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Il Risorgimento e il ruolo da protagonista del Meridione d’Italia

di Nicola Silenti da Destra.it

Una storia travagliata, talvolta cupa, eppure molto più gloriosa di quanto si vorrebbe far credere. Sono ancora tanti gli interrogativi, i dubbi e le perplessità intorno a uno dei capitoli più complessi e al contempo avvincenti della nostra storia. Di certo, è una pagina a dir poco coinvolgente quella scritta da alcuni nostri connazionali poco più di 150 anni fa, quando in un misto di idealismo e spirito rivoluzionario quegli uomini decisero di darsi una Patria, ponendosi alla testa di un movimento che nel nome dell’indipendenza trascinò lo Stivale da una condizione di ruralità e post feudalesimo a una modernità che prese il nome di Risorgimento. Un cammino in realtà ancor oggi non del tutto compiuto, come descritto in modo avvincente e mirabile da Marco Valle per Eclettica edizioni nel suo eccellente libro “Confini & conflitti. Uomini, imperi e sovranità nazionale”in particolare nella parte in cui l’autore esamina la questione “Londra contro il Borbone” innescando una serie di considerazioni sul processo di indipendenza nazionale.

Sgomberata dai banali orpelli della storiografia ufficiale e dai sedimenti di una verità di parte divenuta obtorto collo universale, il Risorgimento e i moti d’indipendenza che portarono all’unità d’Italia si mostrano nella loro interezza per quello che sono, ossia tutt’altro che il prodotto avvelenato di un’elite diabolica e prezzolata, bensì il successo di popolo dell’azione di avanguardie ardite, animate da pulsioni libere e spontanee e un sincero amor patrio. Con un tale approccio improntato a una più matura libertà di giudizio e una più consapevole riflessione sui tanti passaggi trascurati dalla storiografia ufficiale, liberato il campo da ogni fronzolo settario e fazioso tutto diventa più chiaro, restituendo al Risorgimento la sua piena dignità di evento storico grandioso ed eroico, costellato da una galleria di protagonisti capaci di assurgere al ruolo di veri e propri miti senza confini.

Una memoria da preservare e difendere, che ci consegna l’ideale di un’Italia unita, indipendente e sovrana: un ideale quanto mai attuale, negli anni della globalizzazione e delle unioni monetarie e politiche a furor di elite e di interessi stranieri.

Al contrario di quanto in tanti vorrebbero far credere, il Risorgimento non fu il gentile omaggio del Settentrione d’Italia al resto di una penisola primitiva e sottosviluppata, incapace e inconsapevole, ma al contrario fu un evento che vide nel Meridione un vero protagonista. Il Sud infatti non svolse mai un ruolo da comprimario nell’unificazione e men che meno ebbe l’animo di subire passivamente gli eventi, ma al contrario fu sempre protagonista dei moti patriottici: moti che in realtà, pur ispirati e animati da una ristretta avanguardia intellettuale e militare, videro il coinvolgimento attivo di oltre trentamila volontari meridionali di ogni ceto inquadrati nell’esercito garibaldino. Altrettanto cruciale fu il ruolo giocato, in sede di ideazione e organizzazione insurrezionale, dalla borghesia meridionale, che fornì un indiscusso apporto in tutte le fasi dell’azione risorgimentale: una borghesia colta, preparata e caparbia, che agì in prima persona nella costruzione dell’impalcatura giuridica e amministrativa dello Stato unitario e nella definizione di una vera coscienza nazionale del popolo italiano.

D’altronde, una coscienza patriottica del Mezzogiorno d’Italia si era già palesata almeno un secolo prima con il contributo di galantuomini come il filosofo napoletano Gaetano Filangieri e sin dalla fine del Settecento si erano segnalati episodi di una ribellione che da tempo aveva iniziato a palesarsi con forza. Episodi culminati nel sangue, come fu per il martire irpino Vincenzo Galiani, quasi sconosciuto alla storiografia ufficiale eppure degno del rango di martire della Patria, impiccato insieme ai suoi sodali nel 1794 anche per la costituzione della Società patriottica napoletana. Moti di una ribellione ancora acerba, ma che vide accomunati nello stesso sanguinoso destino i tanti meridionali che scelsero con coraggio di aderire alla Repubblica napoletana. Una scelta che i Borboni punirono con l’esilio e, più spesso, con la forca.

Mezzo secolo più avanti invece, a prendere in mano la situazione non fu più un’avanguardia sovversiva avulsa dal popolo, ma al contrario fu grazie all’azione di uomini profondamente inseriti nella società che si poté ideare, allestire e compiere il Risorgimento: una conquista che divenne possibile grazie a una schiera di illuminati figli del popolo che vollero e seppero farsi popolo.

Certamente nel novero degli accadimenti in questione si registrarono episodi ingloriosi, e, a conti fatti, insieme alle gesta eroiche con il Risorgimento fu messa a segno una quasi rapina ai danni del Meridione. Tuttavia, in tanti nel Sud vollero l’unificazione del Paese, e in tanti lottarono mettendo in gioco la propria vita per vederla realizzata. A loro va il nostro eterno ringraziamento. A noi il compito di proteggere e preservare quell’ideale, e di tramandare quel desiderio e quella conquista agli italiani che verranno.

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Un commento

  1. Nuccio Mulè da Gela in provincia di Caltanissetta. La partecipazione di Gela (già Terranova) al centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia è avvenuta a pieno titolo e con tutti i crismi della consapevolezza storica di una città che ha dato alla Patria un contributo importante di vite umane. Prima, durante il Risorgimento, la città mandò i suoi figli, con lo sprezzo della vita, a combattere lo straniero Borbone, per la rinascita e la libertà della Sicilia oppressa dalla tirannide; dopo, nell’epopea garibaldina e nelle battaglie dell’Esercito Nazionale del Regno d’Italia, i nostri concittadini diedero il loro contributo di sangue per l’Unità d’Italia e per la nascita della Nazione. Sangue dei figli di Gela, inoltre, fu versato nella guerra di Libia e, soprattutto con i suoi oltre 600 caduti, sui lontani confini dell’Italia di nord-est nella Grande Guerra contro lo straniero austriaco e le Potenze imperiali.

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