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Il ricordo di un amico sapiente

Di Michele Romano

PROCIDA – Ha lasciato il mare della “polis micaelica” per incamminarsi nel “respiro cosmico dell’Universo” un innamorato della sapienza, un filosofo, nel senso pieno della parola, che, con la sua docilità, ponderatezza, sobrietà, semplicità, umiltà, profondità ha arricchito di contenuti la nostra esistenza, cioè Nicola Loffredo. In lui, dentro un intenso rapporto di fraternità, si avvertiva un palpitante “pathos del nascosto” che può essere esplicitato con l’annunzio di Eraclito: ho indagato me stesso e ho scoperto che i confini dell’anima camminando non potrai trovarli, pur percorrendo ogni strada, perché all’anima appartiene una espressione che accresce se stessa. Così l’anima, il nascosto, la sapienza sono ciò che non vediamo né prendiamo, ma portiamo dentro di noi. Soltanto la nostra interiorità è permanente, anzi nel manifestarsi si espande. E qui diventa essenziale il dialogo, l’ascolto, la reciprocità. Ecco di che cosa si nutriva quotidianamente Nicola con se stesso e gli altri. Ha ragione la cara moglie Vittoria, quando nel salutarla, ci ha detto: “Caro Michele, abbiamo un filosofo in meno”. Infatti, è una perdita non da poco nell’attuale momento della società contemporanea, così spaventosamente immersa nella “selva oscura” di memoria dantesca. Ecco carissimo Nicola, da oggi in poi ti indicheremo dentro il tempo agostiniano (passato, presente, futuro) della “polis micaelica” come il nostro Virgilio che ci illumina con il suo perenne raziocinio.

 

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