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La Chiesa chiamata a dare risposte ad imbarazzanti ed aspri interrogativi.

benedetto xvidi Michele Romano

Con il passare dei giorni sembra sempre più evidente che il gesto con cui Benedetto XVI ha posto fine al suo pontificato, non è quello di rinuncia ma in realtà l’opposto ovvero un segnale di governo di notevole dimensione coniugato ad un atto di alto magistero spirituale. Le sue dimissioni vogliono affermare con forte determinazione una ben definita de-sacralità della propria carica. Il contenuto teologico di essa (essere, cioè, il vicario di Cristo) resterà inalterata ma la modalità di designazione e d’esercizio assumono un’impostazione del tutto comune ed ordinaria. Infatti, se è possibile che il Papa si dimetta, allora anche altre novità sono possibili, partendo dal fatto che viene messo in discussione il modo d’essere della struttura centrale del governo della Chiesa con il sottoporla alla dura prova del tempo e della pochezza umana. Certamente tale struttura, negli ultimi tempi, ha offerto spettacoli alquanto penosi di cattivo costume, di calunnie, di giochi di potere, di ambizioni senza freno. Colpa delle regole in vigore nell’organizzazione curiale che il gesto del Papa sta ad indicare che possono e devono cambiare. Infatti, è cosa ancora possibile che l’elezione del Pontefice è un’esclusiva di un pugno di anziani oligarchi maschi nelle cui mani è concentrato il potere delle Congregazioni e per entrare in questa ristretta cerchi non si badi a nulla? E’ cosa accettabile che esista ancora un bubbone demoniaco come lo Ior, la banca vaticana? In tal senso le dimissioni di Ratzinger pongono imbarazzanti e aspri interrogativi a cui la Chiesa è chiamata a rispondere. La prima risposta potrebbe arrivare dall’imminente Conclave. In altri termini è una rinuncia che invita a ridefinire la gerarchia delle cose, a stabilire priorità più autentiche, a distinguere ciò che conta da quello che non conta, a cambiare rispetto a ciò che si è. Tale indicazione va al di là dei confini della realtà cattolica. Infatti, davanti al travolgente mutamento che incalza, in modo incessante, la società contemporanea, il Papa ci offre una lezione spirituale molto pregnante con la quale vuole farci riflettere sul fatto che non si può più essere ciò che fino ad oggi siamo stati, per cui i segni dei tempi spingono a trovare altre regole, ad immaginare altri scopi, altri ideali per tenere in piedi, in modo sostanziale, il concetto di comunità, partendo dal tratto più intimo, più sobrio, più vero. D’altra parte è di tale rinnovamento che si ha urgente bisogno.

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