Procida. Commenti al vangelo di giovedì 6 gennaio. Epifania

Diciannovesimo appuntamento, e primo del nuovo anno, con la rubrica dedicata ai commenti al vangelo. Ascoltiamo  il commento  di questo giovedì 6 gennaio 2011 attraverso il video di  p. Alberto Maggi e la trascrizione da scaricare. Inoltre pubblichiamo una doppia riflesisone di don Paolo Curtaz e Oscar Romero.

UN ABBRACCIO E UN CARO GRANDE AUGURIO , PER UN ANNO  DA VIVERE IN PIENEZZA!

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EPIFANIA – 6 gennaio 2011
SIAMO VENUTI DALL’ORIENTE PER ADORARE IL RE – Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi
OSM
Mt 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.
Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Se vuoi rileggere le riflessioni delle precedenti settimane clicca sui link sotto:


– 31 ottobre

– 24 ottobre

– 17 ottobre

– 10 ottobre

– 3 ottobre

– 26 settembre

Epifania –Mt 2,1-12
Cercatori di Dio

Il desiderio muove il cuore degli uomini. I desideri ci fanno credere di soddisfare questa sete di tutto. Alcuni sono desideri semplici, alla portata di molti, altri sono desideri impossibili, che ci piombano nella frustrazione. Alla fine di ogni desiderio esaudito, però, sperimentiamo che il nostro cuore è destinato a ben altro, il nostro cuore è assetato di infinito. Oggi è la festa del desiderio che non si arrende, la festa che vede protagonisti alcuni cercatori benestanti che passano il proprio tempo a scoprire nuove teorie e a verificarle. Oggi è la festa dell’ essenza dell’ essere umano che, in fondo, spogliato di ogni condizionamento, si riscopre, semplicemente, un cercatore.
La Parola insiste, esagera, scardina, scuote: non veniamo giudicati dai risultati, dalla devozione, dalla coerenza, ma dal desiderio di andare oltre. E, per noi discepoli di lungo corso, che già abbiamo trovato (siamo stati trovati?), questa festa è un invito a superare le nostre certezze bonsai, per assumere lo sguardo di Dio.
Magi e maghetti
I Magi non sono né tre né re, come recita il proverbio popolare; il nome “ magi” è vago, e richiama delle persone facoltose (possono assentarsi da casa per lungo tempo) dedite alla scienza degli astri, curiosi di verificare le loro teorie astrologiche. Teorie che non hanno niente a che vedere con i nostri oroscopi, per carità!, ma la consapevolezza quasi scientifica che ad eventi astrali corrispondano eventi terreni, ad esempio la nascita di un re. Non stupisce che questi curiosi e insaziabili personaggi si muovono a cercare il re alla corte di Erode, l’ evento astrale che hanno scoperto indica la Palestina come luogo della felice nascita. Ma accade l’ imprevisto: i figli di Erode sono già grandi, i figli della sua prima moglie li ha fatti sgozzare lui, nessun allegro vagito tra le mura dello spietato e abile sovrano.
I magi riprendono il cammino, attoniti.
Lo stravolgimento del Natale continua: Gesù è riconosciuto da pagani che con tenacia cercano la verità e viene ignorato dal popolo della Promessa, questo sembra affermare l’ ebreo Matteo, scrivendo questo brano. Ed è il rischio che anche le nostre comunità cristiane corrono, quello di vedere dei non credenti incontrare Dio, e noi di restare a guardare.
Curiosi
I Magi sono l’ immagine dell’ uomo che cerca, che indaga, che si muove e segue la stella. La scienza e la fede non si oppongono, entrambe cercando un senso alla loro ricerca intellettuale, i Magi si trovano di fronte all’ assoluto di Dio, tanto più sconcertante quanto inatteso. Non fanno come Erode e i sacerdoti del Tempio che, pur “ sapendo” , restano ai loro posti. Per riconoscere Gesù occorre smuoversi, indagare, seguire, lasciarsi provocare, cercare. Dio si lascia trovare, certo. Ma da chi lo desidera, non da chi lo ignora. La fede non è solo “ sapere” (i dottori della legge conoscono la profezia di Michea!) ma (s)muoversi. Gerusalemme e Betlemme distano pochi chilometri: dai palazzi del potere religioso e politico, nessuno si prende la briga di andare a verificare, una distanza che diventa un abisso interiore. I Magi sono l’ immagine di tutti quegli uomini che, spinti dal desiderio e dalla sete della verità, hanno finito con l’ incontrare un “ segno” della presenza di Dio: una testimonianza, un avvenimento, una parola di un cristiano e, seguendolo, hanno scoperto il volto di Dio. Se, ahinoi, restiamo seduti sulla poltrona delle nostre incrollabili supposizioni, finiremo col lasciare la fede dietro di noi, col “ conoscere” il luogo dove Gesù è nato, come i sacerdoti del Tempio, ma non piegheremo mai le ginocchia, esterrefatti, davanti al prodigio di un bambino che è Dio.
Oro incenso e mirra
I Magi questo salto lo fanno, questo capitombolo della fede lo compiono. Cercatori, ora sono loro ad essere trovati. Vanno oltre, si fidano, e giungono davanti a una giovane e stupita coppia che accudisce il proprio primogenito. E offrono oro incenso e mirra. Oro, dono destinato ai re, incenso, resina odorosa destinata a Dio e… mirra? Regalo di pessimo gusto: la mirra è unguento usato anche per imbalsamare i cadaveri, regalo poco opportuno, non trovate? Nel bambino i Magi riconoscono il Re, il Dio, il Crocifisso. Non suscita tenerezza questo bambino, ma conversione e contraddizione. Così diverso dall’ idea di Dio che ci siamo fatti, come accade a Erode, questo bambino suscita violenza, un Dio così è da eliminare.
La Parola insiste, esagera, scardina, scuote: non veniamo giudicati dai risultati, dalla devozione, dalla coerenza, ma dal desiderio di andare oltre. E, per noi discepoli di lungo corso, che già abbiamo trovato (siamo stati trovati?), questa festa è un invito a superare le nostre certezze bonsai, per assumere lo sguardo di Dio. Natale sconcerta, illumina, interroga. Malgrado lo scempio che ne abbiamo fatto, riducendola a glicemica fiera dei buoni sentimenti, il mistero della piccolezza infinita di Dio che si restringe nel grembo acerbo di un’ adolescente ci riempie di quieta meraviglia, ancora fa scaturire dai cuori feriti calde lacrime di fiera consolazione.
Dio è diverso, amici.
Una vergine partorisce, un giovanotto semplice e generoso rinuncia ai suoi sogni per accudire ad una sposa e a un figlio non suoi, Dio nasce viandante, accolto in una grotta, solo dei personaggi ambigui, i pastori, si accorgono della sua nascita, due anziani devoti e scoraggiati, Simeone e Anna, riconoscono nel Tempio la luce delle nazioni e, oggi, sono gli atei i primi a riconoscere in quel bambino l’ Assoluto di Dio.
Magi e maghetti
I Magi non sono né tre né re, come recita il proverbio popolare; il nome “ magi” è vago, e richiama delle persone facoltose (possono assentarsi da casa per lungo tempo) dedite alla scienza degli astri, curiosi di verificare le loro teorie astrologiche. Teorie che non hanno niente a che vedere con i nostri oroscopi, per carità!, ma la consapevolezza quasi scientifica che ad eventi astrali corrispondano eventi terreni, ad esempio la nascita di un re. Non stupisce che questi curiosi e insaziabili personaggi si muovono a cercare il re alla corte di Erode, l’ evento astrale che hanno scoperto indica la Palestina come luogo della felice nascita. Ma accade l’ imprevisto: i figli di Erode sono già grandi, i figli della sua prima moglie li ha fatti sgozzare lui, nessun allegro vagito tra le mura dello spietato e abile sovrano.
I magi riprendono il cammino, attoniti.
Lo stravolgimento del Natale continua: Gesù è riconosciuto da pagani che con tenacia cercano la verità e viene ignorato dal popolo della Promessa, questo sembra affermare l’ ebreo Matteo, scrivendo questo brano. Ed è il rischio che anche le nostre comunità cristiane corrono, quello di vedere dei non credenti incontrare Dio, e noi di restare a guardare.

Curiosi
I Magi sono l’ immagine dell’ uomo che cerca, che indaga, che si muove e segue la stella. La scienza e la fede non si oppongono, entrambe cercando un senso alla loro ricerca intellettuale, i Magi si trovano di fronte all’ assoluto di Dio, tanto più sconcertante quanto inatteso. Non fanno come Erode e i sacerdoti del Tempio che, pur “ sapendo” , restano ai loro posti. Per riconoscere Gesù occorre smuoversi, indagare, seguire, lasciarsi provocare, cercare. Dio si lascia trovare, certo. Ma da chi lo desidera, non da chi lo ignora. La fede non è solo “ sapere” (i dottori della legge conoscono la profezia di Michea!) ma (s)muoversi. Gerusalemme e Betlemme distano pochi chilometri: dai palazzi del potere religioso e politico, nessuno si prende la briga di andare a verificare, una distanza che diventa un abisso interiore. I Magi sono l’ immagine di tutti quegli uomini che, spinti dal desiderio e dalla sete della verità, hanno finito con l’ incontrare un “ segno” della presenza di Dio: una testimonianza, un avvenimento, una parola di un cristiano e, seguendolo, hanno scoperto il volto di Dio. Se, ahinoi, restiamo seduti sulla poltrona delle nostre incrollabili supposizioni, finiremo col lasciare la fede dietro di noi, col “ conoscere” il luogo dove Gesù è nato, come i sacerdoti del Tempio, ma non piegheremo mai le ginocchia, esterrefatti, davanti al prodigio di un bambino che è Dio.
Oro incenso e mirra
I Magi questo salto lo fanno, questo capitombolo della fede lo compiono. Cercatori, ora sono loro ad essere trovati. Vanno oltre, si fidano, e giungono davanti a una giovane e stupita coppia che accudisce il proprio primogenito. E offrono oro incenso e mirra. Oro, dono destinato ai re, incenso, resina odorosa destinata a Dio e… mirra? Regalo di pessimo gusto: la mirra è unguento usato anche per imbalsamare i cadaveri, regalo poco opportuno, non trovate? Nel bambino i Magi riconoscono il Re, il Dio, il Crocifisso. Non suscita tenerezza questo bambino, ma conversione e contraddizione. Così diverso dall’ idea di Dio che ci siamo fatti, come accade a Erode, questo bambino suscita violenza, un Dio così è da eliminare.
DON PAOLO CURTAZ

RIVELATO A TUTTI GLI UOMINI…

Le chiese orientali celebrano oggi il giorno del Natale. E questo perché, fino al secolo terzo o quarto, questo era il giorno del Natale per tutta la chiesa. Sottolineiamo questo per considerare che né il 25 dicembre “è” Natale, nel il 6 gennaio “è” Epifania. Natale ed Epifania non sono “fatti” nudi e crudi, storici, che ricorrono precisamente in questi giorni. Nell’Epifania non celebriamo un fatto, ma una dimensione, la dimensione della “manifestazione fatta ai gentili” che riguarda il mistero di Gesù. Quello dei magi non è un fatto che celebriamo, ma un simbolo che ci ricorda una dimensione.
Nella seconda lettura, dei tre capitoli che compongono la lettera agli efesini, i primi tre presentano l’opera salvifica di Gesù Cristo come un dono gratuito di Dio per tutti i popoli. Gli ultimi tre sono esortazioni della vita cristiana. Questi versetti che abbiamo appena letto sottolineano un aspetto fondamentale della solennità dell’Epifania: Cristo è nato tra noi per far conoscere l’amore di Dio e la sua salvezza a giudei e pagani, senza distinzione di razza né di condizione. Ora noi, cristiani, cattolici, non possiamo tornare ad essere fanatici esclusivisti, che condannano tutti quelli che non credono. La nostra responsabilità è quella di far conoscere, come fece Paolo, il “mistero”, cioè il piano di Dio, di salvezza universale, come un dono offerto a tutti gli uomini e le donne del mondo.
I racconti della nascita del Messia, nei due primi capitoli del suo Vangelo, presentano il mistero di Gesù nella visione peculiare di Matteo, come compimento delle promesse dell’Antico Testamento: egli è il figlio di Davide, il figlio di Abramo, come leggiamo nella genealogia, cioè, il Messia, e la benedizione per tutti i popoli. Egli è l’annunciato dai profeti (cfr. Le cinque citazioni profetiche del compimento in 1,22-23; 2,5-6.15.17-18.23). Egli sarebbe un nuovo Mosè la cui nascita fu annunciata da un astro risplendente, perseguitato dal faraone d’Egitto che mandò ad uccidere i bambini ebrei, come leggiamo anche nel Libro dell’Esodo e nei suoi commenti giudaici (i midrash). Gesù personifica il vero Israele, figlio di Dio, “chiamato” dall’Egitto, cioè liberato, accompagnato dalla mano di Dio. Anche per Matteo – e per il senso classico di questa liturgia dell’Epifania – la venuta dei magi per visitare il bambino Gesù sarebbe un simbolo del destino universale di tutti i popoli ad incorporarsi un giorno, nel futuro, al cristianesimo… Perciò la festa dell’Epifania era una festa “missionaria”, universalista, super cristiana.
In un tempo come il nostro, radicalmente segnato dal pluralismo religioso ed in modo crescente anche dalla teologia del pluralismo religioso, il senso di ciò che è “missionario” e della “universalità cristiana” sono cambiati radicalmente. Fino ad ora, in troppi casi, missione era sinonimo di proselitismo, di “convertire al cristianesimo” (per noi al cattolicesimo) i “gentili”; e la “universalità cristiana” era sentita come la centralità del cristianesimo: eravamo la religione centrale, l’unica voluta da Dio e pertanto il destino dell’umanità. Tutti i popoli (universalità) erano destinati ad abbandonare le loro religioni e a diventare cristiani… Oggi tutto questo è cambiato, sebbene molti cristiani (e persino molti pastori) non se ne sono accorti. Oggi è un buon giorno per presentare questa sfida e per approfondirla. Non sprechiamo questa opportunità per attualizzare la nostra visione su questi temi.
Dio, per mezzo di Gesù, si fa conoscere a tanta gente; non solo al popolo eletto, ma a tutti i popoli, rappresentati dai magi dell’oriente. Ho questo stesso sentimento di universalità che ha Dio, o credo che solo io ho ragione; che solo noi conosciamo Dio e siamo nella verità? Pensiamo forse talvolta che solo la nostra religione sia vera, mentre le altre “false”?
– Il simbolo dell’Epifania (magi dell’oriente venuti ad adorare Gesù) è un simbolo un’elaborazione teologica del “Vangelo dell’infanzia” di Matteo, realizzata in quel contesto che fu la genesi del nuovo testamento, contesto di confronto della comunità cristiana con il mondo, contesto di espansione forzata, di evangelizzazione missionaria. E’ facile fare di questo simbolo un interpretazione nel senso del “inclusivismo”… o persino nel senso del “esclusivismo”, come se “fuori del cristianesimo non ci fosse salvezza”. Oggi, con una visione più ampia e dopo il Concilio Vaticano II, che ci ha detto parole positive e ottimiste sul valore salvifico delle altre religioni, disponiamo di altre interpretazioni più aperte. Discutiamo su queste.
– La salvezza di Dio offerta in Gesù è universale, come lo è la salvezza che Dio offre al di fuori del cristianesimo, attraverso le religioni dei popoli. Dio è lo stesso nonostante la molteplicità dei suoi nomi o la diversità delle religioni. Per questo i magi adorano Gesù senza essere cristiani e per questo noi cristiani possiamo partecipare delle ricchezze religiose di tutta l’umanità. Tutto ciò che viene da Dio appartiene ai suoi figli, a tutti i suoi figli. Perciò deve esserci dialogo e pace tra le religioni… E’ un argomentazione corretta?
– L’Epifania di Gesù, la sua manifestazione a tutta l’umanità, significa che ci sono più “popoli di Dio”. Continuiamo ad identificare il “popolo di Dio” con la chiesa cattolica o con il cristianesimo? E’ corretta quest’identificazione? Perché? Chi sarebbero questi “popolo di Dio”?
– Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato che la manifestazione di Dio in Gesù non è l’unica. Dio si è manifestato in molti modi anche agli altri popoli (eb1,1). Quali cambiamenti di atteggiamento e persino di linguaggio implica questa “scoperta”? Quali cambiamenti implica nei fondamenti della missione, dell’evangelizzazione ai popoli non cristiani?
Mon. Oscar Romero

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