suo “volto” originale, come dono irripetibile di Dio offerto a beneficio del mondo.

* Originario di Caerano di San Marco, ricercatore e storico, don Giorgio Morlin   stato cappellano a Nervesa della Battaglia dove   stato animatore delle Acli. Ha 74 anni ed   attualmente parroco a Mazzocco (Tv)

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