La sobrietà risulta essere una virtù impopolare, antipatica per molti motivi. Anche se si cerca qualche sinonimo come temperanza, discrezione non si riesce a darle credito. Un passo avanti si può fermare con la considerazione dei contrari: l’antica dissolvenza, il moderno comunismo.
Ma perché la sobrietà gode di cattiva fama presso tutte le culture sia di destra che di sinistra? Due le possibili risposte intersecate tra di loro. La prima riconduce al “in medio stat virtus”, il perno centrale dell’etica greco-romana (Seneca) poi ripreso e ampliato dall’etica cristiana in cui la sobrietà-temperanza era una delle virtù fondamentali insieme alla giustizia, alla fortezza, alla prudenza tanto da definirla una bella antipatica compagnia. Insomma non tirchieria ma neanche prodigalità.
Così chi butta i soldi a Las Vegas, a Montecarlo o ai Caraibi è più simpatico di chi i soldi li nasconde, mentre tanti muoiono di fame. E qui subentra il secondo motivo di antipatia, più moderno. Come elogiare la sobrietà di fronte a chi non possiede altro che lo stretto necessario o addirittura neanche quello? Certamente, davanti ad una crisi economica planetaria così devastante, la cui evidenza é così forte nel mondo occidentale anche per effetto di un consumismo sfrenato, che porterà ad un diverso modello di sviluppo tale da condurre ad una diminuzione dei consumi, accompagnata possibilmente da una non caduta dell’occupazione, la sobrietà sta prendendo quota, nell’immaginario collettivo, giustamente come una delle virtù cardinali.
A tal proposito bisogna rammentare che, in largo anticipo, Enrico Berlinguer (prima di morire) compì l’atto coraggioso di esaltarla, utilizzando un termine più accessibile: austerità. E’ notevole e profetico quanto afferma cioè che l’occupazione si può salvare costruendo autobus pubblici invece di macchine private. Ecco perché una politica di austerità e di rigore diventa una necessità da parte di tutti. La leva su cui premere per fare avanzare la trasformazione della società nella propria struttura e nella propria idea di base.
Una voce come questa non è facile ascoltarla. E’ stato più facile invocare per molti quei lussi che erano di pochi. Più facile stabilire nuove tasse che colpire gli evasori non tenendo conto che anche la correttezza fiscale è un aspetto della sobrietà.
In tal senso, si può dire, che ponendo in risalto tale virtù incardinata con i criteri della legalità, della giustizia, della libertà e della solidarietà, rinasce la speranza di uscire dalla “notte” perennemente buia, utilizzando la terminologia del filosofo Hegel, in cui siamo dispersi, per approdare nuovamente ai porti di una politica che ti indichi chiaramente da che parte stare, con espressioni antiche: oppressori oppure oppressi.
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