Il Conclave che verrà

benedetto xvidi Michele Romano

In attesa che la politica italiana, dopo la forte scossa del risultato elettorale, dia un segnale significativo nella direzione di azzerare tutte le scorie che hanno ridotto il Paese in macerie con il berlusconismo e gli apparati conservativi di un sinistra che ha perso i rapporti reali con i cittadini, e con la speranza di non aspettare Godot ma qualcosa di concreto e pregnante di “Rinascita”, rivolgiamo la nostra attenzione sull’evento che caratterizzerà  il mese di marzo, in modo rilevante, cioè l’apertura del Conclave per la elezione del Papa, dopo le stupefacenti dimissioni di Benedetto XVI. Tale rinuncia porta alla luce la crisi di fondo che assale una struttura ecclesiale, oramai da troppo tempo cristallizzata e dentro un pernicioso svuotamento. E così l’intera comunità mondiale si pone l’interrogativo se il futuro Papa potrà aprire una nuova aurora per la Chiesa Cattolica. Certamente non possono essere sottovalutate le drammatiche necessità della stessa che consistono, principalmente, in una gravissima carenza di vocazioni sacerdotali in tutto l’emisfero, per cui, dietro la facciata, si percepisce lo sgretolamento del Palazzo. Da ciò scaturisce che c’è bisogno di un Pontefice aperto alle problematiche poste dalla Realtà Contemporanea, che metta in pratica una democrazia vera, orientata sul modello del Cristianesimo degli albori. Pertanto non è più importante il Paese d’origine del nuovo Santo Padre ma il possedere l’amore per l’incarico, il che significa avere la consapevolezza e la determinazione di colmare la distanza sempre più abissale che separa la gente comune dalla struttura di governo della chiesa su questioni importanti sia interne, come il celibato dei preti, i divorziati, il sacerdozio femminile, la gestione dello IOR, i casi di pedofilia, etc., sia esterne come l’approccio con la diversità, con i fondamentalismi. In altri termini con un Papa, per dirla con il grande teologo tedesco Hans Kung, che non viva intellettualmente, nel Medioevo come portabandiera di teologia, liturgia o costituzioni di una chiesa che risalgono a quell’epoca, ma disponibile ad avventurarsi in mare aperto per scoprire nuove rotte, stimolando la partecipazione di vescovi, preti e gente comune a tale navigazione. E qui diventa fondamentale il coinvolgimento dal basso sia delle grandi comunità urbane che delle piccole come può essere la nostra dell’isola di Procida, ancora piena di risorse in tal campo ma allo stato attuale chiuso in uno sdolcinato letargo.

Soltanto così l’atto dirompente di Ratzinger può rappresentare una nuova “Pasqua” di Resurrezione per il mondo cattolico con un effetto benefico sull’altra parte dell’umanità. Altrimenti, se prevarrà lo spirito di restaurazione, la Chiesa rischia di immergersi nel buio oltre la siepe e diventare una setta sempre più irrilevante tanto da sottoporre Gesù Cristo ad una nuova crocifissione.

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