Procida. Commenti al vangelo di domenica 31 ottobre: i giusti mormorano, il peccatore gioisce

Nono appuntamento con la rubrica dedicata ai commenti al vangelo. Ascoltiamo  il commento al vangelo di questa domenica 31 ottobre 2010 attraverso il video di  p. Alberto Maggi

(trascrizione da scricare) e la riflessione di padre Ricardo Perez Marquez*

Buon ascolto e buona domenica a tutti.

Lina Scotto

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XXXI TEMPO ORDINARIO – 31 ottobre 2010
IL FIGLIO DELL’UOMO ERA VENUTO A CERCARE E A SALVARE CIO’ CHE ERA PERDUTO

Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM

Lc 19,1-10
[In quel tempo Gesù] entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

I GIUSTI’  MORMORANO, IL PECCATORE GIOISCE

Zaccheo, il protagonista di questo episodio, è presentato ai lettori da due angolature diverse; da una parte quel­la del narratore, che lo descrive detta­gliatamente, quasi al rallentatore (ri­cordandone il nome, la professione, il grado, lo status, l’aspetto fisico, le sue azioni e le sue reazioni); dall’altra quella degli astanti, che lo liquidano con una parola sola: «Un peccatore». Due visioni della realtà umana a con­fronto, dove emergono sia l’attenzione rispettosa all’altro sia il disprezzo nei suoi confronti. E non si tratta di due maniere arbitrarie di considerare il prossimo, bensì una è quella che ema­na dalla fede nel disegno di Dio sull’umanità, l’altra quella sancita dalla religione con le sue osservanze.

Il giudaismo al tempo di Gesù vede­va nella figura del pubblicano, l’esattore delle tasse, il prototipo del peccatore, in quanto ritenuto ladro di professione e rinnegato, a servizio del dominatore straniero. Luca gioca a mettere insieme una serie di elementi riguardanti il personaggio in questione che lo rendono particolarmente inviso: è capo dei pubblicani e ricco, ma pri­ma l’evangelista introduce il tutto con una nota ironica. Infatti, nella lingua ebraica, Zaccheo significa «il puro», «l’innocente», e per tre volte verrà ri­cordato questo nome, come se Luca volesse sottolineare la vera identità alla quale il capo dei pubblicani è chiamato.

Trattandosi di un personaggio con­creto, sul quale si concentrava il di­sprezzo della popolazione, che vedeva nella ricchezza di Zaccheo il frutto dell’inganno e dell’abuso sulla povera gente, Luca intende offrire un ritratto non tanto anagrafico quanto tipologico dell’uomo che ritrova se stesso. Nono­stante l’anatema da parte dell’istituzione religiosa per quelli che vivevano al di fuori della Legge e il di­sdegno con cui erano trattati, Zaccheo diventa paradigma di quanti si sento­no toccati dalla salvezza, quale dono gratuito. Infatti non sarà il capo dei pubblicani a vedere Gesù, seppur sia questo il suo massimo desiderio e fac­cia del tutto per riuscirci (“cercare di vederlo” / “correre avanti” / “salire sul sicomoro”), ma sarà il Signore a scor­gere Zaccheo in cima all’albero, ad invitarlo a scendere e ad annunciare che intende alloggiarsi da lui, in modo che tanta fatica, come quella dimo­strata dal peccatore, venga risparmia­ta d’ora in avanti a quelli come lui.

Forse è la facilità con la quale il Signore fissa l’incontro con colui che era perduto a suscitare la reazione negativa dei benpensanti. E la mormo­razione di tutti, vedendo Gesù ospite di un impuro, non si lascia attendere. All’evangelista non serve dare ulteriori spiegazioni, la mormorazione non ri­cade sulla figura del pubblicano, il quale è praticamente ignorato dai pre­senti (si tratta soltanto di un «peccato­re»), ma sulla persona di Gesù, il cui comportamento è intollerabile. Ed è la terza volta (quella definitiva) in cui, con la mormorazione, si rinfaccia a Gesù il suo atteggiamento per nulla ortodosso a favore dei fuorilegge (cf. Lc 5,30; 15,2).

In casa del peccatore Gesù è chia­mato «Signore»; Zaccheo lo riconosce tale ed esprime gli effetti di tale pre­senza: la gioia e la condivisione. Sono i due aspetti che caratterizzano ora la vita del credente e che illustrano in cosa consista la salvezza, quell’amore gratuito che restituisce vita e dignità alla persona umana. Colui che era considerato impuro manifesta la sua gioia vitale nell’incontro con il Signore, mentre coloro che si ritenevano puri restano nel disagio espresso con la mormorazione.

Davanti al Signore, accomodato nella sua casa, Zaccheo non farà, tut­tavia, una dichiarazione di fede ma di redditi, impegnandosi a dare la metà dei beni ai poveri e quattro volte tanto a chi aveva frodato. Zaccheo è così reintegrato nella discendenza di Abra­mo, partecipe anche lui delle promes­se e delle benedizioni rivolte al popolo dell’alleanza, e in questa maniera ade­risce al modello di umanità offerto dal «Figlio dell’uomo». Non basta infatti essere figlio di Abramo, ma bisogna identificarsi in quell’umanità che Gesù ha manifestato con la sua persone e la sua parola. Tale sarà l’effetto della salvezza provata da Zaccheo, quella gioia dell’accoglienza e della condivi­sione che lo porterà a raggiungere la sua vera statura umana.

“Il Figlio dell’uomo è venuto a cer­care ciò che era perduto”, è questa dichiarazione finale la chiave di lettu­ra di tutto il brano: Gesù, l’uomo pie­namente realizzato, viene a cercare ogni uomo perché possa conquistare simile traguardo.

Ricardo Perez Marquez

* Nato a Granada nel 1958, laureato in Lette­re, nel 1981 entra nell’ordine dei Servi di Maria in Italia. Nel 1995 fonda, insieme ad Alberto Maggi, il Centro Studi biblici “Giovanni Vannuc­ci” a Montefano (Mc). Insegna alla Pontificia Facoltà Marianum di Roma.

Se vuoi rileggere le riflessioni delle precedenti settimane clicca sui link sotto:

– 24 ottobre

– 17 ottobre

– 10 ottobre

– 3 ottobre

– 26 settembre

– 19 settembre

– 12 settembre

– 5 settembre

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