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La flotta che visse due volte. La saga di Achille Lauro

di Nicola Silenti da Destra.it

PROCIDA – Una vicenda umana e imprenditoriale irripetibile nel racconto di un testimone d’eccezione. E’ questo l’originale contributo alla storia della marineria italiana e insieme il lascito più prezioso consegnato ai lettori dal volume intitolato “La flotta che visse due volte. Storia delle navi di Achille Lauro” a cura di Tobia Costagliola (Armando editore).

Un’opera monumentale con cui l’autore, grazie a una ricca e dettagliata raccolta di immagini, dati e testimonianze, tutte funzionali al racconto, ricostruisce nel dettaglio e insieme rende possibile ripercorrere anche visivamente l’epopea di uno dei più brillanti esempi dell’estro e dell’ingegnosità industriale italiana: l’impero navale fondato da Achille Lauro.

Collaboratore tra i più stretti di Ercole Lauro e in seguito professionista apprezzato presso altri importanti gruppi italiani del comparto, il capitano Costagliola si è formato professionalmente nell’azienda armatoriale dei Lauro, prima a bordo e poi in qualità di responsabile dell’Ufficio noleggi della Compagnia: un’esperienza esclusiva che ha consentito all’autore di vivere, in prima persona e da una postazione privilegiata, la gran parte degli eventi narrati nel libro.

Una storia avvincente, quella della compagnia Lauro, che si dipana per la gran parte del secolo scorso lungo un arco di oltre 60 anni, scandita da una serie sorprendente di trionfi e rovesci repentini che hanno origine negli anni ‘20 con la fondazione della “Società di navigazione a vapore della Penisola Sorrentina” e della relativa flotta con l’acquisto della prima nave, il piroscafo Iris, il primo a recare sul fumaiolo quello che sarà l’emblema sociale del sodalizio: una stella bianca a cinque punte su sfondo azzurro. La storia della flotta Lauro prosegue, nell’emozionante racconto del capitano Costagliola, con i primi floridi e fortunati anni dell’adesione ai programmi di trasporto verso le colonie durante il regime fascista (con i servizi regolari di rifornimento verso Libia, Eritrea, Somalia italiana e Gibuti) e con i traffici petroliferi del Mar Nero. Una scalata impetuosa interrotta bruscamente dai boati delle bombe della seconda guerra mondiale, capace di cancellare quasi per intero la prima iniziale flotta di 58 unità. Un evento funesto, che tuttavia non poté impedire la veemente resurrezione del dopoguerra con la ricostruzione della flotta (avviata dall’acquisto di cinque navi liberty statunitensi, seguite a stretto giro di posta dalle unità della classe “Artisti”) e l’adozione di due scelte imprenditoriali che si rivelarono determinanti per la storia successiva della compagnia: l’avvio del servizio di collegamento con l’Australia (partito nel 1947 con la nave Ravello), che permise di intercettare e dare risposta adeguata alla massiccia ondata migratoria del periodo, e l’ancora più felice intuizione dei viaggi di crociera.

Scelte coraggiose e in grado di precorrere i tempi, figlie dell’indiscusso genio imprenditoriale di Achille Lauro: un talento capace di dare vita in pochi anni a una flotta al vertice delle graduatorie mondiali con le sue 164 unità, così versatile e sapientemente diversificata da annoverare nelle sue file pressoché tutte le tipologie più note di mezzi adibiti al trasporto (carico secco, petrolio, rotabili, contenitori, rimorchio), tutti descritti nel volume fin nel minimo dettaglio e col corredo delle immagini fotografiche. Un’offerta industriale d’eccezione, forte di una flotta capace di rispondere alle esigenze del mercato non soltanto con la modernità dei mezzi ma anche grazie alla preparazione e alla professionalità della sua classe dirigente e dei suoi marittimi, incitati e motivati dall’attenzione costante dell’armatore per le condizioni di lavoro dei suoi uomini.

Al centro della narrazione di Tobia Costagliola si impone in modo prepotente la figura dell’Achille Lauro imprenditore, relegandone invece la discussa e controversa vicenda politica al vaglio degli storici: una scelta coraggiosa, questa, che è il vero dato saliente e originale dell’opera e che ha l’indiscutibile merito di riportare al centro dell’attenzione la vicenda umana e l’impresa economica di un uomo che fu soprattutto un imprenditore d’eccezione, al punto da assommare su di sé l’ammirazione e l’invidia del panorama marittimo internazionale per almeno tre generazioni. Un’impresa edificata per intero e in via esclusiva sulla figura del capostipite, tanto che la sua creatura non riuscì a sopravvivergli: una storia ineguagliata ma dal finale tragico, che rimane impressa a caratteri cubitali nella storia d’Italia anche a dispetto di situazioni che, per usare le parole di Ercole Lauro, trasformarono “una gloriosa epopea in una tragedia”. Un romanzo appassionante di vite vere, spezzato dalle amare pagine del commissariamento e del fallimento finale a corollario di un dissesto che, nell’inerzia colpevole del sistema e delle istituzioni, pose fine al sogno e insieme al vanto di una moderna, brillante e vincente idea imprenditoriale del Meridione d’Italia.

“La flotta che visse due volte” è il risultato radioso e perfettamente riuscito di un lavoro di ricerca e di recupero della memoria storica. Un lavoro puntuale, meticoloso e imponente, cominciato negli anni ’70 e proseguito a fasi alterne sino alla stesura definitiva, nonostante il fardello degli impegni professionali e a dispetto delle circostanze della vita, talvolta più ingiuste del lecito. Un lavoro immane che consente all’autore di restituire la giusta e meritata ribalta a un’esperienza umana di prestigio, ma che sa anche offrire un’affascinante epitome della storia navale italiana più o meno recente e una testimonianza della vitalità del settore.

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