L’immane tragedia della Shoah

di Giacomo Retaggio

Mi sono reso conto che la gente sta dimenticando quell’immane tragedia. Sarà il tempo che è passato, sarà “l’inconscia elaborazione del lutto”, sarà una forte volontà negazionista, ma parlare della Shoah da quasi fastidio a chi ascolta. Ma io non tengo conto di queste condizioni ostative e vado avanti per la mia strada: la gente deve sapere! C’è un’intera generazione, quella che inizia negli anni ’50 del secolo scorso, che ignora completamente cosa sia stata quella storica tragedia e le sue dimensioni. Anche i programmi televisivi al riguardo sono meno incisivi e più edulcorati. Manca in molte persone che ne parlano il “senso di indignazione” che negli anni scorsi era molto più corposo e frequente. E’ come se la gente si stesse abituando all’idea e considerasse la Shoah un evento normale della storia del ‘900. E questa è l’evenienza più pericolosa che potesse capitare alla società attuale: la perdita della memoria. Ma io rifiuto di adeguarmi a tale stato di cose e a tale modo di pensare. Finché avrò un barlume di vita scriverò su ciò che è stato l’olocausto ebraico. Come si può stendere il velo della dimenticanza su milioni di morti, sull’immagine dei camini fumanti, sulle interminabili file di bambini sottoposti ad esperimenti medici assurdi, sulle selezioni dove si moriva per un cenno della mano? E’ una questione di sensibilità, di umanità, indipendente dalle convinzioni religiose, filosofiche e politiche. La Shoah è un’offesa all’uomo in quanto tale. Il lager tendeva (e ci riusciva!) a degradare l’individuo fino al livello della bestia. Le condizioni di vita erano tali che dopo non molto tempo una persona non vedeva più i rapporti di parentela, non distingueva più il lecito dall’illecito, non riconoceva più l’amico. Era ridotto ad una bestia tesa solo a sopravvivere. E questo era lo scopo che si prefiggevano i Tedeschi prima di eliminarli, vale a dire l’annullamento dell’individuo come essere pensante e depositario di affetti. Di coloro, che per una serie di circostanze fortunate sono scampati alla morte,diversi, ritornati in libertà, si sono suicidati, non sopportando l’ideache loro si erano salvati e la madre o il padre o i fratelli o i figli erano morti. Ognuno si chiedeva se aveva fatto tutto il possibile per salvare anche loro. E affioravano talvolta i sensi colpa che spesso hanno portato al suicidio. Ora io dico: come si può dimenticare tutto ciò? Se in questa nostra società c’è ancora un briciolo di umanità dobbiamo ricordare che questo è stato! E può essere di nuovo….

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